15 Agosto 1955. Sulla Route 40 degli Stati Uniti, a Ellicott City nel Maryland, aprì “Enchanted Forest”, la Foresta Incantata, che sarebbe diventato un punto di riferimento per il divertimento dei più piccoli per quasi quarant’anni. Un mese prima, il 17 luglio, Walt Disney aveva inaugurato Dysneland California.

L’entrata di “Enchanted Forest” nel 1987. Autore: ConneeConehead101, licenza CC BY-SA 3.0

All’interno della Foresta Incantata il parco aveva tutto il necessario per far sognare i bambini. L’atmosfera era fiabesca, ma nei primi giorni di apertura non aveva nulla che assomigliasse a corse meccaniche o a strutture moderne, concentrando l’attenzione su ambientazioni da fiaba animate da lettori e attori che affascinavano i più piccoli.

Alcuni bambini nel 1972. Autore Jose Behar licenza CC BY-SA 3.0

Tra le attrazioni ricreate nel parco c’erano il Castello di Cenerentola, Alice nel Paese delle Meraviglie, Jungleland Safari e molti altri. Se all’inizio il parco si sviluppava su 20 acri, col passare degli anni crebbe rapidamente a 50 acri di area giochi, in grado di accogliere senza difficoltà i circa 300.000 visitatori annui.

La famosa “Willie the Whale”. Autore Matt Billings licenza CC BY 2.0

La Foresta Incantata accoglieva bambini di molte fasce d’età, che potevano stare con Cappuccetto Rosso o Mamma Oca durante i compleanni e le visite occasionali, al costo di 50 centesimi di dollaro per i bambini e di 1 dollaro per i genitori.

L’insegna della “foresta incantata”. Autore Forsaken Fotos licenza CC BY 2.0

L’industria dell’intrattenimento familiare non è nata in un periodo breve. Si è trattato di un lungo processo che ha dovuto attraversare diverse fasi prima che fosse abbastanza maturo e l’economia abbastanza stabile da svilupparne tutto il suo potenziale. Fra le realizzazioni più bizzarre si ricorda Holy Land, il parco a tema religioso abbandonato nel Connecticut. Negli Stati Uniti la classe media diventava finanziariamente più forte a causa dell’espansione dell’economia postbellica, e gli imprenditori assecondarono i nuovi desideri dei “baby boomers”, che crescevano rapidamente e volevano un mondo di divertimenti da sogno.

La “foresta incantata” nacque in un periodo ancora buio per il razzismo americano, ma la proprietaria, Mrs. Geraldine C. Harrison, non consentì discriminazioni al suo interno

La casa perduta dei dolci. Autore Forsaken Fotos licenza CC BY 2.0

Col passare degli anni la tecnologia e la meccanica evolsero in modo vertiginoso, e il piccolo parco del Maryland rimase fermo alle sue semplici attrazioni. I grandi parchi a tema in California e in Florida, uniti alla diffusione dei voli aerei, svilupparono un turismo differente, e la “Foresta Incantata” andò incontro a un rapido declino.

Una struttura a forma di castello abbandonata. Autore Forsaken Fotos licenza CC BY 2.0

Nel 1988 la proprietà vendette per 5 milioni di dollari le strutture, ma soprattutto il terreno, alla JHP Development, che chiuse il parco l’anno seguente. Al posto delle giostre furono costruiti un centro commerciale e un parcheggio, lasciando soltanto una porzione del parco ancora intatto.

All’interno di una delle strutture. Autore Forsaken Fotos licenza CC BY 2.0

Una porzione della “Foresta Incantata” rimase però in piedi, e venne riaperta brevemente fra il 1994 e il 1995. Il parco fu quindi chiuso e sul punto di essere dimenticato, ma nel 1998 nacque un’associazione, la “Friends of the Enchanted Forest”, con lo scopo di preservare le giostre e le strutture del parco. Le attrazioni vennero trasferite alla Fattoria Elioak di Clark, dove sono state conservate per le generazioni future.

Una delle attrazioni. Autore Matt Billings licenza CC BY 2.0

Curiosità: il film-musical del 1990 “Cry-Baby”, con Johnny Depp e Ricki Lake venne girato anche alla “Foresta incantata”, di cui trovate la scena nel video sottostante:


Matteo Rubboli

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...