Probabilmente, prima di dedicarsi alla pittura, Quentin Matsys (1466-1530) faceva il fabbro.

Quentin Matsys

Poi, forse per conquistare la sua futura moglie, che trovava il mestiere di pittore più romantico di quello di fabbro, o forse per una molto più prosaica malattia che gli impedì di stare alla fucina, Matsys si dedicò all’arte. Il suo stupendo realismo scivolava spesso verso una rappresentazione satirica e grottesca.

“Una Vecchia Donna Grottesca” – British National Gallery


La sua opera più conosciuta (anche se non la più importante) è infatti un ritratto chiamato “Una Vecchia Donna Grottesca”, più comunemente noto come “La brutta duchessa”. In effetti, la donna del ritratto non ha certo un gradevole aspetto.

Ma i particolari messi in evidenza dal pittore, come il seno avvizzito tristemente esibito da una profonda scollatura o il fiore rosso tenuto nella mano destra a indicare la ricerca della vanità, trasformano il ritratto in una caricatura. Poteva trattarsi di un lavoro satirico ai danni di quelle donne che, nonostante l’età, non rinunciavano ad atteggiamenti “da civetta”, oppure, come scriveva in quegli anni Erasmo da Rotterdam, “non esitano a mostrare i loro seni avvizziti e ripugnanti” (Elogio della follia).

Tanto è vero che molti hanno identificato la Brutta Duchessa con la contessa Margaret del Tirolo, vissuta però un paio di secoli prima del pittore. E’ pur vero che il religiosissimo Matsys potrebbe aver sentito parlare (male) della contessa, donna dalla pessima fama, soprannominata Maultasch (un piatto tradizionale tedesco), ovvero “donna viziosa” nel linguaggio popolare. Mentre i suoi contemporanei la descrivevano come eccezionalmente bella, il soprannome affibbiatole dai suoi nemici in forza della sua bigamia, la fece poi passare alla storia come una persona dai tratti deformi.

“Ritratto di un Vecchio”, che costituiva un dittico con la Brutta Duchessa

Forse però, la povera Contessa del Tirolo non ha nulla a che fare con la Brutta Duchessa, che potrebbe essere invece il ritratto realistico di una donna che soffriva di una rara malattia, l’osteite deformante (malattia di Paget), in forma molto avanzata.

Ne è fermamente convinto il professore di chirurgia Michael Baum, che ha meticolosamente studiato il ritratto. La donna “molto, molto sfortunata” era stata stranamente colpita in diverse parti del corpo: oltre a una deformazione delle ossa della mascella, il morbo si era esteso alla fronte, alle orbite, al mento, fino alle mani e alle clavicole.

La donna del ritratto potrebbe quindi essere la stessa committente dell’opera, probabilmente pagata profumatamente, perché, si domanda Baum, “chi avrebbe comprato un dipinto del genere?” Fra l’altro, l’opera faceva parte di un dittico, insieme al meno conosciuto “Ritratto di un vecchio”.

Testa Grottesca – attribuita a Leonardo da Vinci

Se l’ipotesi del ritratto realistico è corretta, si ribalta anche una radicata convinzione sul dipinto. Si pensava che il pittore fiammingo si fosse ispirato a un disegno caricaturale attribuiti a Leonardo Da Vinci. Alla luce dei nuovi studi, in questo caso potrebbe esser stato il grande Leonardo a trovare interessante il lavoro di Matsys.

Leonardo realizzò diversi disegni caricaturali chiamati “Dipinti Grotteschi” fra la fine del ‘400 e la prima decade del ‘500. L’ipotesi che Leonardo abbia visto il dipinto di Matsys e lo abbia ricopiato su un bozzetto è ardita ma plausibile.

Sotto, a sinistra miniatura seicentesca copia di un bozzetto di Leonardo perduto, e a destra bozzetto caricaturale di Leonardo da Vinci:

La Duchessa di “Alice nel paese delle Meraviglie”


Come lo ha trovato interessante John Tenniel, illustratore di “Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie” di Lewis Carrol. Ha fattezze molto simili alla donna del ritratto di Matsys la Duchessa, grottesco personaggio piuttosto sgradito ad Alice, che la trovava “molto brutta”… E come darle torto?

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Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.