Non deve essere stato molto felice Filippo II di Francia quando, nella primavera del 1212, gli si presenta davanti un ragazzino, tale Stefano da Cloyes-sur-le-Loir, che pretende di fargli leggere una lettera ricevuta, brevi manu, da Gesù Cristo in persona, mentre lui pascolava le sue pecore nelle terre dell’Orléans. La missiva doveva essere consegnata al sovrano in persona, per esortarlo a una nuova crociata, dopo quella non proprio positiva condotta insieme al rivale Riccardo Cuor di Leone.

Sotto, il video racconto dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:

Filippo forse l’avrebbe anche fatto allontanare senza troppi complimenti dalle sue guardie, ma quel bambino di 12 anni, nel tragitto dal suo villaggio a Parigi aveva raccolto un seguito di fanciulli assai consistente, un numero variabile da 15.000 a 30.000 tra pueri e puellae, ragazzi e ragazze che marciavano cantando “Signore Dio, esalta il cristianesimo! Signore Dio, restituiscici la Vera Croce!”: praticamente il primo raduno giovanile d’Europa, la cosiddetta Crociata dei Bambini.

La crociata dei fanciulli in un’illustrazione di Gustave Doré

Potrebbero essere considerati anche i primi Papa-Boys della storia, se non fosse che il papa dell’epoca, Innocenzo III (l’unico che aveva l’autorità per farlo), non aveva convocato quella crociata, né tantomeno aveva intenzione di approvarla.

Ma questo Stefano non poteva saperlo. Il ragazzo consegna la lettera a Filippo II, che la fa leggere ai suoi teologi. Pur riconoscendo la buona fede dei fanciulli, la missiva viene ritenuta falsa e il re esorta i bambini a tornarsene a casa. Su quello che avviene dopo esistono diverse versioni, perché la vicenda dei piccoli crociati francesi si intreccia con un’altra simile, cominciata negli stessi mesi in Germania.

La Crociata dei Bambini di Johann Jakob Kirchhoff

In realtà, l’intera vicenda è piuttosto oscura, se pur menzionata in almeno 50 cronache dell’epoca. Pare comunque che molti dei bambini francesi abbiano ripreso la strada di casa, mentre altri si siano diretti verso la Germania, e più precisamente a Colonia, dove un altro ragazzo, Nicola di Colonia, stava organizzando una crociata di giovanissimi: lui voleva proprio portarli in Terra Santa a “piedi asciutti”, attraversando il Mar Mediterraneo che si sarebbe aperto come il Mar Rosso, per volontà di Dio, come durante l’esodo biblico.

Migliaia di bambini, a cui si uniscono molte altre persone, tanti disperati e qualche malfattore, valicano le Alpi e arrivano in Italia. A Genova si siedono davanti al mare, in attesa che questo si separi, per marciare verso la Terra Santa. Il miracolo però non avviene e qualcuno accusa Nicola d’inganno, mentre altri riprendono la via di casa, anche se saranno in pochissimi a tornare:

Molti muoiono di stenti e altri rimarranno in Italia, a lavorare per pochi soldi

Nemmeno la fine di Nicola è nota, forse tornato nella sua città o finito chissà dove.

La partenza: un episodio della crociata dei bambini, di  Joanna Mary Boyce

La versione della storia che non fa incontrare i fanciulli francesi con i tedeschi racconta di Stefano e dei suoi seguaci a Marsiglia, in attesa di partire con una nave per la Terra Santa. Nella città francese due figuri dal nome non proprio rassicurante, Ugo il Ferreo e Guglielmo il Porco, mettono a disposizione sette navi per compiere la traversata. Due di queste finiscono in fondo al mare, nelle coste della Sardegna, mentre tutti gli altri bambini saranno venduti come schiavi ai mercanti arabi.

Fin qui realtà e leggenda si mescolano, in un intreccio difficile da sciogliere, ma studi moderni riconducono la vicenda della Crociata dei Bambini a due distinti, seppur simili, episodi: nel 1212, in Germania, un pastore chiamato Nikolaus parte alla volta dell’Italia con circa 7.000 seguaci, arrivando a Genova nell’agosto di quell’anno. Nell’impossibilità di raggiungere la Terra Santa, il gruppo si disperde. Qualcuno se ne torna a casa, altri si dirigono a Marsiglia, finendo nelle mani di mercanti di schiavi, e forse in pochi arrivano a Roma, al cospetto del papa, per essere sciolti dal voto della crociata.

In quegli stessi mesi in Francia, un pastore di nome Stefano riesce a radunare circa 30.000 persone, che lo accompagnano a consegnare a Filippo II una lettera ricevuta da Gesù. Il sovrano ordina loro di andare ciascuno per la sua strada, e così quel movimento nato da un entusiasmo religioso si disperde. Non risulta comunque che il gruppo avesse intenzione di partire per la Terra Santa.

E’ facile immaginare che i cronisti dell’epoca abbiano mescolato le due storie, aggiungendo molto del loro e lasciando un resoconto romanzato della cosiddetta Crociata dei Bambini. A guardar bene poi, non si trattava probabilmente di fanciulli, almeno secondo lo storico medievista Peter Raedts, che fa un’altra ipotesi. Il termine latino puer, bambino, usato nelle cronache, sarebbero in realtà pauper, ovvero povero:

Si tratterebbe quindi di una improbabile crociata di poveracci, forse mezzadri e contadini rimasti senza mezzi, non per forza giovanissimi

La Crociata dei Bambini di Witold Wojtkiewicz

Comunque siano andate le cose, quei movimenti spontanei convinsero Innocenzo III, a meno di un anno di distanza, a convocare una nuova Crociata, la Quinta. E soprattutto dimostrano quanto voci isolate ma persuasive riescano ad aggregare persone fragili (poveri o bambini che fossero) conducendole verso una strada senza destinazione, come fece il Pifferaio di Hamelin, il personaggio della triste fiaba che qualcuno ritiene fosse ispirato proprio a quel Nicola della sfortunata Crociata dei Bambini.

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Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.