Un verdetto di “morte accidentale da incendio, causato dalla crinolina” fu stilato da un vice-coroner inglese dopo il decesso di Margaret Davey. Ma volle precisare di essere “stupito al pensare che la mortalità causata da tale moda non fosse stata portata con maggior forza all’attenzione del Cancelliere Generale”.

A differenza di altri accessori di abbigliamento, la crinolina fu indossate dalle donne di epoca vittoriana di ogni classe sociale, tanto che in un manuale di galateo del 1875, l’autore critica le domestiche di Londra, proprio per la loro abitudine di indossare le ingombranti ‘ruote’ sul posto di lavoro. La sua era un’osservazione che non prendeva in considerazione la scomodità dell’accessorio, ma le sconvenienti conseguenze del suo uso: quando le cameriere si inginocchiavano per sfregare i pavimenti, la crinolina faceva alzare l’abito, mettendo in mostra la parte inferiore del corpo, che ispirava pensieri impuri ai maschi che assistevano a tale spettacolo.

Tuttavia, molte donne di servizio non accettarono il divieto di indossare la crinolina sul lavoro, perché sembrò loro una limitazione della libertà personale.

Oltre che per l’ampio uso della crinolina in quel particolare contesto, l’accessorio, una gonna di tessuto rigido imbottito di crini di cavallo, fu contestato per un motivo ben più preoccupante:

La sua alta infiammabilità

Si stima che, nell’arco di circa un decennio, gli anni ’60 del 19° secolo, solo in Gran Bretagna siano morte circa 3.000 donne uccise da incendi innescati dalla crinolina.

Nel 1863, la sguattera quattordicenne Margaret Davey, così come la sedicenne Emma Musson, morirono mentre svolgevano i loro compiti in cucina, perché la loro crinolina prese fuoco. Ma non erano solo le donne di servizio ad avere incidenti di questo tipo: nel 1871 presero fuoco gli abiti da sera delle sorelle Emily e Mary Wilde, decedute per le ustioni riportate. Ancora più tragico il bilancio dell’incidente che avvenne, sempre nel 1863, a Santiago del Cile: un grave incendio, amplificato dalla massiccia presenza di crinolina, uccise dalle due alle tremila persone.

Questo accessorio, indossato dalle donne di tutto il mondo occidentale e non solo, provocò tantissime morti in diversi paesi: lo scrittore-giornalista bulgaro Slaveykov affermò che, tra il 1850 e il 1864, almeno 39.927 donne erano morte in tutto il mondo a causa degli incendi legati all’uso della crinolina. Materiali molto meno infiammabili, disponibili già allora, non venivano usati, perché considerati poco eleganti.

Oltre all’incendio, la crinolina poteva provocare anche altri tipi di incidenti: impigliarsi tra i piedi, o nelle ruote delle carrozze, oppure causare imbarazzo, se una raffica di vento la faceva ribaltare, lasciando scoperta la biancheria intima. Nel 1859, durante una caccia al tesoro, la duchessa di Manchester si ritrovò, mentre oltrepassava un ostacolo, con la crinolina (e tutte le svariate gonne che si usava sovrapporre) sopra la testa, svelando i suoi mutandoni di un’audace rosso scarlatto.

Ben più gravi le conseguenze di un’incidente avvenuto nel 1864, in un’industria: un meccanismo rotante prese nei suoi ingranaggi la crinolina di un’operaia, Ann Rollinson, che morì per le ferite riportate.

Come tutte le mode, anche quella della crinolina passò, forse più per il suo ingombro che per i rischi che comportava: l’accessorio cominciò ad essere malvisto dagli uomini, che si sentivano quasi sminuiti vicino alle donne che lo indossavano, perché (ahinoi) ‘occupavano spazio sufficiente per cinque’.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.