25 Aprile 1974: fu una canzone, una canzone che fu a lungo proibita dalla censura del regime che da decenni stava opprimendo i portoghesi, una canzone che parla della forza del popolo, che parla di fratellanza, fu proprio una canzone a dare il segnale al Movimento delle forze armate che era giunto il momento di dare inizio al colpo di Stato, un colpo di stato avvenuto senza spargere nemmeno una goccia di sangue.

Ciao Amici di Vanilla, mi chiamo Letizia Ghidoni e oggi parleremo della dittatura di Antonio de Oliveira Salazar e della Rivoluzione dei garofani. Prima di cominciare, però, volevo dirvi che per supportare il nostro lavoro e il canale a voi basta un clic, potete scegliere di finanziarci a partire da un caffé al mese con l’abbonamento oppure di sostenerci gratuitamente con il tasto iscriviti. A voi la scelta! Grazie mille a tutti, e ora cominciamo.

Ovviamente, per poter parlare della Rivoluzione dei Garofani, è meglio prima fare un bel passo indietro, iniziando dalla vita dell’uomo che ha trascinato il suo Paese natìo in una dittatura oppressiva ed estremamente longeva, perché stiamo parlando del regime fascista più duraturo della storia, della durata di quasi mezzo secolo.

Antonio de Oliveira Salazar nasce a Vimieiro, nel distretto di Coimbra, il 28 aprile 1889. Cresce in un piccolo villaggio contadino, come ce n’erano tanti allora in Portogallo, e viene tirato sù in una famiglia di ferventi cattolici. I suoi genitori, infatti, sperano che lui intraprenda la carriera ecclesiastica, e per questo motivo gli fanno frequentare un seminario per ben 8 anni. Le cose però non vanno secondo i loro piani, e Antonio, nel 1910, lascia il seminario e decide di iscriversi alla Facoltà di Diritto dell’Università di Coimbra. Il 1910, però, è un anno molto particolare per il Portogallo, perché i repubblicani, tramite un colpo di Stato, riescono a salire al potere.

Breve excursus su questo fatto:

Nel 1910, nella notte tra il 3 e il 4 ottobre, i vertici del Partito Repubblicano portoghese organizzano, per l’appunto, un colpo di stato. Lo scopo? Quello di far cadere la monarchia e di instaurare, finalmente, una forma di governo repubblicana. E ciò avviene: viene deposto Manuele II, che ha avuto l’onore di essere l’ultimo re del Portogallo, e con alla guida del governo, provvisoriamente, Teofilo Braga, il Portogallo diventa ufficialmente una Repubblica liberal democratica. L’anno dopo, ovvero nel 1911, viene promulgata una nuova Costituzione, che sancisce il principio della sovranità popolare, affidando al Parlamento il compito di rappresentare la volontà delle genti.

Ma Antonio Salazar storce un po’ il naso vedendo tutti questi cambiamenti. Infatti lui è terrorizzato dal fatto che il suo paese possa prendere una deriva un po’ troppo laica, anzi, possiamo definirla proprio anticlericale. La giovanissima Prima Repubblica, infatti, si è già mossa in questa direzione: il suo governo ha immediatamente ordinato la soppressione di tutte le istituzioni religiose, e tutti i loro beni vengono confiscati. Come se ciò non bastasse, cavalcando l’onda della modernità e del progresso, il nuovo governo ha anche approvato delle leggi riguardanti la legittimazione dei figli nati al di fuori dal matrimonio, il divorzio (che ora diventa, finalmente possiamo dire, legale) e la soppressione dell’insegnamento della religione nelle scuole pubbliche, segnando così una rottura con il passato.

Antonio Salazar, come abbiamo già detto poco fa, proviene da una famiglia estremamente cattolica, e, durante i suoi anni da giovane universitario, si iscrive al Centro dei Democratici Cristiani. Qualche anno dopo, nel 1914, consegue la laurea in diritto di cui abbiamo accennato prima e continua gli studi nel campo dell’economia e della finanza, materie che da sempre lo hanno appassionato tantissimo. Intanto, inizia a pubblicare qualche articolo inerente all’economia su vari giornali portoghesi, e comincia quindi a farsi notare, getta insomma le basi per la sua futura carriera.

Nel 1918 diventa professore di Scienze Economiche all’università di Coimbra, e 8 anni dopo, nel 1926, viene chiamato per la prima volta al Ministero delle Finanze, e inizia quindi la sua carriera politica. In realtà, però, questa volta il suo incarico dura poco, solamente 14 giorni, dal 4 al 17 giugno, in quanto decide di dare le dimissioni in seguito a uno dei tantissimi movimenti di assestamento della situazione interna del Portogallo.

Il Portogallo, dal 1910, sta infatti vivendo una situazione politica molto particolare. Fin dai primi tempi dopo la rivoluzione che ha fatto terminare la monarchia, si sono formate delle grandi divergenze tra le forze repubblicane, che sono state aggravate dall’ingresso del Paese, nel 1916, nella Prima Guerra Mondiale: ci sono infatti due forze contrapposte in quel momento, il Partito Unionista, che vorrebbe rimanerne fuori, e quello Democratico, che invece è fortemente interventista. Vincerà il secondo, e il Portogallo uscirà sì tra i vincitori dalla guerra, ma a caro prezzo: la sua economia, infatti, verrà incredibilmente indebolita da tutti i soldi spesi per finanziare la sua partecipazione al conflitto, e ciò porterà a un conseguente aumento del numero degli indigenti.

E poi la nuova Repubblica sembra essere molto molto fragile: nel dicembre 1917 si assiste a un nuovo colpo di Stato, grazie al quale prende il potere l’Ufficiale dell’esercito Sidonio Pais. Sfortunatamente per lui, nonostante il sostegno di esercito, forze politiche di destra, conservatori repubblicani e pure della Chiesa, il suo governo durerà solamente un anno, in quanto verrà assassinato nel dicembre del 1918.

A questo punto, i portoghesi si fidano poco dello Stato, dei loro politici, in quanto sembrano un po’ troppo corrotti, e il malcontento aumenta sempre di più. Inoltre, l’inflazione sta colpendo la classe media, anzi, soprattutto la classe media, e in un contesto del genere l’ideologia comunista trova un terreno molto fertile. In poco tempo, dopo Sidonio Pais, si succedono, uno dopo l’altro, ben 8 presidenti, 46 governi e 38 primi ministri.

Una situazione come questa, capirete bene, non è sostenibile.

Arriviamo quindi al 28 maggio del 1926: quel giorno, più di 25 mila soldati, tutti di stanza nel nord del Portogallo, a Braga, decidono che è ora di dire basta, è ora di dire basta a questi governi senza polso. E quindi marciano su Lisbona. Ecco dunque un nuovo colpo di stato, quello che due giorni dopo avrebbe “gentilmente” chiesto le dimissioni del governo corrente guidato da Antonio Maria da Silva, e che avrebbe fatto terminare definitivamente la stagione della Prima Repubblica.

Ecco: nel 1926 ha inizio quindi la Ditatura Nacional, e un futuro incerto si prospetta per il Portogallo, un futuro pieno di incognite.

ll Paese finisce sostanzialmente nelle mani di 3 uomini: il comandante della marina José Mendes Cabeçadas, che assume il ruolo di presidente del Consiglio e di Ministro dell’Interno; il generale Gomes da Costa, che diventa il Ministro della Guerra e delle Colonie; e infine, il generale Antonio Oscar Carmona, il nuovo ministro degli Esteri.

Ma tra questi uomini, fin da subito, nascono delle divergenze, causate da visioni ed ideologie differenti, e ciò ovviamente crea dei grossi problemi nel neonato governo. Insomma, sembra che la situazione politica del Portogallo sia proprio destinata a non migliorare.

Cabeçadas, infatti, con le sue idee un po’ troppo moderate, viene giudicato dagli altri due inadeguato, e oltretutto un simpatizzante del vecchio regime. Per questo motivo, a neanche un mese dal colpo di stato, è costretto a dimettersi, il 17 giugno 1926. Il suo posto viene subito preso da Gomes da Costa, che diventa sia primo ministro sia Presidente della Repubblica.

Torniamo però ad Antonio Salazar. Ricordate? Lui, proprio nel 1926, ha assunto la carica di Ministro delle Finanze, e l’ha lasciata dopo pochi giorni. Ma dopo le sue dimissioni, Salazar continua ad esprimere le sue opinioni in materia economica sulle pagine dei giornali portoghesi.

Tutto questo impegno che ci mette nello scrivere i suoi articoli, dopo due anni, gli frutta però una nuova nomina a Ministro delle Finanze, sotto la presidenza di Oscar Carmona, che lo ha notato per le sue idee interessanti. Ma aspettate, non era diventato presidente Da Costa? Sì, ma il governo di Da Costa aveva a sua volta avuto una vita brevissima, in quanto era stato costretto a dimettersi dopo nemmeno un mese, il 9 luglio 1926, con un altro colpo di stato portato avanti, per l’appunto, da Carmona.

Quindi, il 27 aprile del 1928 Salazar torna trionfante a capo del Ministero delle Finanze, ma a condizioni ben precise: innanzitutto, richiede di avere il totale controllo su tutte le spese di tutti i ministeri; Il suo intento è anche quello di snellire la burocrazia, e infine vuole bloccare qualsiasi nuova spesa statale. Insomma, Salazar è stanco di tutti quegli anni di liberismo sfrenato, di spese militari enormi e inutili, di buchi di bilancio, di imprese pubbliche nelle mani di militari e di partiti che le hanno portate allo scatafascio….

Durante gli anni del suo Ministero, Salazar viene appoggiato sia dall’esercito sia dagli esponenti dell’alta borghesia e delle famiglie portoghesi più influenti, in quanto questi erano molto preoccupati per l’avvicinamento di parte del popolo alle idee del comunismo.

Salazar si dimostra fin da subito un politico serio, affidabile, pragmatico: non gli piace apparire in pubblico, preferisce ritirarsi nel suo studio privato a pensare, e non gli piace nemmeno dar aria alla bocca. Sa quello che vuole e come realizzarlo in poco tempo: stila infatti una lista di obiettivi e il primo, ovvero il pareggio di bilancio, viene raggiunto in meno di un anno.

La gente inizia quindi a vedere in Antonio Salazar il redentore della loro patria, e, per questo motivo, diventa uno degli uomini più influenti e stimati dell’intero Portogallo.

Il 5 luglio del 1932 Salazar prende il posto di Domingos Oliveira e diventa Presidente del Consiglio dei Ministri, anche se decide di continuare a guidare pure il Ministero delle Finanze.

A Novembre del 1932, Salazar tiene un discorso, in cui critica pesantemente il sistema parlamentare e in cui accusa i partiti di essere stati il vero motivo dell’instabilità della Prima Repubblica, a causa anche, anzi, soprattutto, della loro corruzione.

Ecco allora che iniziano ad emergere i tratti di quella che sarà la sua dittatura, il suo ESTADO NOVO: il suo motto è Deus, Pátria e Família, ogni espressione di lotta sociale viene bandita e, ovviamente, gli interessi della Nazione devono prevalere su quelli del singolo cittadino.

Prende piede anche l’idea che il Portogallo sia una nazione dal passato glorioso ed eletta direttamente da Dio. Ma ovviamente bisogna dare delle giustificazioni ad affermazioni di questo calibro. Per questo motivo, la dittatura di Salazar cerca di legittimare questa tesi servendosi delle apparizioni di Fatima.

In realtà le prime apparizioni della Madonna non sono di molto precedenti. Infatti, la madonna di Fatima, come verrà chiamata da questo momento in poi, appare per la prima volta a 3 pastorelli, due bambine e un maschietto, il 13 maggio del 1917. Da quel giorno, il tredicesimo giorno di ogni mese, la Madonna appare ai 3 bambini fino al 13 ottobre sempre del 1917, data in cui migliaia di fedeli che si sono ritrovati a Cova Da Iria, il paesino dove era apparsa, assistono a un miracolo, un evento totalmente inspiegabile: il sole inizia all’improvviso a cambiare colore, dimensione e posizione. Sembra quasi che stia per cadere sulla folla, per poi fermarsi di colpo e risalire in cielo. A quest’evento hanno assistito anche tanti giornalisti anti-clericali, non solo fedeli, che parlano di questo evento miracoloso e assolutamente inspiegabile.

Ma non perdiamoci.

Arriviamo quindi al 1933, anno in cui viene promulgata la nuova Costituzione e in cui il progetto politico di Antonio Salazar ottiene finalmente la sua legittimazione, nonostante, c’è da dirlo, pochi cittadini aventi diritto al voto si rechino alle urne per il referendum.

Salazar, come immagino abbiate intuito, era contrario al comunismo, al socialismo e pure al liberismo. La sua visione era quella di un conservatore nazionalista filo-cattolico. La nuova Costituzione del Portogallo instaura quindi uno stato unitario e corporativo, almeno in teoria, in cui le diverse classi sociali sono chiamate a superare le divisioni e a lavorare insieme per il bene comune, anzi, meglio, per il bene supremo della Nazione.

A tal fine, sono istituite organizzazioni rappresentative dei lavoratori, corporazioni di contadini e proprietari terrieri, sindacati nazionali eccetera eccetera. La Chiesa Cattolica viene riconosciuta e sostenuta dallo Stato, che ne garantisce la totale libertà di azione in campo sociale. L’insegnamento della religione cattolica viene reintrodotto nelle scuole, in quanto è considerato una parte fondamentale dell’identità nazionale. La famiglia diventa importantissima, il nucleo fondante della società, e viene quindi riconosciuta come il primo vero educatore dei propri cittadini e come pilastro dell’ordine sociale. In linea con questo principio, il diritto di voto è riservato solamente ai capifamiglia.

Ovviamente, poi, la nuova Costituzione fa diventare l’incarico di Presidente della Repubblica di pura rappresentanza, mentre Salazar, che vi ricordo è Presidente del Consiglio, inizia a governare diciamo in modo più autonomo, senza particolari vincoli.
Formalmente quindi il Portogallo rimane uno stato repubblicano, ma il tutto prende una deriva autoritaria, soprattutto a causa del Partito Unico, l’Unione nazionale, e della polizia segreta.

Per quanto riguarda l’economia, Salazar lancia immediatamente la Campanha do trigo, la campagna del grano, perché il suo grande desiderio è quello di portare il Portogallo all’autosufficienza alimentare. Da questo momento in poi le industrie che trasformano i prodotti agricoli in altri prodotti non possono più acquistare da aziende estere, e si cerca in ogni modo di limitare l’importazione di beni nel Paese. Insomma, il sogno di Salazar è quello di rendere il Portogallo un paese finanziariamente autonomo e politicamente indipendente dalle superpotenze.

Anche il settore industriale finisce nelle mani del regime, il quale ora si arroga anche il compito di definire il cosa produrre e quanto produrre. Inoltre, in Portogallo si inizia a costruire: scuole, strade, ospedali, ferrovie, ponti, nuovi quartieri popolari in cui sorgono le famose casas económicas, delle piccole casette in cui, in ognuna, ci vive una famiglia e che sono dotate di un piccolo appezzamento di terreno dove coltivare qualche ortaggio o frutto.

C’è da dire che, effettivamente, queste manovre funzionano, e il Pil nazionale inizia a crescere, anche se non subito, dobbiamo aspettare il 1935, ma poi effettivamente crescerà. E c’è anche da dire che Salazar ammoderna molto il mondo del lavoro: ad esempio, istituisce la giornata lavorativa di 8 ore e ci doveva essere un salario minimo; inoltre, molto importante, include alcuni provvedimenti per la tutela del lavoro femminile e di quello minorile.

Ma non è tutto rose e fiori l’Estado Novo: ci troviamo infatti in un Paese che, molte volte, sta dalla parte dei padroni e non dei lavoratori: per farvi un esempio, non si può fare sciopero, non si possono creare associazioni o sindacati (gli unici che esistono sono in mano al regime stesso, quindi poco utili ai lavoratori), e c’è una strenua difesa delle colonie, che sono un’enorme fonte di profitto per i ricchi imprenditori e per il Paese stesso.

Un altro grosso problema della dittatura di Salazar, è, come in ogni regime che si rispetti, la repressione del dissenso. Come abbiamo detto, la propaganda portoghese ha cercato in ogni modo di creare l’immagine di un Paese con un passato mitico ed eletto da Dio, non facendosi particolari remore nemmeno ad utilizzare i miracoli di Fatima per raggiungere i propri scopi.

Salazar, ne abbiamo parlato all’inizio del video, è nato in un piccolo villaggio di campagna, ed è sempre stato quindi molto legato al mondo rurale; per questo motivo, vorrebbe che il Portogallo rimanesse un Paese sostanzialmente agricolo. Non è un caso che la stampa e la radio esaltino così tanto la tradizione contadina, e in pratica fanno diventare la campagna un simbolo di moralità, un luogo felice, lontano dai vizi della mondanità, e piena di gran lavoratori.

Poi arriva la Seconda Guerra Mondiale che inizia a mietere vittime in tutta Europa, e Salazar decide di mantenere il suo Paese neutrale. Ciò ovviamente è l’occasione perfetta per il sistema propagandistico del regime, per mostrare Salazar come il salvatore della patria, colui che non fa andare a morire il suo amato popolo come fanno invece gli altri governanti.

Viene proprio creato una specie di “organo censore” dell’Estado Novo, il Secretariado da Propaganda Nacional, un vero e proprio istituto che ha il compito di controllare cosa i giornali e le radio scrivono o dicono, ma non solo: è anche l’organo che organizza i convegni pubblici e le cerimonie del regime, e che si occupa di creare spettacoli teatrali e documentari sulla meravigliosa e casta vita di campagna e sui trionfi di Salazar e del Portogallo.

Anche se, c’è da dirlo, Salazar non ama tenere grandi comizi pubblici davanti a folle oceaniche come invece piace tanto fare a Mussolini e a Hitler nello stesso periodo. A differenza di Italia e Germania, intorno alla figura di Salazar non viene infatti mai creato un culto della personalità. Però non possiamo ignorare le somiglianze tra le 3 dittature: Salazar ammira, ad esempio, Mussolini, e questo non è un segreto, e anzi, si ispira proprio a lui per creare il sistema propagandistico che soffoca la libertà di stampa e di pensiero del Portogallo. Inoltre, Salazar adotta anche il saluto romano.

Nel 1936, poi, Salazar crea anche un’organizzazione paramilitare molto simile alle nostre “camicie nere”, la Legião Portuguesa, che ha il compito di difendere il “patrimonio spirituale” del Paese. E, dato che, come abbiamo detto, Salazar si ispira molto al fascismo italiano, decide di creare anche un’organizzazione giovanile molto simile ai Balilla, ovvero la Mocidade Portuguesa, con lo scopo di promuovere nei giovani lo sviluppo della forza fisica, del carattere, della disciplina e, importantissimo, del senso di devozione alla Patria.

Per quanto riguarda l’Università, anche questa non scampa alla censura e alla repressione dell’Estado Novo; per questo motivo i tanti professori che non sono d’accordo con il regime o sono costretti a lasciare l’università, o addirittura sono costretti all’esilio dal Paese. Una curiosità: i corsi di Storia della Cultura Contemporanea vengono cancellati dagli atenei, in modo tale che gli studenti non possano confrontare la situazione del proprio Paese con quella di altri in cui vigono dottrine ritenute pericolose.

Infine, la creazione di un Paese eroico e glorioso passa anche attraverso le sue colonie oltreocano: infatti, il Portogallo, durante il regime di Salazar, giustifica la sua presenza coloniale in Africa e in Asia con una missione civilizzatrice, basata sulla diffusione della religione cattolica e dei valori occidentali. Questa ideologia colonialista sostiene che le colonie portoghesi, che includono Capo Verde, São Tomé e Príncipe, Guinea-Bissau, Angola, Mozambico, Goa e Macao, necessitino dell’intervento portoghese per progredire e modernizzarsi. Insomma, una giustificazione già sentita anche da altri Paesi con colonie oltreoceano, niente di nuovo.

Per promuovere questa visione e rafforzare il legame tra la madrepatria e le colonie, vengono perciò fondate numerose riviste specializzate, come “Portugal Colonial”, “Ocidente” e “O Mundo Português”. Queste pubblicazioni hanno lo scopo di diffondere una narrazione positiva dell’impero coloniale, esaltando i POCHI benefici portati dalla presenza portoghese e minimizzando, ovviamente, gli aspetti negativi.

Inoltre, c’è da dire che la dittatura dell’Estado Novo ha retto per quasi mezzo secolo grazie a un sistema di controllo che combinava la propaganda con la REPRESSIONE. La polizia politica, la Policia de Vigilância e Defesa do estado, o PVDE, reprime duramente ogni forma di dissenso, arrestando e deportando migliaia di oppositori politici, come, uno fra tanti, Bento António Gonçalves, segretario generale del Partito Comunista Portoghese. Viene arrestato per la seconda volta nel 1935 (la prima è stata nel 1930, e in seguito fu costretto a vivere sulle isole Azzorre per qualche tempo). Ma nel 1935, dopo aver partecipato al settimo Congresso dell’Internazionale comunista, e dopo essere tornato nel suo Paese natio, viene arrestato e deportato nel campo di detenzione di Tarrafal, sull’isola di Capo Verde. Qui morirà nel 1942 in condizioni disumane, anzi, probabilmente è stato lasciato deliberatamente morire dopo aver contratto un’infezione.

Abbiamo accennato alla colonia penale di Tarrafal, quindi forse è giusto spendere un paio di parole su questo luogo.

Istituito nel 1936 con il decreto-legge del 23 aprile, il campo di detenzione di Tarrafal, sull’isola di Santiago a Capo Verde, rappresenta il volto più oscuro della dittatura di Salazar. E’ destinato ai dissidenti politici considerati troppo pericolosi per essere incarcerati in patria, e diventa un luogo di esilio e di morte.

I primi 152 detenuti arrivano a Capo Verde il 29 ottobre 1936, dopo un lungo e angoscioso viaggio in mare. Le condizioni di vita, qui, sono inumane: malattie endemiche come la tubercolosi e la malaria imperversano, il cibo è poco e anche l’acqua scarseggia. Il medico del campo, Esmeraldo Pais Prata, il primo medico che arriva lì, pronuncia una frase che diventa celebre: “Non sono qui per curare, ma per emettere i vostri certificati di morte”, e queste parole riassumono in modo crudo la realtà di questo luogo.

Uno dei metodi di tortura più utilizzati è la “frigideira”, che è il nome di una piccola cella di isolamento esposta al sole tropicale dove i prigionieri vengono rinchiusi anche per giorni interi, privati di cibo e acqua. Frijideira, non a caso, significa padella.

Ci sarebbe da dire ancora tanto su questo regime forse in Italia poco studiato, ma arriviamo, finalmente oserei dire, alle sue battute finali.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il Portogallo di Salazar intraprende, incredibilmente, un percorso di avvicinamento all’Occidente, aderendo sia alla NATO sia all’EFTA sia all’OCSE. Anzi, il Portogallo è uno tra i 12 membri fondatori della Nato. Questo perché, nonostante sia una dittatura, si trasforma in un vero e proprio avamposto anticomunista, e ciò ovviamente fa comodo. Tuttavia, il regime portoghese mantiene un controllo ferreo sul potere, manipolando le elezioni e reprimendo ogni forma di dissenso.

Nel 1958, l’elezione di Américo Tomás a Presidente della Repubblica consolida il potere di Salazar. Il tentativo di Humberto Delgado, un candidato che si oppone apertamente al regime, di sfidare il sistema elettorale, si scontra con la nuova legge che affida l’elezione del Presidente a un collegio elettorale controllato dal regime.

Nel 1961 si assiste però a una svolta decisiva quanto inaspettata. In Angola, i lavoratori agricoli di un’azienda belga-portoghese iniziano infatti una protesta per ottenere delle condizioni lavorative più umane, ma la risposta del regime è oltremodo brutale. 20 villaggi vengono attaccati da aerei militari, e ciò causa centinaia di morti innocenti. Ciò accende la miccia. Qualche settimana dopo, ha quindi inizio una rivolta armata, che comincia con una serie di rivolte organizzate dal Movimento Popolare di Liberazione dell’Angola nella capitale Luanda e nelle zone settentrionali del paese abitate dai Kongo, innescando tutta una serie di eventi che mettono a nudo le fragilità del regime. L’Angola, fortunatamente, riceverà un enorme sostegno da tutte le nazioni che fanno parte dell’Organizzazione dell’Unità Africana.

L’attenzione internazionale si concentra poi sul caso del pittore e avvocato portoghese Arlindo Vicente, un ex candidato presidenziale arrestato e torturato dalla Polizia Politica Portoghese perché da sempre un grande oppositore del Regime, che, durante la sua carriera, si è spesso battuto nei tribunali portoghesi per difendere molti democratici e antifascisti. La denuncia di ciò che gli è successo parte dall’avvocato Neville VIncent, segretario e tesoriere di Amnesty International. L’uomo denuncia infatti gli abusi subiti da Vicente sul giornale inglese The Observer, dove si scopre che l’avvocato portoghese, oltre a essere stato incarcerato in una cella minuscola nel carcere di Lisbona, è stato ignorato quando ha richiesto l’intervento di un medico a causa di un attacco di cuore. Anzi, al posto di essere trasferito in un ospedale per ricevere cure adeguate, viene trasportato in un altro carcere, quello di Cascais. Per salvare la vita di Vicente, sempre sull’Observer, viene quindi pubblicato anche un appello del Movimento Indipendente portoghese rivolto al presidente Kennedy. Questo fatto mette finalmente in luce le violazioni dei diritti umani commesse dal regime di Salazar.

Il 1961 quindi è un anno cruciale: la guerra coloniale si intensifica, la repressione interna si fa più feroce e il regime di Salazar, sempre più fragile, si trova a fronteggiare una crescente opposizione interna ed esterna. Ad esempio, l’esercito indiano, sempre nel 1961, precisamente il 19 dicembre, occupa finalmente Goa, centro nevralgico della presenza portoghese in Asia, dando il via al processo di sgretolamento dell’impero coloniale. Infatti, l’India, nel 1947 aveva ottenuto l’indipendenza dal dominio britannico, ma vi erano ancora territori del subcontinente indiano governati dal Portogallo, che si era sempre rifiutato di rinunciare alla sovranità delle sue enclave indiane.

A partire dal gennaio 1963, la Guinea-Bissau si infiamma con le prime ribellioni organizzate dal Partito per l’Indipendenza della Guinea e Capo Verde. La fiamma della rivolta si propaga rapidamente, raggiungendo il Mozambico nel settembre 1964, dove il Fronte diLiberazione del Mozambico guida il popolo in una sanguinosa insurrezione, che vuole far terminare lo sfruttamento disumano della manodopera e delle risorse naturali.

L’intensificarsi delle tensioni non fa altro che aggravare la situazione. Salazar, determinato a mantenere il controllo sulle colonie, sia per ragioni economiche che propagandistiche, incrementa gli investimenti militari e permette a multinazionali straniere di sfruttare ulteriormente le risorse africane, alimentando sempre di più il malcontento. Ma l’allungamento del servizio militare obbligatorio a quattro anni provoca una massiccia ondata di diserzioni, con centinaia di migliaia di portoghesi che fuggono all’estero, in particolare in Francia.

Salazar però non molla, fa di tutto per non perdere il suo impero, ma ormai ha tutti contro: il Ministro delle Finanze, che gli dice che le sue guerre coloniali non possono più essere sostenute economicamente; le università, che ora esprimono apertamente il loro dissenso a questo massacro, l’esercito, che organizza movimenti per sabotare il regime; addirittura, la Chiesa, sua grande sostenitrice dagli albori.

Accade però un fatto che cambia il destino del Portogallo: Salazar cade da una sedia e sbatte la testa. All’inizio sembra che non sia niente di grave, ma la situazione degenera ed entra in coma a causa di un ictus. I medici dicono che quasi sicuramente Salazar non potrà tornare a capo dell’esecutivo. Ed ecco che fa il suo ingresso Marcelo Caetano, che prende il suo posto. Salazar, in realtà, poi si riprenderà, ma verrà tenuto all’oscuro della situazione per ben due anni. Nessuno ha il coraggio di dirgli che non è più il presidente del Consiglio. Vengono organizzate quindi delle vere e proprie messe in scena; ad esempio, Salazar continuerà a ricevere ministri e generali dell’esercito, che però ovviamente non rispondono più ai suoi comandi. Addirittura, viene redatta una copia di un giornale con notizie inventate per farla leggere solamente a lui.

Antonio Salazar morirà il 27 luglio del 1970, senza mai esser venuto a sapere di essere stato deposto.

Marcelo Caetano, intanto, pur mantenendo l’impostazione dell’Estado Novo, si trova a dover fronteggiare una situazione sempre più instabile. La prolungata guerra coloniale, come abbiamo già ripetuto, sta generando un crescente malcontento tra i soldati dell’esercito. Proprio per questo motivo, nel 1973 nasce il Movimento delle Forze Armate (MFA), un’organizzazione clandestina che mira a rovesciare il regime e porre fine alla guerra.

Dopo aver diffuso tra gli ufficiali di ogni grado il manifesto del loro movimento, che presenta un programma di 3 punti: descolonizar, democratizar e desenvolver, ovvero decolonizzare, democratizzare e sviluppare, dopo aver diffuso questo manifesto l’MFA organizza un primo tentativo di insurrezione nel marzo 1974, a Caldas da Rainha, che viene però rapidamente sedato. Nonostante la repressione, i cospiratori non si arrendono e pianificano un nuovo colpo di stato.

Ecco allora che arriviamo alla fine della nostra storia. La notte del 25 aprile 1974, con la trasmissione della canzone “Grândola, vila morena” alla radio, inizia la Rivoluzione dei Garofani. I militari ribelli prendono il controllo delle principali infrastrutture del paese, arrestano i sostenitori del regime e circondano la residenza di Caetano.

L’entusiasmo popolare trasforma il colpo di stato in una vera e propria rivoluzione. I cittadini di Lisbona accolgono i militari con gioia, offrendo loro garofani come simbolo di pace e di speranza, che i militari inseriscono all’interno delle canne dei fucili. Di fronte all’isolamento e alla crescente pressione, Caetano si arrende.

La Rivoluzione dei Garofani segna la fine di quasi mezzo secolo di dittatura in Portogallo, aprendo la strada a un nuovo periodo di democrazia e di transizione verso l’indipendenza delle colonie.

Ma non abbiamo ancora spiegato il motivo per cui proprio i garofani diventano il simbolo di questa rivoluzione. Beh, nelle ore in cui il principale palazzo del potere è sotto assedio, una giovane cameriera di un ristorante che non ha potuto aprire a causa del gran trambusto per le strade, prende un garofano rosso dal mazzo di fiori che ha in mano (perchè quel giorno il ristorante avrebbe festeggiato un anno dall’inaugurazione, e quindi il proprietario aveva comprato dei fiori da offrire ai clienti), beh questa ragazza prende un garofano e lo infila nella canna del fucile di un soldato che sta circondando la residenza di Caetano. Il gesto è tanto bello che altre persone seguono il suo esempio.

Ecco quindi tutta la storia della lunghissima dittatura portoghese e della pacifica rivoluzione che ha portato il Portogallo alla libertà.

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FONTI:

https://www.treccani.it/enciclopedia/antonio-de-oliveira-salazar_(Enciclopedia-Italiana)

https://www.storicang.it/a/rivoluzione-dei-garofani-lalba-della-democrazia-in-portogallo_16652

https://www.treccani.it/enciclopedia/antonio-oscar-de-fragoso-carmona

https://www.treccani.it/enciclopedia/antonio-de-oliveira-salazar_(Enciclopedia-Italiana)

ANTÓNIO SALAZAR, Il Portogallo d’oggi negli scritti e nei discorsi di Oliveira Salazar, Firenze, Le Monnier, 1939, pag. 10

Costituzione portoghese del 1933, articolo 11

Marco Ferrari, L’incredibile storia di António Salazar, il dittatore che morì due volte, Bari, Laterza, 2020

Letizia Ghidoni

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