Con uno sguardo imperscrutabile guarda fisso avanti sé, senza curarsi di ciò che la circonda. Una divinità misteriosa e un po’ inquietante che non vuole svelare i suoi segreti: è la Donna Ragno di Teotihuacan.

Murale nel Complesso di Tetitla a Teotihuacan

Immagine di Adrian Hernandez via Wikipedia – licenza CC BY-SA 4.0

Raffigurata in molti affreschi scoperti nei primi decenni del ‘900 a Teotihuacan, rappresenta un enigma non ancora risolto e che forse rimarrà tale per sempre, uno dei tanti che circonda ancora la città.

Il nome Teotihuacan, che si può tradurre come “Città degli dei”, è stato dato alla città dagli Aztechi nel 1400, quando la scoprirono, ormai misteriosamente abbandonata dai suoi abitanti già da diversi secoli.

Chi erano, come vivevano, quali dei pregavano, quale lingua parlavano?

Sono domande alle quali non c’è ancora risposta, anche se qualcosa si sa: Teotihuacan era uno dei centri abitati più importanti del Messico centrale, capace di accogliere 200.000 persone, in case a più piani divise in appartamenti. Se questa stima è corretta, solo sei o sette città nel mondo, all’epoca (tra il 350 e il 650 dopo Cristo), erano più grandi.

Vista panoramica dalla vetta della Piramide della Luna, con la Piramide del Sole all’estrema sinistra

Immagine di Rene Trohs via Wikipedia – licenza CC BY-SA 4.0

Non nasce dall’oggi al domani Teotihuacan, che dall’arrivo dei primi coloni, intorno al 400 a.C, impiega all’incirca quattro secoli per prendere la forma di una metropoli. A renderla grande furono forse gli abitanti di Cuicuilco – un importante centro dove sorgevano palazzi e piramidi, distrutto da un’eruzione vulcanica intorno al 150 d.C. – migrati a Teotihuacan, dove ancora vivevano solo sei piccole comunità. Secondo alcuni studiosi, furono proprio questi nuovi arrivati a dare impulso allo sviluppo architettonico della città, con il contributo di altre popolazioni, tra le quali ci sarebbero i Maya, gli Zapotechi e i Mixtechi. Altre teorie suggeriscono che Teotihuacan sia stata costruita dai Totonachi oppure dai Toltechi (anche se antiche fonti azteche negano quest’ultima ipotesi, ormai quasi del tutto abbandonata).

La Piramide della Luna e il Viale dei Morti

Immagine di Ricardo David Sánchez via Wikipedia – licenza CC BY-SA 3.0

L’unica cosa certa, è che Teotihuacan prosperò per diversi secoli, fino all’incirca al 750 d.C, quando un evento violento, forse una guerra civile o una rivolta, segnarono, se non la sua fine, almeno il suo inarrestabile declino. Fino all’arrivo degli Aztechi, che identificarono Teotihuacan come il luogo dove gli dei avevano dato inizio alla creazione del mondo. Ecco perché usarono quel nome, che nella lingua Nahuati può significare “luogo di nascita degli dei”, oppure “luogo di coloro che hanno la strada degli dei”.

Oggi Teotihuacan è uno dei siti archeologici più conosciuti del Messico, famoso per le sue imponenti costruzioni: la Piramide del Sole, la Piramide della Luna e il Tempio del Serpente Piumato, collegati fra loro dal Viale dei Morti, lungo il quale sorgevano delle tombe, o più probabilmente, le case della nobiltà.

Statua generalmente identificata con la Grande Dea

Immagine di Wolfgang Sauber via Wikipedia – licenza CC BY-SA 3.0

La riscoperta di Teotihuacan, pur se iniziata alla fine dell’800, diventa sistematica dopo la metà del ‘900, ma nonostante sia uno dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO, corre oggi dei rischi, dovuti all’urbanizzazione incontrollata.

Tra i manufatti che possono svelare qualcosa della cultura di quel popolo semi-sconosciuto, sicuramente occupano un posto di rilievo i tanti murales che testimoniano un’abilità pittorica paragonata talvolta a quella degli artisti rinascimentali italiani.

La comprensione di quei murales non è però facile, soprattutto perché gli abitanti di Teotihuacan non hanno lasciato niente scritto, e in parte perché molti di quegli affreschi furono rimossi, negli anni ’60, per essere portati illegalmente negli Stati Uniti, senza nemmeno tenere traccia di dove fossero in origine. Solo nel 1976 i murales sono tornati in Messico e da allora è stato avviato un progetto per scoprire da dove erano stati rimossi, e quali tecniche fossero state usate per realizzarli.

Riproduzione di un Murale dal complesso di Tepantitla, identificato come un aspetto della Grande Dea di Teotihuacan

Immagine di Thomas Aleto via Wikipedia – licenza CC BY 2.0

Due divinità sono spesso raffigurate: il Dio della Tempesta, che nel pantheon azteco si può identificare con Tlaloc, e la Grande Dea, che invece sembra non avere un posto nella religione degli aztechi.

La misteriosa figura, scoperta per la prima volta nel 1942 nel complesso di Tepantilla (case destinate a personaggi d’alto rango), fu soprannominata nel 1983 “la Donna Ragno di Teotihuacan”, dall’archeologo Karl Taube, un appellativo che ha soppiantato il più generico “Grande Dea” usato fino ad allora. Comunque la si voglia chiamare, quella divinità sembra essere un’esclusiva di Teotihuacan, associata a un ragno per quel gioiello che scende dal naso, simile alle “zanne” degli aracnidi.

La Grande Dea viene rappresentata frontalmente, sempre con quel nasello dotato di zanne e un copricapo piumato. Qualche studioso vede nella Donna Ragno una dea legata alla terra e alla fertilità, per le braccia che spesso stillano acqua o portano doni a quei piccoli uomini che, in un murale in particolare, quasi galleggiano sotto la sua immagine. Sono forse gli abitanti di Teotihuacan, e in questo caso la dea assumerebbe la funzione di protettrice della città, o forse sono defunti che si trovano nell’aldilà. Se così fosse, la Donna Ragno sarebbe una dea degli inferi, un’ipotesi confortata dagli animali da cui è spesso circondata: ragni, gufi, giaguari, creature della notte, legate a tutto ciò che è oscuro e nascosto.

Particolare del murale dal complesso di Tepantitla, sotto il ritratto della Grande Dea

Immagine di Madman via Wikimedia Commons – licenza CC BY-SA 2.0

Altre ipotesi tolgono un po’ di fascino alla Donna Ragno: secondo lo storico dell’arte Zoltán Paulinyi la Grande Dea non è mai esistita, ma le sue raffigurazioni rappresentano divinità diverse.

Più suggestiva l’ipotesi di Elisa C. Mandell, storica dell’arte, che vede nella Grande Dea una figura di genere misto, maschile e femminile insieme: “Esiste una storia di identità di genere misto all’interno delle popolazioni mesoamericane e, considerando che la Dea proviene da Teotihuacan, i modelli occidentali di binario di genere non dovrebbero essere imposti a figure non occidentali. Inoltre, non ci sono caratteristiche sessuali esplicite mostrate nella Grande Dea, quindi il suo sesso non può essere dedotto”.

Tutte queste ipotesi, e altre ancora, non possono che alimentare il mistero sulla Grande Dea, anziché svelare l’enigma sulla sua figura. E forse sta proprio in questo il suo fascino: le infinite pieghe del tempo e della storia continuano a conservare i loro segreti, nonostante gli sforzi degli esseri umani moderni, ormai troppo lontani dalle loro origini.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.