La furia di Vlad III “l’Impalatore” contro gli Ottomani

Chissà cosa passava per la testa a Vlad e al fratello Radu nelle ore in cui infuriava la battaglia di Varna, il 10 Novembre del 1444. Loro non erano presenti sul campo di battaglia, ma furono in (minima) parte influenti nel deciderne gli esiti. Vlad aveva appena 13 anni all’epoca, non era ancora un guerriero e nemmeno “l’impalatore”, come sarà chiamato decenni dopo la sua morte, ma era stato inviato come ostaggio insieme al fratello Radu “il Bello” (cel Frumos in romeno)  presso la corte ottomana.

I due “Dracul” (un epiteto da intendere in romeno come “Il Diavolo”, Drac-diavolo ul-il, che derivava loro dall’appartenenza all’ordine cavalleresco del Drago) erano alla corte ottomana perché il padre, Vlad II, tentava di reggere il suo fragile dominio sulla piccola Valacchia, giostrandosi fra accordi e concessioni ai Turchi.

Il problema però era radicale:

La Valacchia faceva parte del mondo cristiano, contrapposto ai Turchi Ottomani

Sotto, il video racconto dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:

Vlad e Radu erano ostaggi mentre a Varna si combatteva una battaglia campale, episodio finale della Crociata indetta da Papa Eugenio IV contro il Sultano Murad II. Sul campo di battaglia non si trovava il padre dei due ragazzi, Vlad II, ma Mircea II, loro fratello e figlio primogenito del “Drago”.

Bene quel 10 Novembre 1444 i due ragazzi dovettero sudare parecchio freddo. E se non lo fecero avrebbero dovuto. Mircea era sul campo di battaglia con un manipolo di uomini, circa 4.000 soldati, quando fu raggiunto da un messaggio di Murad II.

Lascia il campo di battaglia o torturerò e ucciderò i tuoi fratelli

Qualche tempo prima i figli del despota serbo Đurađ Branković, ostaggi anch’essi presso la corte ottomana, erano stati accecati con dei ferri roventi. La loro colpa? Aver pensato, forse, alla fuga. E’ facile immaginare quale sarebbe stato il destino dei due Draculesti nel caso in cui Mircea avesse continuato a combattere nella battaglia di Varna.

Una rappresentazione del 1564 della battaglia di Varna.

Le truppe della Valacchia lasciarono il campo, la battaglia di Varna fu vinta dalle forze ottomane, comunque superiori in numero di almeno tre volte rispetto alla coalizione cristiana, e Vlad e Radu non furono né accecati né torturati. Mircea lasciò il campo per salvare i due fratelli o per evitare una probabilissima sconfitta? Noi questo non possiamo saperlo, ma la conclusione fu comunque positiva. A volte pensiamo a Vlad l’Impalatore come un uomo spietato, ma avere 13 anni ed esser già al centro di dispute di questo tipo potrebbe aver creato un qualche tipo di trauma. Immaginiamo oggi un tredicenne al centro di una cosa del genere…

Le Origini

E ora facciamo diversi passi indietro per ripercorrere da capo la storia di Vlad Tepes, Voivoda di Valacchia, l’Impalatore celebre a livello letterario per essere l’ispirazione de “il Conte Dracula”.

Per spiegare la vita e le azioni di Vlad partiamo dalla sua mamma. Partiamo dalla mamma perché non abbiamo la minima idea di chi fosse. Il detto latino recita “Mater semper certa, pater incertus”, ma nel medioevo non era così, era il padre colui che contava, soprattutto se era un uomo di potere. Forse fu una principessa moldava, Cneajna (figlia di Alessandro “il Buono”, Principe di Moldavia), oppure una delle tante amanti che Vlad II portava con sé. In realtà la questione è irrilevante, mentre è molto più rilevante capire in quale contesto politico nacque Vlad Tepes. Il futuro Vlad III forse nacque nel 1431 a Sighisoara, in Transilvania, ma anche questa è una supposizione degli storici. Non abbiamo la minima idea né della data né del luogo di nascita del futuro “impalatore”, e questi vengono desunti solo dagli spostamenti del padre che ci sono noti. Un po’ poco per giudicarli come storia certa, ma sono gli unici indizi che abbiamo.

La casa nella piazza principale di Sighișoara dove visse Vlad Dracul all’inizio degli anni Trenta del Quattrocento. Fotografia di Cezar Suceveanu condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia

Sia come sia, Vlad nasce e si trova al centro di un mondo intricatissimo, in cui religione e politica sono causa di guerre praticamente perenni. La Valacchia è un territorio che oggi fa parte della Romania, all’epoca principato indipendente confinante a Nord con la Transilvania e a Est con la Moldavia. Il vicino “scomodo”, però, era a sud, nell’attuale Bulgaria, che all’epoca faceva parte dell’Impero Ottomano.

Ora è facile immaginare come la Valacchia fosse poco rilevante come territorio, ma diventava importante nell’ottica della guerra che imperversava fra i turchi musulmani e gli ungheresi cristiani. Nel XV secolo gli Ottomani erano in guerra con tutta l’Europa cristiana, e uno dei fronti caldi era quello dell’Ungheria. Per arrivare a dar battaglia gli ottomani dovevano attraversare Valacchia e Transilvania, e in quest’ottica avere uno stato non ostile attraverso cui passare era cruciale per non subire perdite.

E qui Vlad II diventa importante perché si impegna a rimanere neutrale e a non provocare il vicino muscoloso, l’Impero Ottomano

Il problema era che lo stesso Vlad II aveva ricevuto il trono di Valacchia, nel 1431, grazie al supporto dell’Imperatore Sigismondo di Lussemburgo, Re d’Ungheria, che lo aveva protetto e finanziato. Insomma Vlad II è fra due fuochi, tenta di tener buono il sultano, con cui stringe un trattato di alleanza nel 1436, e di non andare in guerra con gli amici ungheresi, che lo avevano messo sul trono.

I Draculesti si trovano fra l’incudine e il martello, dove ogni sbaglio può risultare decisivo

In questa situazione Vlad cresce e matura prima a Sighisoara, la città della Transilvania dalla quale il padre controlla la Valacchia aspettando il momento propizio per impossessarsi del Principato, e poi a Târgoviște, in Valacchia, una volta che il padre è divenuto Voivoda (principe). Ma la pace è momentanea. Nel 1442 gli Ottomani puntano alla Transilvania passando dalla Valacchia. Vlad II scorta le truppe del Sultano ma gli Ungheresi respingono i turchi e puntano a loro volta sulla Valacchia, insediando un loro Voivoda, Basarab II. Vlad II è costretto alla fuga. Gli ottomani prima lo accolgono, poi lo arrestano e infine lo liberano per rimetterlo al suo posto in Valacchia.

Meglio un Voivoda infido che uno allineato agli ungheresi

Vlad III ostaggio ad Adrianopoli

Murad II, Sultano dell’Impero Ottomano

Nell’estate del 1444 Vlad II invia alla corte di Murad II Vlad e Radu il Bello come ostaggi, e i due ragazzi crescono quindi all’ombra del potente Sultano. Vengono educati come due turchi, ma in cuor loro si sentono cristiani. Imparano il turco e sono circondati dai privilegi della corte ottomana ad Adrianopoli, ma non solo. Durante il soggiorno ottomano i due fratelli Dracul conoscono il futuro sultano, Maometto II loro coetaneo, l’uomo che pochi anni dopo conquisterà Costantinopoli e sposterà la capitale nella città della Sublime Porta. Conoscono Maometto e Vlad sviluppa un’antipatia per lui, un conflitto “freddo”, come lo definiremmo oggi, che avrà serie ripercussioni in futuro. Al contrario Radu, fratello di Vlad, sviluppa grande simpatia per Maometto II, una simpatia forse complicata da una relazione omosessuale, che porterà Radu a diventare una spina nel fianco di Vlad, ma questo lo vedremo fra poco.

Vlad II e Mircea assassinati

Spostiamoci un paio di anni dopo la battaglia di Varna e andiamo al 1446. I rapporti fra l’Ungheria Cristiana e l’Impero Ottomano sono come sempre tesissimi. Nel mezzo si trova la Valacchia, guidata dal Voivoda Vlad II, padre di Vlad III, il nostro “Dracula”. A sud governa l’Impero Ottomano Murad II, a nord in Ungheria János Hunyadi, il Cavaliere Bianco, uno dei condottieri cristiani più celebri del Medioevo e una figura talmente complessa da meritare un approfondimento a parte. Per ora però possiamo fare qualche accenno per capire il suo ruolo nella nostra storia. Hunyadi ha diverse questioni in sospeso con i Dracul, che fanno il doppio gioco e inevitabilmente hanno dato parecchio fastidio agli ungheresi.

János Hunyadi

Prima di tutto aveva rischiato di essere ammazzato dopo la sconfitta della Battaglia di Varna, quella in cui Mircea si ritira dopo la minaccia dell’uccisione dei fratelli giunta da Adrianopoli. E’ proprio Mircea che tenta di addossare la colpa della sconfitta al Cavaliere Bianco, che riesce a rifugiarsi in Transilvania e si salva, forse per la leggenda legata al suo nome, forse perché i transilvani temono la vendetta degli ungheresi.

Ma János Hunyadi non era certo uno che lasciava correre

L’anno dopo, nel 1447, alla testa dei cavalieri ungheresi attacca il piccolo principato della Valacchia. Vince con facilità la battaglia contro le esigue forze del Voivoda, tortura e uccide Mircea, che muore accecato e sepolto vivo a Târgoviște, e dà la caccia a Vlad II. Questi tenta un’ultima fuga verso il territorio turco, ma non ce la fa.

Le forze cristiane lo raggiungono, lo intercettano vicino a Bucarest e lo decapitano

Il doppio gioco di Vlad II è finito e sul trono di Valacchia sale Vladislav II. Quest’ultimo è un sovrano ormai dimenticato ma importante ai fini della nostra storia, teniamolo a mente.

Vladislav II di Valacchia

Vlad III conquista la Valacchia

Gli ottomani non possono accettare di avere ai propri confini un sovrano cristiano apertamente schierato con l’Ungheria, e decidono di liberare Vlad III Tepes, che all’epoca aveva 15 / 16 anni al massimo, e fornirlo di un piccolo contingente militare in grado di approfittare della situazione bellica che sconvolge la zona. Vlad arriva in Valacchia poco dopo la disfatta di János Hunyadi nella Seconda Battaglia del Kosovo, scalza Vladislav II e si insedia come nuovo voivoda. Lo fa in una Târgoviște quasi deserta, completamente sguarnita di soldati, tutti impegnati con Hunyadi contro gli ottomani.

Ma questo primo regno avrà vita brevissima

Due mesi dopo l’insediamento di Vlad il voivoda precedente, Vladislav II, riesce a metterlo in fuga e a riconquistare il trono di Valacchia. L’operazione militare non è difficile perché le guarnigioni turche a protezione del giovanissimo Dracul sono davvero esigue. Questo è il momento cruciale della nostra storia, il fulcro sul quale si basa tutto il resto della vicenda.

La riconciliazione con János Hunyadi

Vlad III prima ripara in Moldavia presso la corte di Alexăndrel II, suo lontano parente, ma nel 1451 è costretto a lasciare il paese e decide di andare in Ungheria da János Hunyadi, colui che aveva appoggiato Vladislav II, l’uomo che aveva ucciso suo padre e suo fratello e che poteva rivelarsi il suo carnefice.

E qui la storia degli uomini ha il magnifico vizio di dimostrarsi più complessa di quanto ci si possa attendere

Hunyadi non solo non fa uccidere o imprigionare Vlad III, ma si riconcilia con lui e lo nomina consigliere a causa della grande conoscenza del ragazzo dell’Impero Ottomano. Vlad si trova così a corte con un grande condottiero cristiano che ha fatto della lotta al mondo ottomano la propria missione di vita. Si trova lì dopo aver passato anni ad Adrianopoli con il Sultano, parlando fluentemente turco e conoscendo tecniche e tattiche militari ottomane.

Alla corte ungherese Vlad inizia a combattere nel modo che ne caratterizzerà le fortune successive, compiendo rapide incursioni in territorio ottomano e affrontando i nemici dell’Ungheria.

L’occasione di Vlad III per tornare a capo della Valacchia non tarda ad arrivare. Nel 1454, un anno dopo la conquista di Costantinopoli e quindi già sotto il nuovo sultano, Maometto II, le forze turche e cristiane si trovano schierate a parti contrapposte nella battaglia di Smederevo, in Serbia, dopo che Maometto aveva assediato e saccheggiato tutta la zona. Il cavaliere Bianco riesce a vincere la battaglia e Vlad III si distingue per coraggio ed incisività. Gli ottomani sono messi in fuga, la città di Smederevo è liberata e Vlad viene nominato, ma solo formalmente, voivoda della Valacchia, anche se deve attendere 2 anni per tornare a capo della sua regione.

L’occasione di diventare effettivo Voivoda avviene nel 1456, dopo la battaglia di Belgrado. Ottomani e Ungheresi se le danno di santa ragione, Hunyadi muore nell’accampamento ungherese, ucciso dalla peste, e Vlad III raggiunge la Valacchia, dove uccide Vladislav II e diventa a tutti gli effetti il nuovo Voivoda.

Il Regno di Vlad 1456/1462

Il dominio di Vlad Dracul sulla Valacchia dura soltanto sei anni, ma è un periodo di intense riforme e cambiamenti. All’inizio Vlad III deve sottostare agli accordi presi dal padre Vlad II con Murad II, il sultano precedente, e quindi recarsi alla capitale Ottomana, spostata nel frattempo da Adrianopoli a Costantinopoli, e portare un tributo ai turchi corrispondente a 10.000 ducati e 500 reclute per forze ottomane. Poi deve acconsentire al passaggio delle truppe turche dal territorio della Valacchia e in genere assecondare il volere del nuovo sultano Maometto II, presso il quale risiede ancora il fratello Radu.

Ma Vlad III è tutt’altro che intenzionato a compiacere il Gran Turco a lungo

Nel 1459 seda una serie di rivolte interne dei Boiari di Valacchia, ordinando fra gli altri il “Massacro della Pasqua di Sangue di Târgoviște”, il massacro di Brașov e Făgăraș, dove finiscono impalati tutti i seguaci degli usurpatori del regno di Vlad. Dopo aver ristabilito l’ordine interno il Voivoda di Valacchia stringe un’alleanza con Mattia Corvino, figlio di János Hunyadi e sovrano d’Ungheria. Corvino aveva estremo bisogno del cuscinetto della Valacchia da frapporre fra sé e l’Impero Ottomano, e manda in sposa a Vlad una sua cugina, Ilona Szilágyi.

La guerra contro gli Ottomani

Ed è proprio Mattia Corvino che costituisce il cardine della strategia di Vlad contro Maometto II. Il sovrano ungherese nel 1459 si reca a Roma da Papa Pio II e riceve l’investitura per una nuova crociata contro gli ottomani, ma soprattutto riceve 40.000 monete d’oro, sufficienti a comprare navi da guerra e ad allestire un grosso esercito.

Mattia Corvino ritratto da Andrea Mantegna

Vlad allora sfida apertamente il sultano. Dapprima non paga il tributo per almeno tre anni di seguito, poi fa decapitare i messaggeri (capeggiati dal greco Thomas Katabolinos) arrivati a chieder ragione del mancato versamento della tassa.

E’ Guerra

Maometto II all’inizio non si muove di persona. Incarica Hamza Pasha di andare a riscuotere il tributo e catturare Vlad dopo che questi ha attraversato il Danubio, se possibile anche di passarlo a fil di spada. Se oggi noi chiamiamo Vlad “l’Impalatore”, però, un motivo ci sarà, e non solo perché impalava i boiari Valacchi che si ribellavano. Hamza Pasha viene sorpreso con 1.000 cavalieri, il suo manipolo di uomini viene sconfitto e tutti finiscono impalati, e Hamza Bey finisce impalato più in alto di tutti come tributo d’onore perché è il comandante delle truppe.

Una xilografia raffigurante Vlad Țepeș pubblicata a Norimberga nel 1488 sul frontespizio del pamphlet Die geschicht dracole waide

Ma Vlad non si ferma, ormai anche lui conduce una crociata contro gli ottomani come aveva fatto qualche tempo prima il suo maestro, il Cavaliere Bianco. Per vendetta contro Maometto II, che aveva tentato di farlo assassinare, nel 1462 si infiltra nei territori dell’Impero Ottomano lungo il Danubio, devasta villaggi e castelli, massacra donne, uomini e bambini. Le parole di Vlad III descrivono perfettamente le sue incursioni:

Ho ucciso contadini, donne, vecchi e giovani che vivevano a Oblucitza e Novoselo, dove il Danubio sfocia nel mare, fino a Rahova, che si trova vicino a Chilia, dal basso Danubio fino a luoghi come Samovit e Ghighen. Abbiamo ucciso 23.884 turchi senza contare quelli che sono stati bruciati vivi nelle loro case o quelli le cui teste sono state tagliate dai nostri ufficiali… Così, vostra altezza, deve essere noto che io ho rotto la pace con lui (Sultano Maometto II)

Maometto II naturalmente non può più stare a guardare e decide una controffensiva su larga scala. Cosa potrà mai il piccolo territorio della Valacchia contro la forza dell’Impero Ottomano, contro la potenza di colui che ha conquistato l’ultimo vessillo dell’Impero Romano d’Oriente? E invece…

Maometto II ritratto nel XV secolo

Il sultano si muove con 150.000 soldati e un numero imprecisato di uomini al seguito, fra cui anche Radu il Bello, fratello di Vlad III e forse amante di Maometto, insieme al Sultano da quando era ostaggio per garantire la fedeltà del padre Vlad II. Dove passa l’esercito le fattorie si svuotano e i campi vengono depredati di tutte le risorse. Vlad invece può contare su un numero molto inferiore di effettivi, 30 mila, 35 mila al massimo, ma ha affinato diverse tecniche di guerriglia e inizia a logorare il nemico con la tattica della terra bruciata. L’attacco più famoso avviene nella notte fra il 17 e il 18 Giugno nei pressi di Târgoviște, una sortita che aveva lo scopo dichiarato di decapitare la testa del drago:

Uccidere Maometto II

Maometto II ritratto da Paolo veronese

I Valacchi attaccano l’accampamento Ottomano e fanno una strage, uccidendo al minimo 15.000 uomini e ritirandosi con un bottino considerevole, allontanati da una carica di cavalleria.

La battaglia con le torce – Theodor Aman (1831-1891). Vlad l’Impalatore assalta il campo del sultano Maometto II

Maometto è ancora vivo, ma quella sortita ne sconvolgerà i sogni per gli anni a venire. Il sultano nei giorni seguenti attacca comunque Târgoviște, che conquista senza colpo ferire perché lasciata vuota, ma non riesce a catturare Vlad III e nemmeno a fiaccare la resistenza, anzi.

Trovano le foreste vicino alla città piene di persone impalate, condannati a morte e prigionieri straziati dalla tortura di Vlad

Fra questi ci sono anche donne e bambini, uno spettacolo che lascia senza parole i soldati ottomani.

Maometto decide quindi di tornare a Costantinopoli e lascia Radu in Valacchia con un contingente di soldai e una grossa quantità di denaro, con lo scopo di scovare il fratello, ucciderlo e insediarsi al suo posto come Voivoda.

Radu il Bello

Vlad vince due battaglie contro il contingente di ottomani guidato dal fratello, ma quest’ultimo ha una potente arma nelle tasche:

Il denaro del Sultano

Radu corrompe i nobili Valacchi promettendo denaro e vantaggi per tutti, e le forze dell’Impalatore si assottigliano. Vlad è costretto a ritirarsi sui Carpazi, sperando che Mattia Corvino lo avrebbe poi aiutato a riconquistare il trono. Radu riesce a impossessarsi della fortezza di Poenari, storica residenza di “Dracula”, e si insedia come nuovo Principe di Valacchia, ormai annessa all’Impero Ottomano. E’ bene specificare che Vlad si ritira non certo per demeriti militari ma a causa della mancanza di risorse e del tradimento dei Boiari, che negli anni precedenti erano stati vessati dalla sua politica radicale e che ora vedono in Radu un padrone molto più condiscendente.

Fortezza di Poenari in Romania, fotografia di L.Kenzel  condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia

La prigionia (1462-1474)

Il voivoda decaduto lascia quindi il posto al fratello, ma le sue stragi di ottomani vengono celebrate in tutto il mondo cristiano. Con questa premessa si potrebbe pensare che, al momento del suo arrivo in Ungheria, Mattia Corvino lo accolga a braccia aperte. Mattia si reca in Transilvania nel novembre del 1462. I negoziati tra Corvino e Vlad durano per settimane, ma Corvino non vuole muovere guerra contro l’Impero Ottomano. Vlad finisce in carcere per 12 anni con l’accusa di aver tradito il Regno d’Ungheria, che non voleva esser coinvolto in uno scontro contro l’Impero Ottomano.

Ma Corvino aveva preso parecchio denaro dal Papa per combattere contro gli Ottomani

Per dare spiegazione della prigionia di Vlad a papa Pio II e ai veneziani (che a loro volta avevano inviato denaro per finanziare una campagna contro l’Impero Ottomano), Corvino presenta tre lettere e afferma siano state scritte da Vlad. Le missive riportano la data del 7 novembre 1462 e sono indirizzate a Maometto II, a Mahmud Pasha, e a Stefano di Moldavia. Il testo afferma che Vlad si offre di unirsi alle forze del sultano contro l’Ungheria se Maometto lo avesse rimesso sul trono Valacco. La maggior parte degli storici concorda sul fatto che i documenti siano stati falsificati per giustificare la prigionia di Vlad di fronte agli occhi del mondo cristiano.

Possibile ritratto di Vlad III

Negli anni seguenti la Valacchia cambia continuamente Voivoda. Prima è Radu il Bello, dal 1462 al 1473, poi Basarab Laiotă il Vecchio nel 1473, poi torna Radu al comando e poi ancora Basarab Laiotă il Vecchio, che si alternano per 3 volte nel 1474. Se Radu è sostenuto dagli Ottomani Basarab è sostenuto dai Moldavi, che tentano di governare nella regione. Sia come sia Radu nel 1475 muore, forse per cause naturali, e Basarab gli succede.

Basarab Laiota

L’ultimo regno di Vlad III

Basarab però decide di sottomettersi agli ottomani, un affronto che Stefano di Moldavia non può accettare. Nel 1475 il Voivoda moldavo scrive a Mattia Corvino chiedendogli di liberare Vlad III per dare il via a una nuova guerra contro gli Ottomani. Mattia libera il principe impalatore ma non gli fornisce alcun supporto, e Vlad raggiunge la Transilvania. Dracul a questo punto si trova impegnato su diversi fronti militari. All’inizio del 1476 raggiunge la Bosnia e fa strage di ottomani fra Srebrenica, Kuslat e Zvornik, ma non si accontenta di impalare i soldati:

Fa impalare anche i civili che erano condiscendenti al dominio ottomano della regione

Vlad Țepeș in un affresco del Castello Esterházy (XVII secolo)

Nel mentre Maometto II non sta con le mani in mano e invade la Moldavia, e il 26 luglio del 1476 sconfigge Stefano nella battaglia di Valea Albă, ma il sapore della vittoria si esaurisce prestissimo. Stefano e Vlad, a capo di un contingente eterogeneo fra moldavi valacchi, transilvani e ungheresi, attacca la Moldavia e costringe il sultano a revocare l’assedio alla fortezza di Târgu Neamț. E’ la fine di Agosto, e poco dopo le forze cristiane si spostano in Valacchia.

Stefano il Grande Voivoda di Moldavia

La regione viene riconquistata da Stefano V Báthory, Voivoda di Transilvania, il quale mette in fuga Basarab, che non si lascia coinvolgere in una battaglia e scappa verso i territori dell’Impero Ottomano, salvandosi la vita. Il 26 Novembre 1476 Vlad si insedia come nuovo Voivoda, ma il suo regno dura pochissimo. Poche settimane dopo Basarab si ripresenta in Valacchia con alle spalle un corposo contingente di soldati ottomani, circa 4.000 uomini, che riescono a massacrare l’esercito di Vlad e a uccidere il Principe Valacco.

Stefano Bathory, Voivoda di Transilvania, alleato di Mattia Corvino, Stefano di Moldavia e Vlad III. Fotografia di Ana Maria Catalina via Wikipedia

Non si conoscono i dettagli della sua morte ma probabilmente fu ucciso in battaglia, anche se alcuni storici sostengono che venne ucciso per sbaglio dalle sue truppe perché vestito come un soldato ottomano, parte delle tattiche di guerriglia che avevano contribuito a crearne il mito. Il luogo di sepoltura è completamente sconosciuto, forse il Monastero di Snagov in Romania.

L’eredità del Principe delle Tenebre

In questa lunghissima disamina della vita di Vlad III l’Impalatore abbiamo visto nel dettaglio le sue campagne militari, la durezza di una vita passata in guerra o prigioniero, sin da quando era un bambino ostaggio alla corte del Sultano, la convinzione di Vlad III di aderire alla causa cristiana contro Maometto II. Di Dracul è interessante chiedersi: cosa resta oggi, e quanto di quel che pensiamo è supportato da effettivi resoconti storici?

Vlad ritratto come Ponzio Pilato nel 1463

Vlad fu un sovrano radicale, abituato a punire in modo severissimo chi lo avversava, ma fu anche autore di grandi riforme che andavano contro il potere dei boiari e a favore del popolo valacco. E’ celebrato in Romania come un grande del passato, fu celebrato dal Papa e dal mondo cristiano per i suoi massacri di turchi, ma viene ricordato soltanto come un impalatore spietato, ispirazione per il Conte Dracula di Bram Stoker.

Vlad Tepes fu certamente un comandante e un condottiero capacissimo, un uomo che utilizzò tortura e terrore per governare con pugno di ferro. Probabilmente fu più duro di altri comandanti coevi, ma la situazione politica in cui si trovò a operare non gli lasciava altra scelta. Non volendo tentare il doppio gioco (come aveva fatto il padre prima di lui) si schierò apertamente col mondo cristiano, accettandone le conseguenze e non rinnegando mai la sua scelta. Fu un uomo del suo tempo, più spietato forse, ma soprattutto più coerente di molti altri suoi contemporanei.


Pubblicato

in

,

da