Durante buona parte del Medioevo i libri venivano creati con pelle di animale, comunemente nota come pergamena (anche detta cartapecora), utilizzata al posto della carta di fibre vegetali che la soppianterà quasi del tutto a partire dal XIV secolo.

Sotto, un disegno mostra la preparazione della pergamena:

La pergamena veniva preparata in modi differenti, in base alla ricetta utilizzata. In genere la pelle veniva prima lavata per rimuovere il sangue e lo sporco, poi immersa in una soluzione fortemente alcalina  (acqua e calce) per rimuovere i peli residui. In seguito venivano asportati i peli e pezzetti di carne rimanenti dal pergamenaio, per poi passare alla fase di essiccazione in tensione, simile alla posa della pelle di un tamburo, che durava circa una settimana. Una volta asciugata, la pelle era pronta per essere tagliata ed utilizzata per la scrittura.

Durante le fasi di lavorazione più delicate, quando il pergamenaio utilizzava un coltello a mezzaluna per rimuovere i residui di carne o peli, poteva capitare che la pergamena si danneggiasse, con la creazione di piccoli fori. La pergamena non veniva buttata, ma veniva utilizzata lo stesso, pagata dagli acquirenti probabilmente ad un prezzo minore rispetto alla pergamena “perfetta”. Diverse fonti riferiscono che la pergamena veniva venduta a quattro prezzi diversi, in base alla qualità della lavorazione ma anche e soprattutto all’assenza di imperfezioni come buchi o piegature. Il dato sulle imperfezioni oggi risulta particolarmente interessante non solo per la veste grafica del libro, ma perché indica agli storici quanto prezioso fosse considerato il manoscritto nelle fasi della sua realizzazione. Ad esempio, il Codex Gigas “La Bibbia del Diavolo” è completamente privo di rotture della pergamena.

I buchi venivano riparati cucendo con della seta le irregolarità, oppure includendo il foro nella veste grafica del libro. Ad esempio, nell’immagine sotto proveniente da un libro del XIV secolo del monastero di Vadstena, in Svezia, le riparazioni furono realizzate con seta di differenti colori.

A volte, in base all’atteggiamento degli amanuensi nei confronti della pergamena, i fori non venivano riparati, e divenivano parte integrante della veste grafica del libro. Nell’immagine sotto, tratta da un libro del IX secolo della Staatsbibliothek, il drago venne disegnato dietro al foro, che venne quindi lasciato nella sua forma originale.

Nell’immagine sotto, invece, i fori divennero il volto di un uomo con barba e baffi:

Altre volte gli strappi erano tanto importanti da obbligare alla riparazione, come nel caso sottostante:

Anche le pagine parzialmente strappate venivano ricucite, il tutto per ottimizzare i costi:

La pergamena sotto non solo presentava un foro, ma era anche irregolare nel bordo, particolare che probabilmente la fece costare molto poco al suo acquirente:

 
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Fonti: Medieval Books, Università di Uppsala.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...