Al momento dello scoppio della seconda guerra mondiale i Paesi Bassi si dichiararono neutrali così come avevano fatto nel primo conflitto mondiale. Nonostante ciò, i Tedeschi ritennero indispensabile occupare il paese per dar corso al “Fall Gelb”, ovvero il piano di attacco ad occidente voluto da Hitler una volta conclusa la campagna in Polonia, che avrebbe portato la Wehrmacht alla conquista della Francia.

La campagna, iniziata il 10 maggio 1940, si concluse nel giro di cinque giorni. Malgrado la sproporzione delle forze in campo, l’esercito olandese in un primo momento oppose una strenua resistenza a Afsluitdijk, Grebbeberg e nella Zelanda. I tedeschi, nel primo giorno di combattimento, furono costretti a ritirarsi, durante la “Battaglia dell’Aia”. Una sconfitta che, se non cambiò le sorti di quella guerra lampo, almeno consentì alla famiglia reale e ai membri del governo olandese di riparare a Londra.

Regina Guglielmina dei Paesi Bassi. Fotografia di dominio pubblico condivisa via Wikipedia

 

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La resa della città di Rotterdam segna, se non la fine dei combattimenti (proseguiti per qualche giorno nella parte meridionale del paese), la capitolazione ufficiale dell’Olanda: le forze di occupazione instaurano un regime repressivo, guidato dal Reichskommissar Arthur Seyß-Inquart, terminato solo con la liberazione del paese, nel maggio del 1945. I nazisti, oltre a una intensa campagna di proselitismo, imposero nuove regole amministrative, come l’obbligo di dotarsi di una carta d’identità (mai usata in precedenza nel paese), mentre i funzionari statali dovevano dichiarare la propria appartenenza alla razza ariana.

il Reichskommissar Arthur Seyß-Inquart. Foto della Bundesarchiv condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia

Nei Paesi Bassi, nonostante una diffusa acquiescenza verso le forze di occupazione, quando non convinto collaborazionismo, esistevano sacche di resistenza, sostenute peraltro dal governo in esilio che, dopo il D-day, aveva chiesto la collaborazione fattiva della popolazione nella lotta contro i tedeschi. I ferrovieri olandesi si fecero carico di rispondere all’appello distruggendo le linee ferroviarie. Per tutta risposta i tedeschi tagliarono in modo significativo le regioni occidentali – l’area più popolata del paese – dalle forniture di cibo. Quando, nell’inverno del ’44, consentirono il trasporto via fiume, il congelamento precoce dei canali impedì comunque l’arrivo dei generi alimentari, mentre il paese era ormai un grande campo di battaglia, con i tedeschi che, ormai in ritirata, allagavano i campi coltivabili. Per gli olandesi è l’Hongerwinter, l’inverno della fame, una moderna carestia imputabile solo alle forze di occupazione.

La popolazione era ridotta allo stremo, tanto che arrivò a cibarsi di bulbi di papavero macinati

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In una situazione tanto drammatica il dottor Willem Karel Dicke, pediatra dell’Ospedale Juliana dell’Aia, si accorse che, rispetto al resto dei pazienti, un gruppo di ammalati non stava soffrendo come gli altri:

I bambini in cura per celiachia stavano migliorando, anche se morivano di fame

La storia della malattia celiaca iniziò probabilmente 10.000 anni fa, con l’introduzione della coltivazione dei cereali nella zona della “Mezza Luna Fertile” – Siria, Israele, Iran, Iraq – poi estesasi anche in Europa e nel resto del mondo.
 Il primo medico che segnalò la malattia celiaca nell’adulto fu Areteo di Cappadocia nel II secolo d.C., denominandola “affezione celiaca”, da κοιλιακός (koiliakòs), “addominale”, per definire un’alterazione intestinale.

Areteo di Cappadocia. Foto di pubblico dominio condivisa via Wikipedia


Oggi si sa che la celiachia è una malattia autoimmune genetica, che comporta gravi reazioni al glutine, una proteina presente nei cereali come il grano. Anche se spesso diagnosticata tardivamente, una volta identificata è semplice da trattare: occorre seguire una dieta priva di glutine.

Ma fino a non troppi decenni fa, la celiachia rimaneva un mistero per i medici. La malattia aveva effetti devastanti, sopratutto sui bambini, che spesso ne morivano: l’infiammazione dell’intestino tenue provoca malnutrizione e un conseguente arresto della crescita fisica e dello sviluppo mentale. I bambini affetti da celiachia avanzata presentavano sintomi gravissimi, come eruzioni cutanee, arti avvizziti e grandi pance gonfie, simili a quelli delle vittime di carestia.

Nel 1888 Samuel Jones Gee fu il primo medico a riconoscere la celiachia nei bambini, individuando quelli che sono i sintomi e le conseguenze della malattia. Il dottore intuì anche la causa, ovvero un alimento specifico, che però non riuscì ad individuare. Negli anni successivi altri medici si occuparono di quella pericolosa malattia che sembrava colpire in particolare i bambini. Qualcuno ipotizzò che la causa fossero sostanze tossiche presenti negli alimenti e non digerite, altri pensarono a una mancanza di secrezioni biliari, fino a che, nel 1908 il dottore statunitense G.A.Herter non si convinse che la malattia celiaca fosse dovuta a un’infiammazione dell’intestino dovuta a un eccessivo sviluppo della flora intestinale.

Piano piano il mondo scientifico si stava avvicinando alla verità.

Nel 1924 il pediatra S.V. Haas ottenne dei risultati nella cura dei bambini celiaci con una dieta a base di banane: seppure partendo da un presupposto errato – Haas riteneva responsabile della malattia l’amido – raggiunse lo scopo. Probabilmente molti bambini si salvarono grazie alla sua dieta, salvo ritrovarsi da adulti, una volta reintrodotti alcuni cerali nell’alimentazione, nuovamente alle prese con i sintomi della malattia.

Karel Dicke era convinto di una correlazione tra celiachia e grano e se ne convince ancora di più quando, nel 1932, viene proposta una cura per la celiachia. Si trattava di una polvere talvolta somministrata con pane e marmellata. Dicke si accorse che il riaccendersi dei sintomi corrispondeva all’assunzione della medicina con il pane.

Nel 1936, quando Dicke divenne, a soli 31 anni, direttore dell’Ospedale infantile Juliana, iniziò una lunga osservazione su un bambino celiaco, che nel periodo di degenza ospedaliera venne nutrito senza cereali, mentre riprese, per volontà dei genitori, una dieta che comprendeva grano, una volta dimesso dall’ospedale. Studiando le mappature dello sviluppo del ragazzo, Karel Dicke riscontrò una crescita ed un miglioramento clinico proprio nel periodo di ricovero.

Karel Dicke con un paziente:

Nel periodo di occupazione nazista Karel Dicke, nonostante i combattimenti e le difficoltà sociali, non abbandonò le sue ricerche. In un intervento durante un congresso della Società Olandese di Pediatria del 1943, indicò come problema situazionale la mancanza di banane all’interno dei Paesi Bassi per via della carestia e propose come alternativa il porridge dolce o salato, che non contiene farina di frumento.

Willem Karel Dicke:

Mentre gli Alleati cominciarono nel 1944 a liberare le aree meridionali dei Paesi Bassi, i tedeschi continuavano a controllare strettamente l’Occidente e i loro commerci. All’interno dell’ospedale fu Karel Dicke stesso che ordinò bulbi tulipano per sfamare i pazienti, nonostante gli evidenti rischi: i bulbi di tulipano contengono glicoside, che può essere velenoso.

Molti olandesi non ebbero scelta, e durante la guerra furono consumati circa 140 milioni di bulbi

Questa occasione estrema segnò una svolta significativa nella ricerca medica riguardo la celiachia: per i bambini celiaci la carenza di cibo e il digiuno creavano conseguenze meno gravi rispetto all’ingestione di frumento. Nei Paesi Bassi il tasso di mortalità dei bambini con celiachia scese durante la carestia alimentare dal 35% fino quasi allo 0%.

Il 29 aprile 1945 le forze alleate iniziarono a consegnare provviste ai cittadini olandesi affamati sull’intero territorio. La liberazione dei Paesi Bassi, guidata dalle forze canadesi, venne ufficializzata il 5 maggio.

Truppe canadesi che passano davanti a un mulino. Fotografia di pubblico dominio condivisa via Wikipedia


La popolazione tornò gradatamente a una vita normale, ma i bambini celiaci ricominciarono a soffrire dei loro disordini. Karel Dicke dedicò i cinque anni successivi alla ricerca per registrare cosa aveva osservato durante gli anni della guerra. Nel 1948 utilizzò cinque soggetti di prova, fornendo a ognuno di essi un cereale diverso e registrando le alterazioni di peso e aspetto delle feci.

Atrofia dei villi in un contesto infiammatorio. Immagine di pubblico dominio condivisa via Wikipedia

I risultati delle sue ricerche successive, condotte in collaborazione con altri medici, portarono s individuare il glutine come l’origine del disturbo. Il lavoro di Dicke riscosse un’enorme approvazione all’interno della comunità medica, eccetto che in quella statunitense, convinta del valore della dieta della banana.

La Società Olandese di Gastroenterologia conferì a Karel Dicke la prima medaglia Dicke d’oro, mentre nel 1962 era stato deciso di conferirgli il premio Nobel per la medicina. Dicke non fece in tempo a riceverlo, perché morì una settimana prima, per una malattia cerebrovascolare.

Il figlio di Dicke, Karel, riassume la vita del padre in poche parole: “E’ stato un uomo che ha vissuto per i bambini, per la medicina, per l’Olanda. E per noi come famiglia”.

Martina Manduca
Martina Manduca

Vivo a Venezia e ho studiato Archeologia medievale tra l’Università di Padova e l’Università di Cordoba in Spagna. Sono appassionata di arte, letteratura e cucina e mi piace scoprire un aspetto nuovo di ognuna di esse viaggiando per il mondo.