La disumana condanna a morte di Peter Stumpp – Licantropo

Peter Stumpp, chi era costui? Difficile dirlo, ma quel di cui siamo sicuri oggi è che non era certo quello che alla fine confessò di essere:

Un licantropo

Forse uno dei primi serial killer conosciuti, forse un mitomane, o forse solo una delle tante vittime della sua epoca, quel ‘500 che in Europa è un’epoca di grande confusione, cambiamenti, rivolte e rinnovamenti religiosi, mai pacifici né tantomeno indolori.

Probabilmente non sapremmo nulla di lui se il pastore inglese Augustus Montague Summers – poi convertitosi al cattolicesimo – non si fosse interessato di occultismo e demonologia in tutte le sue varie forme, tanto da scrivere vari trattati su diversi argomenti. È un personaggio eccentrico, che va in giro con un bastone da passeggio con il pomo a forma di Leda e il cigno, e usa una cartella di cuoio nero con la scritta VAMPIRI in rosso sangue. Summers scrive su tutto quanto riguarda “cose strane”: pare che si rivolga sempre agli amici con la frase “Tell me Strange Things – Dimmi qualcosa di strano”, evidentemente una sorta di tormentone, riportato anche sulla sua austera lapide funebre.

Questo strano studioso si occupa di streghe, fantasmi, vampiri, demoni, licantropi e qualsiasi altra manifestazione dell’occulto, convinto che non siano frutto di credenze superstiziose, leggende o miti, ma presenze reali, magari a cui dare proprio la caccia, tanto è vero che nel 1929 traduce in un inglese moderno il testo base dei cacciatori di streghe, il Malleus Maleficarum.

Mentre fa le sue ricerche al British Museum, Summers ritrova un opuscolo vecchissimo, del 1590 (una traduzione dal tedesco) di cui si era persa memoria, dedicato alla vita e ai crimini di Peter Stumpp, e che lui riporta per intero nel suo libro Il lupo mannaro.

Ed è così che oggi conosciamo la tristissima storia di Stumpp, per quanto alla fine non sapremo mai chi o cosa fosse in realtà.

La vicenda si svolge in Germania, nelle campagne che circondano Bedburg (nella regione della Renania), tra la metà e la fine del XVI secolo; non è irrilevante il fatto che la regione sia da tempo teatro di violenti scontri politici e religiosi, in particolare tra cattolici e protestanti. E tuttavia, ormai da anni l’incubo degli abitanti della zona è un altro: una feroce creatura che scorrazza per campi e sentieri lasciando sventrati i corpi di capre e pecore, e talvolta anche di donne e bambini.

Certo deve trattarsi di un lupo famelico o di un branco di lupi familici. Un’ipotesi che è estremamente plausibile, ma viene associata anche a un’altra, molto più fantasiosa: potrebbe essere un temibile licantropo… In ambedue i casi occorre stanare la belva, visto che nel giro di una ventina d’anni, oltre al bestiame ucciso, sono spariti nel nulla diversi bambini.

Gli uomini della zona si mettono sulle tracce della creatura, e nel corso di un primo inseguimento fanno in tempo a tagliare la zampa sinistra dell’animale, che però riesce a dileguarsi. Sono più fortunati la volta successiva quando, dopo diversi giorni di appostamenti, finalmente lo vedono e sguinzagliano i cani, che riescono a circondare la bestia. I cacciatori sono sicuri di aver visto un lupo, ma quando si avvicinano trovano invece Peter Stumpp, un rispettato membro della comunità locale, agiato contadino rimasto vedovo e con due figli da accudire. La prova che il lupo mannaro e il contadino siano la stessa creatura sta nel fatto che a Stumpp manchi la mano sinistra…

La bestia che per anni ha terrorizzato le campagne è davvero un mostro, è un licantropo! E’ Peter Stumpp

Nel 1589 inizia il processo al lupo mannaro (un filone che rientra nei famigerati processi alle streghe) e Peter, tanto per non perdere tempo, inizia a essere interrogato quando gli accusatori lo hanno già disteso sul “tavolo di stiramento” (uno strumento che arrivava a disarticolare gli arti), e prima ancora che la tortura inizi lui confessa tutto, anche più di quanto fosse necessario. Bisogna specificare che la tortura all’epoca era uno strumento per gli interrogatori assolutamente usuale, e stiracchiare un po’ il malcapitato era la prassi.

La storia di Peter Stumpp

Peter Stumpp inizia a raccontare, e la sua storia soddisfa la curiosità dei giudici. Ha solo 12 anni quando si fa irretire dal fascino dell’occulto e della magia nera, anche grazie a un incontro col diavolo in persona, che gli regala una cintura di pelle di lupo in grado di trasformarlo in licantropo, lui dice a “somiglianza di un lupo avido e divoratore, forte e potente, con occhi grandi che nella notte brillavano come fuoco, una bocca grande e ampia, con denti aguzzi e crudeli, un corpo enorme e zampe potenti”, per tornare alle sue sembianze umane una volta tolta.

Da lupo mannaro – confessa Stumpp – ha divorato molti animali e, nell’arco di venticinque anni, 14 bambini e due donne incinte, feti compresi, dei quali mangia quelli che lui definisce “il loro cuore pulsante e caldo”, veri “bocconi prelibati”. Ma l’orrenda ammissione dei suoi atti mostruosi non finisce qui: l’uomo aggiunge che tra le vittime c’è il suo stesso figlio (di lui mangia il cervello), e poi di aver avuto rapporti incestuosi con la figlia, che all’epoca ha circa 15 anni, con la quale forse ha pure un concepito un figlio. Si spinge addirittura ad affermare di essersi unito carnalmente con una succube (demone femminile) mandatagli dal diavolo in persona.

Condanna ed esecuzione

La confessione di crimini tanto aberranti porta inevitabilmente a una condanna a morte, anche se la cintura magica non viene mai ritrovata e l’unica prova che c’è è indiziaria, ovvero la sua mano sinistra mozzata. Stumpp (ma viene chiamato anche Stube, Stubbe, Stub) potrebbe essere, forse, solo un riferimento al moncone del braccio – stumpf in tedesco significa spuntato, tronco – e non il vero cognome dell’uomo.

L’esecuzione del licantropo, avvenuta il 31 ottobre del 1589, è di una brutalità che sarà eguagliata poche volte nel corso della storia delle pur tremende condanne dell’epoca: dopo averlo legato a una ruota, all’uomo viene strappata la pelle con tenaglie roventi, spezzati gli arti con la parte smussata di un’ascia, e poi viene decapitato e arso sul rogo, insieme ai corpi della figlia e dell’amante, che erano già state torturate e giustiziate a loro volta. La testa di Stumpp viene esposta su un palo dove c’è anche la sagoma in legno di un lupo, come monito per altri licantropi.

A secoli di distanza, su una vicenda tanto orrenda, si possono fare solo due supposizioni: Peter Stumpp era un serial killer cannibale (come ce ne sono stati altri nel corso della storia), oppure una vittima innocente, il capro espiatorio ideale in un contesto molto complicato. Non solo Stumpp era benestante (i beni dei condannati per stregoneria venivano incamerati, metà per ciascuna, dall’autorità religiosa e civile), ma aveva anche la colpa di essere protestante, in una regione dove, proprio nel 1587, i protestanti erano stati appena sconfitti e la chiesa cattolica aveva ripreso il sopravvento.

Quell’esecuzione così violenta potrebbe essere una dimostrazione di forza nei confronti dei protestanti?

L’ipotesi può non essere peregrina, perché la caccia alle streghe (e ai licantropi in maniera assai minore) nasce come lotta all’eresia, con diverse sfaccettature.

La caccia alle streghe

Nell’immaginario di molte persone la persecuzione delle streghe, le torture e i roghi sono indissolubilmente legate alla Chiesa cattolica e alla famigerata Inquisizione (nata appunto per combattere le eresie), dimenticando che in realtà il più alto numero di condanne a morte per stregoneria si conta nei paesi dove attecchisce la Riforma protestante, ed esplode proprio all’inizio dell’era moderna – con pochi e sporadici episodi in epoca medioevale – perché cambia proprio la concezione di magia e stregoneria, che peraltro non vanno confuse.

Ancora all’inizio del XV secolo, la Chiesa ufficialmente nega l’esistenza delle streghe, imputando certe manifestazioni a ignoranza o fervente immaginazione. Poi arrivano l’Umanesimo e il Rinascimento e con essi, contrariamente a quanto ci si potrebbe immaginare, ecco che streghe, stregoni, sabba demoniaci e malefici diventano – quasi improvvisamente – una realtà tangibile, un male da estirpare a ogni costo, perché equiparati a un’eresia (che è il culto del diavolo).

Nei tumultuosi decenni della Riforma e Controriforma, durante i quali si intrecciano guerre religiose e politiche, carestie ed epidemie con conseguenti rivolte contadine, a chiunque sia al potere nei diversi stati d’Europa, a prescindere dall’adesione al cattolicesimo o al protestantesimo, le streghe appaiono come un comodo capro espiatorio al quale attribuire ogni male.

La persecuzione di queste donne (ma vengono condannati anche uomini, in particolare quando si tratta di licantropi) si estende dunque in tutta Europa, a partire da Francia e Svizzera per poi estendersi in Gran Bretagna, Germania, paesi del Nord, e in misura minore Spagna e Italia.

Se Innocenzo VIII emana la bolla Summit desiderantes affettibus, considerata – ma in modo erroneo – una sorta di autorizzazione a cacciare le streghe, Lutero dal canto suo esorta a bruciare vive le streghe, e lo stesso fa lo svizzero Calvino.

Per tornare al caso di Peter Stumpp, non si può non fare caso a una coincidenza che nulla ha a che fare con la stregoneria o la superstizione: nel 1587 la contea dove sorge Bedburg torna ad essere cattolica, retta da un vescovo-principe che può applicare la regola del cuius regio, eius religio (introdotta nel 1555), ovvero l’obbligo per i sudditi di uniformarsi al credo del proprio governante.

Come già detto, Peter Stumpp aveva aderito al protestantesimo, e questo forse l’ha trasformato nella vittima ideale, a dimostrazione dell’aberrazione di chi aderiva alla Riforma di Lutero. Questa è ovviamente solo un’ipotesi, che non potrà mai essere né confermata né smentita, ma certamente il suo caso all’epoca fece scalpore e dopo di lui molti altri uomini furono accusati e condannati per licantropia.

I Licantropi

D’altronde quello del lupo mannaro è un archetipo che affonda le sue radici nella notte dei tempi, a partire dal mitologico racconto dell’eroe sumero Gilgameš, che osa rifiutare le profferte amorose della potente e bellissima dea Inanna (o Ishtar) perché è certo che lei, dopo l’amore, l’avrebbe trasformato in un animale (lupo, uccello, rana, chi poteva dirlo?), come accaduto a tutti i precedenti amanti.

Il greco Erodoto ci racconta del popolo baltico dei Neuri: “… una volta all’anno ogni Neuri viene trasformato in un lupo, e dopo essere rimasti così per alcuni giorni torna di nuovo alla sua forma precedente. Per quanto mi riguarda, non posso credere a questa storia; ma [gli Sciti e i Greci] lo dicono lo stesso, sì, e giurano sulla sua verità. (Erodoto, Storie – IV,105)

C’è poi il mitico Licaone, re d’Arcadia, trasformato in lupo da Zeus perché gli aveva sacrificato (o dato da mangiare, nella versione di Ovidio) un bambino. E ci sarebbero ancora molti altri racconti fantastici di uomini che si trasformano, volontariamente o meno, in lupi.

Queste storie attraversano i secoli e, malgrado l’evidente origine pagana, seducono anche i cristiani. Così, quando nel 1428 si scatena la primissima caccia alle streghe su larga scala, nel Vallese, in Svizzera, non mancano nemmeno le accuse di licantropia. Non si conosce il numero delle persone condannate ed eventualmente giustiziate, ma certamente questo primo processo – ancora in epoca medioevale – dà il via a quella strage compiuta all’inizio dell’era moderna.

Dalla Svizzera, la fobia per i lupi mannari si trasferisce in Francia, in quelle aree rurali fitte di vegetazione dove, com’era naturale che fosse, qualche lupo ogni tanto sbranava gli animali al pascolo.

Non mancano quindi nemmeno le accuse di licantropia e le conseguenti esecuzioni. Tra i tanti si possono citare i casi di Michel Verdun e Pierre Burgot, capaci di trasformasi in lupi grazie a un unguento magico e giustiziati nel 1521, oppure quello di Gilles Garnier, un poveraccio che non metteva insieme il pranzo con la cena, che nel 1573 ammette di aver ucciso quattro bambini e di averli dati come cibo, di venerdì (quindi con doppio sacrilegio), alla sua affamata moglie. L’uomo confessa sotto tortura e precisa di avere ricevuto da uno spettro il solito unguento magico…

Più spaventosa è la storia della Bestia del Gévaudan, del XVIII secolo, colpevole di aver ucciso tra le 136 e le 300 persone in tre anni. In questo caso non viene individuato un responsabile umano, anzi, una non meglio precisata bestia viene uccisa da un cacciatore e così finiscono gli attacchi. Nel frattempo però molti avevano ipotizzato la presenza di un licantropo, e per fortuna in quel caso non c’è stato un capro espiatorio.

Difficile dire quante persone siano state mandate a morte per licantropia, perché nei processi quella colpa era sempre associata all’accusa di stregoneria. Secondo lo storico/antropologo olandese Willem de Blecourt, esperto di storia della magia e stregoneria, “il numero totale di licantropi perseguiti in Europa probabilmente non ha superato le diverse centinaia”. Certo, rispetto alle decine di migliaia di streghe sembra un numero irrisorio, ma scusate se è poco…


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