La serie di arazzi “La Dame à la licorne – La dama e l’unicorno” è considerata una delle più grandi opere d’arte del Medioevo, ed è esposta presso il Musée National du Moyen Âge di Parigi. Il museo, realizzato in un’antica residenza risalente al 1334, ospita una vasta gamma di straordinari reperti medievali, tra cui vetrate, mobili, sculture e manoscritti, ma gli oggetti più preziosi e famosi sono certamente i 6 arazzi.

Creati nelle Fiandre, la cui tradizione tessile era famosa durante l’epoca medievale, furono  tessuti fra il 1484 e il 1500, quindi a cavallo fra il medioevo e l’età moderna. La commissione delle opere arrivò da Jean le Viste, un nobile che gravitava attorno alla corte del re di Francia Carlo VII (1422-1461), oppure da Antoine II le Viste, un nobile della stessa famiglia.

La complessità della trama degli arazzi e la loro dimensione è impressionante

Solo i più ricchi esponenti della nobiltà francese sarebbero stati in grado di pagare un’opera di questo tipo, che dovette rappresentare una pietra miliare del proprio genere. Curiosamente, le opere d’arte non divennero di pubblico dominio sino a quando non furono riscoperte da Prosper Mérimeée, uno scrittore francese, nel 1841. Erano conservate al castello di Boussac, ma sfortunatamente non erano state preservate quale oggetto prezioso e inestimabile, quanto come dei normali tessuti inutilizzati.

Le opere risultavano scolorite, ammuffite e rosicchiate dai topi, un disastro che non si sarebbe mai più rimarginato. 41 anni dopo la loro scoperta, il museo che oggi li ospita li salvò dall’oblio e dall’incuria, comprandoli per la somma – astronomica per l’epoca – di 25.500 franchi.

Cosa è rappresentato

Intrecciati in stile “millefleur” o “mille fiori”, i primi 5 arazzi interpretano i 5 sensi: gusto, tatto, vista, udito e olfatto, con il sesto che rappresenta “à mon seul désir”, letteralmente “il mio unico desiderio”, di difficilissima interpretazione.

Ciascuna delle tende presenta una nobildonna, anche soprannominata la Monna Lisa del Medioevo, forse una vergine. Con la donna vi è infatti un unicorno – da cui il nome agli Arazzi – che era leggendariamente visibile soltanto dalle vergini, e un leone. Gli arazzi includono anche altri animali, come una scimmia, conigli, cani e uccelli.

Nel tatto la dama tiene in una mano una bandiera e nell’altra sfiora il corno dell’unicorno, con il leone seduto placidamente alla sua destra.

Nell’udito la dama suona uno strumento chiamato organo portativo, e siede su un tavolo coperto da un tappeto riccamente ricamato, con l’ancella che aziona il soffietto. Sia l’unicorno sia il leone sono entrambi ai lati della donna, e portano uno stendardo con 3 lune fra le zampe.

L’olfatto mostra una seconda ancella, così come nell’udito, con in mano una cesta di fiori mentre la dama intreccia una corona. Leone e Unicorno sono ai lati, entrambi con le loro insegne, e una scimmietta annusa uno dei fiori, rubato dal cesto della dama.

Nella vista la dama è seduta e regge uno specchio, mentre l’unicorno, con le zampe in grembo alla donna, ammira la propria immagine riflessa.

Nel gusto la dama prende qualcosa che assomiglia a una caramella dal piatto, sorretto dalla cameriera, forse per darlo al pappagallino che le si appoggia sulla mano sinistra. Sia il leone sia l’unicorno sono sulle zampe posteriori, e la scimmietta mangia qualcosa ai piedi della donna, probabilmente una caramella presa dallo stesso piatto.

Il sesto arazzo è il più grande della serie, intitolato “À Mon Seul Désir”, dalla scritta sulla tenda al centro della scena.

Lo stile dell’opera è leggermente differente da quello delle altre. La scritta in cima alla tenda –  À Mon Seul Désir – è oscura, interpretabile vagamente come “il mio unico / solo desiderio”, “secondo il mio solo desiderio”, “con la mia sola volontà”, “l’amore desidera solo la bellezza dell’anima” oppure ancora “per calmare la passione”. L’ancella è alla destra della dama, mentre tiene aperta una cassetta. La signora le porge la collana che indossa negli altri arazzi, e in quest’unica opera la si vede accennare un sorriso. Alla sua sinistra c’è una panca bassa, con un cane seduto su un cuscino decorativo. L’unicorno e il leone si trovano ai lati delle donne e sorreggono le insegne, mentre la scimmietta è ai piedi della dama, e dietro il leone si vede un cane.

Questo arazzo, il cui significato non è definito dagli storici, ha generato una serie di interpretazioni. Una di queste vuole la dama che rinuncia alle passioni suscitate dagli altri sensi riponendo la collana nello scrigno. Un’altra vuole l’arazzo come la visualizzazione del “sesto senso”. Altre interpretazioni vedono l’arazzo come rappresentante l’amore o la verginità.

L’interpretazione più articolata

Una recente interpretazione è più complessa e, forse, interessante. Le parole “à mon seul désir” si traducono anche in “con il mio unico desiderio”, nel senso che le persone sono l’unica specie che desidera gli oggetti materiali, anche se condividiamo i cinque sensi con gli animali. Gli arazzi sembrano essere disposti in modo da mostrare che, mentre condividiamo con le altre creature i cinque sensi, siamo unici nel nostro desiderio di oggetti preziosi. Nello scenario raffigurato nell’ultimo arazzo non è chiaro se la donna stia prendendo la sua collana o la metta via, ma questa distinzione non ha importanza. Che la prenda o la porga, l’ancella custodisce la collana d’oro.

Nei primi cinque arazzi, uno o più animali vengono mostrati mentre condividono il senso rappresentato insieme alle donne. In “Vista”, l’unicorno si guarda in uno specchio; in “Udito” tutti gli animali possono sentire la musica; in “Gusto” la scimmietta mangia la caramella mentre la mangia anche la dama; in “Olfatto” la scimmia annusa un fiore mentre la dama assembla una ghirlanda mentre in “Tatto” la dama tocca il corno dell’unicorno. Nell’ultimo arazzo, invece, solo le due donne sono impegnate a maneggiare la collana, mentre gli animali sembrano guardarle da lontano, assenti e non partecipi alla loro attività.

La tenda dell’ultimo arazzo serve anche a separare le figure umane dal mondo naturale, che comprende anche l’unicorno e le sue mitiche qualità. La tenda incornicia la dama che maneggia la sua collana e la porge alla cameriera, e non è presente in nessuno degli arazzi precedenti.

L’interpretazione precedente, che coniuga insieme tutta l’esalogia degli arazzi, permette di raggiungere una conclusione:

Gli uomini possono vivere insieme agli animali condividendo i propri sensi, ma sono diversi perché desiderano oggetti unici

Indipendentemente dall’interpretazione, gli arazzi rappresentano un ciclo di lavorazione fiamminga di inestimabile valore, e offrono una visuale sull’estetica e sul simbolismo medievale, incluso il mitico “unicorno”, animale leggendario la cui genesi è certamente riconducibile al commercio di zanne di Narvalo dai paesi artici.

Sotto, un video ci porta di fronte agli Arazzi nel Musée National du Moyen Âge di Parigi:

Tutte le immagini sono di pubblico dominio.

Categorie: Arte e Design

Matteo Rubboli

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...