Guerra e Pace è il romanzo più intenso, vibrante e vitale di tutti i romanzi storici. Vi si intrecciano avvenimenti bellici, sociali, privati. Ogni personaggio appare come un mosaico di tante peculiari caratteristiche dell’animo umano. Eppure non è di Pierre, vittima e artefice della sua infelicità, salvato per Grazia di Dio, agostinianamente parlando, che voglio parlare. Né della carnale Elena, né della passionalmente ingenua, Natasha, né dello splendido spirituale quanto sdegnoso principe Andrej, né della di lui mistica sorella Maria, né dell’ambiguo, terreno Nicolaj, fratello di Natasha, amato da… Sonja. È dal punto di vista di questo fiore sterile (così come cinicamente l’appella Natasha) diramatosi lieve nel corso d’un monumento letterario, che potremmo ricostruire la fabula del romanzo.

Sonja è orfana, cugina di Natasha, adottata dalla famiglia di quest’ultima, i Rostov, e innamorata, ricambiata, dal di lei fratello, Nikolaj.

Entra in scena così descritta da Tolstoj:

Sonja era una brunetta sottile, dal viso fine, dallo sguardo dolce velato dalle lunghe ciglia; una folta treccia di capelli neri le girava due volte attorno al capo (…) la leggerezza dei movimenti, la finezza e la grazia delle membra … facevano pensare a una graziosa, ma non ancora del tutto sviluppata, gattina, che sarebbe diventata una splendida gatta…

È la famosa scena in cui la giovinetta vede l’amato discorrere con la facoltosa Julia Karagina, e, in un impeto di dolorosa gelosia, fugge. Nikolaj la insegue, le dichiara il suo amore, e le promette che la sposerà. Un quadretto idilliaco? Tutt’altro: il lettore sa che un’ombra scura incombe sul destino dei giovani protagonisti.

La guerra contro Napoleone, il dissesto finanziario dei Rostov, e, soprattutto, l’ineluttabile corruzione dell’animo del giovane Nikolaj, il quale, pur restando in fondo un buono, al fronte conosce la lussuria e il gioco d’azzardo che contribuirà al dissesto finanziario della famiglia, e, quindi, implicherà indirettamente, da parte del giovane, l’abbandono dell’idea di sposare Sonja, povera e senza dote.

 

E a riguardo Tolstoj commenta:

Sonja era con lui più affettuosa e devota che mai. Pareva volergli dimostrare che la perdita al gioco era stata quasi un’avventura eroica che glielo faceva amare ancora di più. Ma Nikolaj si considerava adesso indegno di lei.

Tolstoj è maestro nel delineare, pur senza commentare, gli animi dei protagonisti attraverso i loro semplici pensieri. Di Nikolaj che pensa a Sonja scrive:

Quando (…) egli pensava a Sonja, diceva a se stesso: “come lei ce ne saranno moltissime altre, qui o là, che io ancora non conosco. Avrò tempo, quando vorrò, di occuparmi anche dell’amore, ma per ora non posso”.

Sonja invece si mostra coerente coi propri sentimenti, innamorata pura e appassionata, eppure vittima di quel fato ineluttabile che tutto travolge. Vittima anche dell’illusione: Nicolaj Rostov la inganna una seconda volta quando, ormai ventenni, le rinnova la promessa su un prato innevato, sotto un cielo sfavillante di stelle. Ma come anche la neve di Russia non dura in eterno, così la fugacità di quell’amor di gioventù, eppur ancora così puerile, non avrà futuro.

May Britt interpreta Sonja Rostova in Guerra e Pace accanto a Henri Fonda (Pierre Bezukhov), del 1956:

Sonja è buona e virtuosa: salva l’amica Natasha dalle insidie di Anatoli (causa il quale Natasha romperà, irrimediabilmente, il fidanzamento con il perfetto Andrej, pentendosene poi, quand’ormai è troppo tardi), rivelando tutto alla zia e salvando la giovane cugina dalla perdizione; rifiuta la proposta di matrimonio con Dòlochov, uomo carnale, ambiguamente innamorato della di lei purezza. In seguito a questa scena, (che avviene ben oltre la metà del romanzo) il lettore comprende come l’idillio tra i due non potrà mai realizzarsi.

Sonja – diss’egli, cominciando con timidezza e poi prendendo a poco a poco ardire – se voi volete rifiutare non solo un partito brillante e vantaggioso, ma anche un uomo buono, dall’animo generoso, un amico mio…

Sonja lo interruppe

– L’ho già rifiutato – disse in fretta.

– Se l’avete rifiutato per causa mia, temo che su di me…

– Sonja lo interruppe di nuovo, e gli rivolse uno sguardo implorante, come sgomenta.

– Nikolaj non ditemi questo.

– No, devo dirlo. Forse è presunzione da parte mia, ma è meglio dire tutto. Se voi lo rifiutate per me, devo dirvi tutta la verità. Io vi amo, credo, più di ogni altra persona al mondo.

– questo mi basta – rispose Sonja, arrossendo.
– già, ma io non sono innamorato e mi innamorerò ancora migliaia di volte, anche se il sentimento di amicizia, di tenerezza, di fiducia che ho per voi, non lo provi per nessun’altra. E poi, sono giovane.

Audrey Hepburn (Nataša Rostova), May Britt (Sonja Rostova) e Jeremy Brett (Nikolaj Rostov) in Guerra e Pace:

Ora come allora, quando il sentimento di passione pura si tramuta in distaccata stima, ecco l’amore sfiorire, svanire nell’ineffabile dal quale è sorto. Allora, sorge un senso di sgomento, di continua, dolorosa e illusoria speranza, o di mesta rassegnazione. Così accade a Sonja, che dopo l’incendio di Mosca, e la perdita definitiva di tutti i beni della famiglia che l’ha accolta, si convince di non poter sposare il promesso, in quanto egli deve ristabilire le finanze economiche dei Rostov, sposando invece una ricca ereditiera. Lui stesso è triste e indeciso, a riguardo, ma la lettera definitiva di Sonja lo libera.

Mi riusciva troppo penoso pensare di poter essere causa di dolore e di disaccordo nella famiglia che mi ha beneficata” scriveva Sonja,  “e il mio amore ha come unico scopo la felicità di coloro che amo; perciò vi supplico, Nicolas, di considerarvi libero e di pensare che, malgrado tutto, nessuno potrà amarvi quanto la vostra Sonja”.

Così Nikolaj, sciolto dalla promessa di Sonja, sposa Maria Bolkonskaja perché è ricca, virtuosa, remissiva.

L’ultima, vivida immagine che Tolstoj ci da di Sonja è melodrammatica: ella in realtà ha scritto la lettera non di sua spontanea volontà ma perché pressata dalla matrigna che, pur avendola accolta benevolmente come figlia, vede in lei un’arrivista, che mira solo a sposarne il figlio.

La contessa (…) l’aveva supplicata, piangendo, di sacrificarsi, rompendo ogni legane con nikolàj, e ripagare così tutto il bene che le era stato fatto. “Non sarò tranquilla sino a quando non avrò avuto da te questa promessa”.

Sonja, singhiozzando istericamente, aveva risposto che era pronta a tutto, che avrebbe fatto qualsiasi cosa, ma non aveva fatto alcuna promessa precisa; in cuor suo non sapeva decidersi a ciò che si esigeva da lei, sacrificarsi per la felicità della famiglia che l’aveva nutrita ed educata. Sacrificarsi per il bene altrui, per Sonja, era un’abitudine. (…) sacrificandosi si elevava ai propri occhi e altrui e si rendeva sempre più degna di Nikolaj, che essa amava sopra ogni cosa al mondo; ma ora il suo sacrifizio doveva consistere nel rinunziare proprio a ciò che costituiva per lei il compenso di ogni sacrifizio, il senso stesso di tutta la sua vita. Per la prima volta provò rancore verso le persone che l’avevano beneficiata, per tormentarla più dolorosamente.

Audrey Hepburn (Nataša Rostova), Jeremy Brett (Nikolaj Rostov) e May Britt (Sonja Rostova) in Guerra e Pace:

Infine, Tolstoj, si sofferma sull’ultimo, terribile, ordine supplichevole della contessa:

Sonja, non scriverai anche tu a Nikolaj?” (…) nello sguardo di quegli occhi stanchi, che la fissavano attraverso le lenti, Sonja lesse tutto ciò che la contessa intendeva con quelle parole. Quello sguardo esprimeva la preghiera, il timore di un rifiuto, la vergogna di supplicare e un odio invincibile, pronto ad esplodere, in caso di rifiuto… Sonja si avvicinò alla contessa e, inginocchiatasi davanti a lei, le baciò la mano “scriverò – disse – maman.

Così si chiude un romanzo nel romanzo, tra le vicissitudini dei molti altri personaggi, che tratta dell’amore, dell’abnegazione, del rifiuto, e della difficilissima scelta tra gli amori (quello familiare e quello passionale). D’ora in avanti Sonja diventa un personaggio adombrato dall’opacità della vita della cameriera, come un fiore sterile, così come cinicamente osserverà Natasha. Poiché a chi ha, sarà tolto. Così Natasha riporta (erroneamente – la citazione è : “A chi ha sarà dato, a chi non ha sarà tolto anche quello”) una frase del Vangelo.

E l’ultimo ricordo di Sonja nel romanzo, da ragazzina simile a una gattina che rifiuta la proposta di matrimonio del maturo e mondano Dolochov, da fanciulla che continua ad amare speranzosamente Nikolaj, da giovane donna che, per amor di costui si sacrifica, restando a servire lui, la moglie di questi (che vedrà sempre in lei, un oggetto di gelosia e di odio) e quei bambini (che avrebbero potuto essere suoi).

L’ultimo ricordo, dunque, è quello di una donna che, mestamente, serve il tè a una famiglia che l’ha accolta e, allo stesso tempo, denegata. Poiché anche gli innocenti, i virtuosi, i buoni, possono essere comunque vittime di un fato non da loro scelto, ma loro imposto e che, in quanto per l’appunto, virtuosi e buoni, accettano con fermezza. E Tolstoj, nel descrivere questo, in ciò è maestro.

Di seguito il trailer di “Guerra e Pace” del 1956:

Chantal Fantuzzi
Chantal Fantuzzi

Ventitré anni, Ho due Lauree entrambe con Lode in Lettere Classiche. Scrivo… Tragedie, in V atti! Scrivere in versi settecenteschi è una rivendicazione della bellezza e della tradizione nei confronti di una asettica contemporaneità. Vincitrice di numerosi Premi Letterari, presentatrice di eventi, sono una viaggiatrice amante della Storia, Se volete, seguitemi su YouTube "Chantal Fantuzzi" e sulla mia pagina facebook chantalfantuzz5, Vi aspetto!