La Contessa Morosini: l’ultima Dogaressa di Venezia

Ammirata e ricercata dagli uomini, invidiata dalle donne, per più di 50 anni la Contessa Morosini tenne banco in quello che ora definiremmo il Jet Set di Venezia, regnanti e nobili, artisti, personalità in ogni campo, tutti passarono per il suo salotto.

Anna Sara Nicoletta Maria Rombo, chiamata Annina, era nata a Palermo il 30 luglio 1864.
Il padre era il genovese commendatore Agostino, e la madre Carolina Thorel era discendente di una ricca famiglia, fra i maggiori azionisti della Banca d’Italia, e faceva parte dell’altissima borghesia, pur non essendo nobile. Oltre ad Annina avevano avuto altre due figlie, morte giovanissime.

Sotto, il video racconto dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:

Annina bambina:

Intorno al 1880 la famiglia si trasferì a Venezia, dove il padre divenne Direttore della filiale della Banca d’Italia. Annina venne educata come una giovane di belle speranze dell’epoca. Oltre alla cultura generale studiò lingue e ballo, indispensabile bagaglio culturale ai tempi. Non pare comunque fosse molto interessata allo studio, e da quello che riportano le cronache dell’epoca non era molto colta, o come dicevano le donne, di un’ignoranza abissale.

Era però molto intelligente, arguta, spiritosa e bella, tanto bella…

Nella quotidiana passeggiata di mezzogiorno in Riva degli Schiavoni era diventato normale avere capannelli di uomini che la aspettavano solo per guardarla. Lei era ovviamente conscia della propria bellezza e dell’ammirazione, nei ricevimenti a palazzo moltissimi uomini le fecero la corte, e fra questi anche Amedeo di Savoia, Duca d’Aosta, fratello del re Umberto I, ma Annina pareva totalmente indifferente, fu tutto meno che “civetta”.

Annina nel 1885, appena sposata:

Fu perciò una grande sorpresa per tutti quando nel 1885 Annina decise di sposare Michele Morosini, che portava in “dote” più titoli che denaro. I Morosini, di origine mantovana, erano una delle famiglie più nobili e antiche di Venezia, i quali avevano dato alla città ben 4 Dogi, ma la divisione familiare in moltissimi rami aveva frantumato ricchezza e possedimenti.

Ad ogni modo il matrimonio fu di stampo regale, partecipò tutta la nobiltà veneziana e Annina indossava un abito di Worth, stilista che vestiva regine e imperatrici. Gli sposi andarono ad abitare alla Ca’ d’Oro, degna cornice di quella che veniva definita “la più bella donna d’Italia”.

Annina con la figlia Morosina, 1890:

Poco dopo la nascita della loro unica figlia, Morosina, il 4 agosto 1886, Michele le lasciò e si trasferì a Parigi. Il suo amore era stato solo un colpo di fulmine, e lui era un uomo schivo, detestava la mondanità, mentre Annina adorava invitare, fare salotto, organizzare cene e ricevimenti e balli.

Morosina Morosini:

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Nel 1894 il Kaiser Guglielmo II passava sul Canal Grande con il suo panfilo e il suo seguito in occasione di un incontro con Re Umberto e vide Annina, che osservava il corteo dal balcone. Il Kaiser fermò il corteo, chiese di ormeggiare e si presentò per omaggiarla. Da quel giorno, e fino al 1918 quando andò in esilio, ogni volta che si trovò a Venezia per impegni ufficiali o andando a Corfù nella villa Achilleion acquistata dopo la morte di Elisabetta d’Austria (Sissi), il Kaiser non mancò di andarla a trovare, per sola e pura amicizia nonostante le voci pettegole che li volevano amanti.

Annina e la figlia, dopo la partenza di Michele, si trasferirono prima a Palazzo Correr-Contarini e infine a Palazzo Da Mula–Morosini, dove Anna abitò fino alla morte.

Foto di Annina autografata:

Annina organizzava ricevimenti memorabili, fastosi, eleganti, con tutti i più bei nomi della nobiltà e aristocrazia e moltissimi artisti e scrittori. Famose le sue feste in maschera per il carnevale e quella per il Redentore. Lei era ovviamente sempre al centro dell’attenzione, bellissima ed elegantissima, nella sale piene di specchi e dei suoi ritratti . Questo è in fondo quello che voleva, quello di cui aveva bisogno, ebbe sicuramente alcuni amanti, ma non relazioni, non erano quelle o l’amore che le interessavano.

La contessa Morosini era probabilmente innamorata solo di se stessa, ed erano l’ammirazione e la conquista che la gratificavano, era solo la sua vanità che voleva soddisfare, riuscendoci per moltissimi anni.

Annina, 1910 ritratto di Lino selvatico:

I suoi ricevimenti erano comunque meravigliosi: musica, eleganza e rinfreschi, indimenticabili per gli ospiti, anche se pare servisse solo champagne in bottiglie già aperte dove venivano travasati vini di qualità inferiore.

Annina 1903, ritratto di Michele Gordigiani:

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Questo dicono fosse un suo difetto, gli uomini la definivano parsimonia, le donne taccagneria vera e propria. Anna era un tipo pratico, riciclava i regali, e un aneddoto racconta che abbia erroneamente mandato in dono un candeliere a chi glielo aveva regalato, e chi lo ricevette le scrisse causticamente che in verità il candeliere faceva parte di una coppia.

Annina, 1904, ritratto di Vittorio Corcos

Ma non si curava di tutto questo, non ci badava, a chi le chiedeva cosa volesse in regalo chiedeva cose pratiche, generi alimentari o argenteria per ampliare un servizio. Non aveva peli sulla lingua, non era ipocrita:

Se qualcuno le chiedeva cosa desiderasse, perché non avrebbe dovuto dirlo?

Annina in maschera nel 1937:

Era generosissima con gli amici ma detestava lo spreco, come gli omaggi floreali, ritenuti inutili, ed erano famosi i suoi infastiditi lanci di mazzi di fiori dalle finestre sul Canal Grande.

Quando non riceveva a casa la si poteva trovare al Cafè Florian, o dal 1931 all’Harry’s Bar, sempre attorniata da amici e ammiratori. E ne aveva davvero tanti. Nel 1896 conobbe D’Annunzio che abitò nella Casetta Rossa (o Casetta delle Rose) fino al 1918.

La Casetta Rossa era proprio sull’altra sponda del Canal Grande, di fronte a Palazzo da Mula. D’Annunzio definiva Annina come la “Bellezza vivente” e fra i due nacque una grande amicizia, solo amicizia nonostante le malelingue, che durò fino alla morte di lui nel 1938.

Le cronache raccontano che proprio grazie a D’Annunzio la contessa Morosini incontrò la Marchesa Luisa Casati, amica e amante del poeta che la definiva “la divina marchesa” e che nel 1910 aveva acquistato Ca’ Venier dei Leoni (ora Museo Guggenheim), ed era in pratica la vicina di casa di Annina.

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Le due fecero scintille

Entrambe bellissime, Luisa era di 17 anni più giovane, e approcciò la Contessa dicendole che ricordava quando da piccola suo padre le raccontava della bellezza di Annina. La Morosini non si scompose, e con calma le rispose: “Senza tornare tanto indietro, tuo marito mi parlava ogni sera della tua”. Morosini 1 – Casati 0.

Annina in tenuta da Dama di Palazzo della Regina Elena 1937:

Nel 1913 la figlia Morosina sposò Luigi Nicolis Conte di Robillant e nel 1914 Annina divenne nonna per la prima volta. Tranne Francesco Giuseppe Imperatore d’Austria, tutti i sovrani europei furono suoi ospiti e non solo, negli anni la visitarono anche lo Scià di Persia e l’Aga Khan III e la Begum Yvette Labrousse, Re Fouad d’Egitto:

Nessuno poteva passare per Venezia senza andare ad omaggiare Annina, ormai chiamata “la Dogaressa”

L’ultimo grandioso ricevimento di Annina, con 300 invitati, fu nel 1938, in occasione del matrimonio di Eugenio di Savoia-Genova con Lucia di Borbone – Due Sicilie. Profondamente monarchica, Annina era stata insignita del titolo di “Dama di Palazzo della Regina Elena”, un titolo puramente onorifico, per il suo forte legame con casa Savoia. E proprio per casa Savoia fece l’eccezione della sua ultima uscita pubblica nel 1946 per andare a votare al referendum Repubblica/Democrazia del 2 Giugno, la prima votazione cui parteciparono anche le donne italiane.

Col passare del tempo Annina infatti non usciva più di casa, gli scuri delle finestre erano sempre accostati perché il sole evidenziava le rughe che lei per prima non voleva vedere. Continuava a ricevere gli amici più stretti, ovviamente la figlia con i nipoti, ma era ormai finita l’epoca delle feste e dei ricevimenti.

Si limitava a guardare dalla finestra la sua Venezia e nessuno la vide più in pubblico. Morì a causa di un ictus il 10 aprile 1954. Il suo funerale fu seguito da tutti i veneziani che rendevano omaggio all’ultima dogaressa. E’ sepolta nella Cappella Rombo-Thorel nel cimitero di San Michele.

Giovanna Francesconi

Amo la storia, e le storie dietro ad ogni persona o oggetto. Amo le cose antiche e non solo perché ormai ne faccio parte pure io, ma perché la verità è la figlia del tempo.