I turisti che visitano Londra lo conoscono come il ponte dal quale si può ammirare un panorama che abbraccia Westminster, il London Eye e South Bank da una parte, e dall’altra la City e il moderno centro direzionale Canary Wharf; i cinefili lo ricordano perché è ripreso nell’ultima scena di Trainspotting (ma anche in altri film):

E’ il Waterloo Brigde, uno dei ponti che attraversano il Tamigi dentro la città

Il Waterloo Bridge di Londra

Immagine di pubblico dominio

Tra i marinai che lavorano sui battelli fluviali, è invece conosciuto come The Ladies Bridge, il Ponte delle Donne: da più di cinquant’anni circolava tra loro la storia della ri-costruzione del ponte, che nell’ultimo anno della seconda guerra mondiale aveva visto la partecipazione di numerose donne, in sostituzione degli uomini partiti per il fronte. Tuttavia, nessun documento ufficiale riportava la presenza di operaie durante l’esecuzione dei lavori del Waterloo Bridge, anzi. In occasione della cerimonia di apertura del ponte, il 10 dicembre 1945, l’allora Primo Ministro britannico aveva dichiarato:

Gli uomini che hanno costruito il Waterloo Bridge sono uomini fortunati

Nessun ringraziamento né riferimento al faticoso lavoro prestato da molte giovani donne, tanto che si pensava si trattasse solo di una voce, impossibile da confermare.

Il vecchio Waterloo Bridge, in un quadro di John Constable – 1817


Solo nel 2015 la storica delle costruzioni Christine Wall riuscì a trovare tre fotografie che testimoniano la presenza delle donne nel cantiere del ponte. Otto anni prima, la stessa Wall aveva collaborato con la regista Karen Livesey alla realizzazione di un documentario intitolato The Ladies Bridge, nel quale alcune donne raccontano la loro esperienza lavorativa al Waterloo Bridge, ma anche in altri settori tipicamente maschili. Una donna testimonia: “C’erano posti di lavoro a bizzeffe. C’erano assolutamente posti di lavoro in abbondanza. Potevi andare ovunque.”

Sotto, un estratto di qualche minuto dal documentario:

Foto di donne saldatrici al lavoro al Waterloo Bridge

Fonte immagine: Daily Herald Archive

E se il contributo delle donne nelle fabbriche di munizioni o nelle ferrovie britanniche è ben documentato, non lo è altrettanto nei cantieri edili, anche se nel 1944 all’incirca 25.000 donne lavoravano in quel settore (pagate molto meno dei loro colleghi uomini).

Fonte immagine: Daily Herald Archive

Il primo Waterloo Bridge era stato inaugurato nel 1817, ma negli anni ’30 il ponte fu demolito, e per qualche anno fu usata una struttura temporanea, realizzata già nel 1925.

Il Waterloo Bridge affiancato dalla struttura temporanea – 1925 circa

I lavori di ricostruzione iniziarono nel 1934, ma con lo scoppio della seconda guerra mondiale, dei 500 operai che lavoravano al ponte ne rimasero, nel giro di due anni, solo 50. La Peter Lind & Company, società appaltatrice, si risolse alla fine ad assumere delle donne, che secondo la Women’s Engineering Society potevano essere all’incirca 350.

La Peter Lind & Company andò in liquidazione negli anni ’80, e tutti i dati riguardanti il personale sono persi ormai da molto tempo. La figlia di Peter Lind ricorda di aver visto delle donne lavorare al ponte, quando il padre la portava con sé nel cantiere. Tuttavia, anche questa testimonianza non era una prova definitiva. Christine Wall la trovò frugando negli archivi on-line del Bradford Museum of Film and Television: una serie di fotografie scattate nel 1944 da un fotografo del quotidiano The Daily Herald.

Finalmente, il ruolo delle donne nella costruzione del famoso ponte poteva essere riconosciuto, il loro contributo ricordato e menzionato nella Lista del patrimonio nazionale per l’Inghilterra, dove l’iconico Waterloo Bridge è stato recentemente incluso, dando alla fatica dimenticata di tante donne (finalmente) il giusto merito.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.