Il rapporto con il gatto ha conosciuto alti e bassi come forse nessun altro animale nel corso della storia. Rispetto al cane infatti, che è stato addomesticato, il gatto e l’uomo convivono insieme dai tempi dei primi insediamenti agricoli, quando il piccolo felino mangiava utilmente i roditori che minacciavano il raccolto. Da allora, e nei millenni a seguire, gatto e uomo hanno convissuto sempre insieme, a volte pacificamente a volte, purtroppo, in modo bellicoso. E’ il caso dell’epoca basso-medievale quando, in Europa, durante le epidemie di peste i gatti venivano tacciati di essere i “figli del Diavolo”, uccisi e cacciati dalle abitazioni umane come flagelli di Dio.

La superstizione dei Cristiani portò a esacerbare le epidemie di peste, eliminando l’unico nemico naturale del vettore del batterio Yersina pestis:

Il topo

Nonostante il gatto sia il vero “amico” dell’uomo, eliminando naturalmente tutta una serie di parassiti dannosi, principalmente i roditori, non ha quindi sempre goduto di buona sorte accanto all’uomo. Oltre che durante le epidemie di peste, i gatti venivano usati come armi incendiarie durante alcuni assedi, quando erano prelevati dalle città da conquistare e accesi con un sacchetto di materiale incendiario, confidando nell’istinto del felino di tornare alla città a nascondersi in un luogo sicuro, tipicamente un fienile.

Questo rapporto di amore e odio con i felini traspare in modo esemplare nelle miniature medioevali, che spiccano per bruttezza e fanno sembrare i soggetti dei demoni degni dell’inferno dantesco, esempi di peccato e delitto anziché di pregevoli virtù.

Gatti Medievali#2:

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Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...