Ci sono fotografie che hanno il potere, più di molte parole, di rendere immediatamente comprensibile la storia, quella con la S maiuscola, quella che cambia il destino di intere popolazioni. Come l’immagine della piccola Kim Phuc, che evoca l’orrore della guerra del Vietnam.

La foto del soldato tedesco Conrad Schumann è diventata invece il simbolo della Guerra Fredda, ma anche di una scelta di libertà, da conquistare anche sacrificando affetti e legami familiari.

Immagine di pubblico dominio

57 anni fa, nel giorno di ferragosto, il giovanissimo Conrad Schumann, che allora aveva 19 anni, si ritrovò davanti a due possibilità: al di qua del filo spinato c’era Berlino Est e la Repubblica Democratica Tedesca, dove si sarebbero dovuti realizzare gli ideali della fede socialista, nei quali peraltro lui aveva mostrato di credere, tanto da essere schierato proprio a difesa di quella labile linea di confine, marcata solo, in quei giorni di metà agosto, da una barriera di filo spinato; al di là, c’era Berlino Ovest.

Ma la libertà, da quale parte si trovava?

Conrad Schumann prima del “salto”

Fermo immagine dal filmato d’epoca

Conrad Schumann decise che era dall’altra parte, in quella Germania Ovest dove non sarebbe più stato possibile andare dopo quel 15 di agosto. Colse l’attimo Schumann, e saltò verso un futuro ignoto, senza possibilità di ritorno.

“The Leap into Freedom”, la storica foto di Peter Leibing

Fonte immagine: Imgur

Tra la fine della seconda guerra mondiale e quel mese di agosto del 1961, decine di migliaia di tedeschi avevano abbandonato la zona Est, per trasferirsi definitivamente a Berlino Ovest. Per arginare quella migrazione, la Repubblica Democratica Tedesca decise la costruzione di un muro, che doveva separare Berlino Est dal resto della città, controllata dalle forze occidentali. Il Muro di Berlino, inizialmente costituito solo da un filo spinato, poi sostituito da una struttura in mattoni, era ufficialmente una “protezione antifascista”, tirato su per impedire eventuali aggressioni da Ovest.

Fermo immagine dal filmato d’epoca

Conrad Schumann, nato in Sassonia, si era arruolato a 18 anni nella Polizia di Stato della Germania Est. Dopo aver dimostrato di essere un giovane fortemente motivato dagli ideali socialisti, gli fu offerto di entrare a far parte della Bereitschaftspolizei, la polizia antisommossa. Il 15 agosto del 1961 fu mandato a presidiare l’angolo fra Bernauer Strasse e Ruppiner Strasse. Dall’altra parte del filo spinato c’era un ragazzo suo coetaneo, il fotografo Peter Leibing, che rimase fermo per più di un’ora a osservare il comportamento di Schumann. Il giovane soldato camminava avanti e indietro, fumando una sigaretta dopo l’altra, con il suo fucile PPSh-41 appeso alla spalla. Poi, improvvisamente, qualcuno dal lato Ovest urlò Komm ‘rüber! :

Vieni!

Fermo immagine dal filmato d’epoca

Alle quattro del pomeriggio Schumann gettò la sigaretta e saltò oltre il filo spinato, mentre buttava a terra l’arma e Leibing scattava la foto che lo avrebbe reso noto in tutto il mondo. Intanto, un amico del fotografo registrava la scena su una pellicola da 16 mm.

La vita di Schumann era cambiata per sempre: la libertà, conquistata nel giro di pochi secondi, ebbe un prezzo piuttosto alto. Negli anni seguenti il soldato, ormai disertore, fu tormentato dai sensi di colpa nei confronti della sua famiglia e dei suoi commilitoni. Sapeva bene che i suoi parenti non avrebbero avuto vita facile, da quel momento in poi, mentre lui si sentiva oppresso da quella non voluta notorietà.

Schumann poi si trasferì in Baviera, si sposò e lavorò per molti anni alla catena di montaggio di un’industria automobilistica, ma solo dopo la caduta del Muro di Berlino, il 9 novembre 1989, disse di sentirsi “veramente libero”. Libero, ma non gradito nella sua città natale, dove perfino i genitori e i parenti erano poco felici di incontrarlo.

I suoi ex colleghi poi, non smisero mai di considerarlo un disertore…

Nel 1998, soggetto a crisi depressive, Schumann decise di impiccarsi a un albero del suo frutteto, senza lasciare nemmeno un biglietto d’addio. Erano trascorsi 37 anni da quel fatidico giorno in cui aveva volato leggero sopra il filo spinato, per atterrare, forse, con un peso insopportabile sulle spalle.

Nel maggio 2011, la fotografia del “salto nella libertà” di Schumann è stata inserita nel programma UNESCO “Memory of the World”, parte di una raccolta di documenti sulla caduta del muro di Berlino.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.