Il vaiolo è stata una malattia infettiva causata da due varianti del virus Variola, la Variola maior e la Variola minor; il termine viene dal tardo latino variŏla, derivato da varius che significa chiazzato.

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La comparsa di questa malattia risale circa al X millennio a.C. con alti tassi di mortalità nei secoli successivi, fino alle campagne di vaccinazione obbligatoria avviate negli anni ’60.

Il vaccino del vaiolo venne scoperto da Edward Jenner nel 1798. Jenner nacque e crebbe a Berkeley in Inghilterra, figlio di Stephen Jenner vicario della città. Sin dalla più tenera età Edward fu istruito dai genitori secondo un’educazione classica, grazie alla quale il latino diventò parte del suo linguaggio quotidiano. All’età di 13 anni divenne apprendista del farmacista Daniel Ludlow e più tardi del chirurgo George Hardwick nella vicina Sodbury.

Edward Jenner. Immagine da Wellcome Collection Gallery condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia

Nel corso dei suoi studi osservò che le persone, che si erano infettate con il vaiolo bovino durante il lavoro con il bestiame, risultavano immuni al vaiolo. Queste osservazioni però non vennero sperimentate e non portarono ad alcuna diagnosi.

Dal 1770 al 1772 Jenner ricevette una formazione medica avanzata a Londra presso il St. Georges Hospital, come allievo privato di John Hunter, quindi una volta laureato tornò a esercitare medicina a Berkeley.

Quando a Berkeley scoppiò un’epidemia di vaiolo, egli consigliò ai suoi pazienti di recarsi presso il suo studio per farsi visitare, ma molti risposero che le precedenti infezioni da vaiolo bovino, di cui avevano sofferto, li avrebbero protetti dal vaiolo. Ciò confermò i sospetti scaturiti dalle osservazioni passate di Jenner, che iniziò a studiare il vaiolo bovino, presentando anche una relazione alla locale società medica.

Relazione sugli studi del vaiolo. Immagine di pubblico dominio condivisa via Wikipedia


Dallo studio di alcune fonti iconografiche e della storia tradizionale del luogo, si può ipotizzare che si fosse già intuito sulla relazione tra resistenza alla malattia e lavoro con il bestiame: la “bella lattaia”, che diviene icona e tema frequente in quest’epoca della vita sana nella natura, rappresenta l’immunità dal vaiolo per coloro che lavoravano al contatto con il bestiame e negli anni successivi al 1770 almeno sei studiosi di medicina in Inghilterra e Germania testarono con successo la possibilità di utilizzare il virus del vaiolo bovino come una forma di vaccinazione efficace per il vaiolo degli esseri umani.

Fu nel 1796 che Sarah Nelmes, una lattaia locale, contrasse il vaiolo bovino e andò da Jenner per sottoporsi a una cura. Il dottore colse l’occasione per testare la sua teoria: egli inoculò in James Phipps il figlio del suo giardiniere il materiale infetto, prelevato dalle lesioni del vaiolo bovino che aveva colpito Sarah.

Jenner ritratto mentre inocula in un bambino il virus del vaiolo. Immagine da Wellcome Collection Gallery condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia

Dopo un lieve rialzo febbrile e la lesione locale, come preventivato, il bambino recuperò prontamente la salute in un paio di giorni. Circa due mesi dopo Jenner inoculò in James su entrambe le braccia il materiale infetto prelevato da un altro caso di vaiolo umano, senza che si verificasse alcun effetto:

Il ragazzo era immune al vaiolo

Il medico inviò un articolo che descriveva le sue osservazioni alla Royal Society nell’aprile 1797 che venne subito analizzato dall’allora presidente Sir Joseph Banks, il quale si rivolse a Everard Home, luminare di anatomia e chirurgia, per riceverne un ulteriore parere. Venne avviata così una campagna di studi e sperimentazioni sul vaccino del vaiolo molto intensa in cui Jenner analizzò ventitré casi, tra cui diverse persone che avevano resistito all’esposizione naturale, proprio perché alle stesse era stato preventivamente inoculato il vaiolo bovino, e ne pubblicò ufficialmente un resoconto medico nel 1798.

Resoconto manoscritto inviato alla Royal Society. Immagine di pubblico dominio condivisa via Wikipedia

Non è noto quante persone abbia vaccinato Jenner. In ogni caso il dottore concluse che l’inoculazione di vaiolo bovino era un’alternativa sicura al contagio del virus del vaiolo umano, ma avventatamente sostenne anche che l’effetto protettivo sarebbe rimasto per tutta la vita. Quest’ultima previsione si sarebbe rivelata errata. In quegli anni Jenner stesso introdusse il termine “vaccino” per indicare il vaiolo bovino facendolo derivare dalla parola variolae vaccinae (cioè vaiolo della vacca).

Il termine vaccinazione sostituì presto la dizione “inoculazione da vaiolo della mucca”, e fu usato per la prima volta in un documento che fu dato alle stampe da un amico di Jenner, Richard Dunning nel 1800.

Inizialmente, il termine vaccino/vaccinazione fu riservato al solo vaiolo, ma nel 1881 Louis Pasteur (il fondatore della microbiologia) propose di onorare la scoperta di Jenner utilizzando il termine anche per le nuove e future vaccinazioni.

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Il vaiolo nel corso della storia causò centinaia di milioni di vittime. Ogni morte fu tragica, ma l’ultima persona a morire per il vaiolo segnò una delle tragedie più strazianti.
 Il vaiolo era uno degli assassini più temuti in tutto il mondo, coloro che non ne sono morti spesso rimasero accecati o malati per tutta la vita.

Nel 1959 l’Assemblea Mondiale della Sanità -OMS annunciò ufficialmente una guerra per eradicare il vaiolo in tutto il mondo che ebbe la durata di 10 anni

L’ultimo caso di vaiolo si pensava fosse quello dell’ottobre del 1977 in Africa. A esserne colpito fu un cuoco ventitreenne di nome Ali Maow Maalin, che lavorava in un ospedale di Merca in Somalia. Maalin non era stato vaccinato, ma miracolosamente si ristabilì. Un team di medici incaricati rintracciò i vettori responsabili dell’epidemia portando all’esecuzione di ulteriori vaccinazioni, che furono più di cinquantamila e si la malattia si considerò definitivamente debellata nel 1979.

Poi, la malattia inaspettatamente colpì ancora per un’ultima volta.

Janet Parker era una fotografa medica nata nel 1938, che lavorava alla facoltà di medicina dell’Università di Birmingham presso il Dipartimento di Anatomia, al piano superiore di quello di Microbiologia diretto dal professor Henry Bedson, il quale stava conducendo studi sul virus del vaiolo nonostante i fondi e le autorizzazioni fossero state sospese nel 1977.

 Sotto Janet Parker:

Bedson credeva di essere sull’orlo di una svolta nella ricerca sul vaiolo utilizzando dei campioni vivi del virus. I ricercatori del laboratorio di Bedson lavoravano su un virus che si trasmetteva per via aerea e per il quale bisognava rinnovare ogni due anni il vaccino per non esserne contagiati.

Il laboratorio era però totalmente inadeguato ai requisiti di sicurezza: senza docce separate o strutture di cambio, senza indumenti speciali per prevenire la contaminazione, senza sistemi di aerazione speciale, senza sistemi di decontaminazione.

Già nel 1966 si era verificato un contagio da vaiolo su alcuni dipendenti del Dipartimento di Anatomia, ma allora si pensò che la causa fosse legata a qualche viaggio all’estero di uno dei collaboratori e non venne istituita alcuna commissione di ricerca medica.

Virus del Vaiolo Umano. Fotografia di pubblico dominio condivisa via Wikipedia

I ricercatori del laboratorio di Microbiologia infatti rinnovavano ogni due anni le loro vaccinazioni evitando qualsiasi contagio, ma necessariamente avrebbero dovuto subire lo stesso trattamento anche i ricercatori delle strutture vicine. Janet Parker al contrario non eseguì alcuna vaccinazione dopo il 1966, ma l’inchiesta successiva non fu in grado di determinare esattamente in che modo il virus fosse penetrato nel sistema di areazione dell’Istituto.

Quando Janet manifestò i suoi primi sintomi nell’agosto del 1978, all’inizio si pensò che avesse il raffreddore. In seguito i medici pensarono che presentasse un’eruzione cutanea da farmaci; poi cominciarono ad apparire le pustole e si ipotizzò potesse essere varicella.
Il 20 agosto venne ricoverata al Catherine-de-Barnes Isolation Hospital di Solihull, dove le venne diagnosticato il variola major, la forma più grave di vaiolo. La donna venne subito messa in quarantena con la sua famiglia unitamente alle circa cinquecento persone con cui era entrata in contatto nell’ultimo periodo.

La prima persona a morire però fu il professor Henry Bedson, che fu anche il primo ad essere informato della diagnosi della paziente

Sotto Henry Bedson


Probabilmente rendendosi conto della propria negligenza, si tagliò la gola lasciando una lettera di scuse in cui scrisse “Mi dispiace di aver smarrito la fiducia che tanti miei amici e colleghi avevano riposto in me e nel mio lavoro. Mi rendo conto che questo atto è l’ultima cosa sensata che potessi fare per poter permettere loro di ottenere un po’ di pace”.

Pochi giorni dopo il padre di Janet Parker morì per un infarto, incapace di gestire il dolore emotivo e fisico della situazione e poi Janet stessa alla fine soccombette al vaiolo il giorno 11 settembre 1978.

Venne istituita una commissione di indagine che redasse una relazione sull’incidente, da cui emersero le gravi lacune di sicurezza in cui versava il laboratorio ed una nuova campagna di vaccinazione in tutto il Paese per eradicare definitivamente il vaiolo, che fu dichiarato ufficialmente eradicato a livello mondiale nel 1980 dall’OMS.

I tre ex-direttori del “Programma per l’eradicazione globale del vaiolo” leggono l’annuncio dell’eradicazione della malattia. Fotografia di pubblico dominio condivisa via Wikipedia

A causa della resistenza da parte degli Stati Uniti e della Russia, nel 2002 l’Assemblea mondiale della sanità, che più volte si era già raccomandata di distruggere gli stock di virus conservati nei laboratori, decise di consentire la loro conservazione temporanea a scopo di ricerca specifica.

Alcuni scienziati hanno sostenuto che le scorte possono essere utili anche nello sviluppo di nuovi vaccini, farmaci antivirali e test diagnostici. Tuttavia nel 2010 un team di esperti in salute pubblica nominato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità ha concluso che nessun obiettivo essenziale alla salute pubblica trova giovamento dal fatto che Stati Uniti e Russia continuino a mantenere le loro riserve di virus.

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Dopo gli attacchi terroristi dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti, il governo americano, temendo attacchi bioterroristici, produsse una grande quantità di vaccino, avviando un programma di vaccinazione a richiesta da parte di civili e militari. L’Italia attualmente possiede 5 milioni di dosi di vaccino che, in caso di necessità possono servire a immunizzare 25 milioni di persone.

Martina Manduca
Martina Manduca

Vivo a Venezia e ho studiato Archeologia medievale tra l’Università di Padova e l’Università di Cordoba in Spagna. Sono appassionata di arte, letteratura e cucina e mi piace scoprire un aspetto nuovo di ognuna di esse viaggiando per il mondo.