Tanja Palmunen e Kimmo Parhiala sono due urbex finlandesi, impegnati a documentare moltissimi luoghi abbandonati del nord Europa. Conosciuti come “Abandoned Nordic”, le loro fotografie hanno rapidamente conquistato una buona notorietà su Instagram, dove condividono le proprie immagini. Le fotografie dell’esplorazione sottostanti sono relative alla prigione dell’Ex Unione Sovietica del lago Rummu, un bacino poco profondo nei pressi dell’omonima città. Qui era presente un campo di prigionia e lavoro, dove i detenuti scavano la pietra calcarea per ottenerne materiale da costruzione. La prigione aprì i battenti durante gli anni ’30, ma fu soltanto negli anni ’40 che vennero costruite le prime celle.

L’edificio inizialmente non era circondato dall’acqua, ma era ovviamente a terra. Quando l’Estonia riacquistò l’indipendenza nel 1991, sia la prigione sia la cava furono abbandonate e l’acqua sotterranea, che prima veniva pompata verso le coltivazioni più a valle, allagò la cava, sommergendo buona parte della prigione e lasciando soltanto il primo piano fuori dall’acqua.

I due esploratori hanno avuto diverse difficoltà nell’affrontare la documentazione del luogo. Se la profondità è relativamente bassa, dai 6 ai 10 metri di media, le gelide acque del lago sono state un vero problema per l’immersione subacquea. Nonostante la muta stagna, il freddo rende comunque difficilissimo riuscire a fare attività come fotografare le celle o illuminare le diverse parti dell’edificio.

Kimmo Parhiala spiega che immergersi in edifici sommersi in un lago poco profondo è particolarmente difficile per il fotografo. “Devi regolare le impostazioni della fotocamera e concentrarti sulla galleggiabilità, in modo da non toccare il fondo e rovinare la visibilità, il tutto a temperature di 3/4°C“.

Sopra il pelo dell’acqua sono visibili le pareti dell’edificio principale, ma sotto la visuale è completamente diversa: “Accanto all’edificio principale si notano altre costruzioni più piccole, completamente sommerse. Questi sono interamente coperti di muschio e detriti, e all’interno di vedono le antiche mura che impedivano ai detenuti di fuggire. E’ una strana sensazione sorvolarle quegli ostacoli senza alcuna resistenza“.

Sotto, la prigione visibile su Google Maps:

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...