Il 1° Settembre 1513 Vasco Nunez de Balboa (1475-1519), partito alla ricerca di un regno ricco d’oro, s’incammina attraverso la cordillera panamense; dopo molti giorni di marcia attraverso la vergine foresta dell’istmo, abitata da nativi ostili e bellicosi, il venticinquesimo giorno dello stesso mese scopre un immenso bacino d’acqua, una vasta distesa azzurra che si perde oltre l’orizzonte, un oceano ricco di isole meravigliose che faranno sognare l’Europa fino ai giorni nostri. Lo stupore è immenso; già dalla spedizione di Colombo circolavano voci su un mare a ovest di quella terra, e ora finalmente si è scoperto che la terra con tanta fatica attraversata è un istmo, un passaggio che renderà più facili le spedizioni verso il regno dell’oro, il Perù, ma anche verso il Catai, la Cina Settentrionale. Balboa non indugia oltre e, dopo le prime esultanze accompagnate dall’intonazione di canti religiosi, rivendica il nuovo mare in nome della corona Spagnola.

Sotto, ritratto di Vasco Núñez de Balboa:

La cupidigia europea ha già iniziato a muoversi silenziosamente in quell’Oceano di nuova scoperta. La ricerca dell’oro li ha condotti alle porte di un altro mondo che attende solo di essere saccheggiato, spogliato di tutte le sue risorse, che in futuro si riveleranno ben più preziose dell’oro.

Intanto, europei e polinesiani continuano le loro vite ignari dell’esistenza reciproca. La conquista del Sud America è appena iniziata, ma nonostante ciò la Spagna non ha ancora abbandonato le sue mire verso l’Oriente, e al di là del Mare del Sud devono per forza trovarsi l’India e i paesi delle spezie e dell’oro.

Il 28 novembre 1520 Magellano, traversato il celebre stretto cui darà il nome, entra nell’Oceano che battezza Pacifico, per via dell’apparente calma delle sue acque. Le prime isole incontrate sono disabitate (forse una delle Tuamotu e Puka-Puka). Solo il 6 marzo dell’anno successivo approderanno in alcune isole popolate da molte persone povere e “false”, tanto che verranno battezzate col nome di Isole dei Ladroni. Semplicemente questi indigeni non erano avvezzi al concetto di proprietà, inoltre facilmente si può immaginare la curiosità che queste persone, convinte di essere le sole al mondo e dell’inesistenza di altre terre oltre al loro arcipelago, provarono quando videro in lontananza quegli immensi bastimenti che con grande imperiosità abbattevano le loro convinzioni. Il primo incontro finì nel sangue, Magellano fece uccidere sette/otto nativi e bruciare il loro villaggio:

Queste povere anime deboli e inermi poterono solo cercare di placare la furia del navigatore offrendogli in dono molta frutta, quasi come fosse un dio greco

Sotto, ritratto del navigatore portoghese Ferdinando Magellano (1480-1521):

Molte navi partiranno dopo di lui approdando a poco a poco in quei piccoli ed esotici lembi di terra, attratti dai racconti che da un po’ di tempo giravano nelle impervie strade del Perù circa oro e ricchezze situate a occidente oltre il mare. Il metallo prezioso non poteva che trovarsi su un altro continente, la Terra Australis.

I loro avventurieri continuavano a sognarsi Eldoradi, Ophirs, isole d’oro. Diedero essi i nomi pomposi di Roca d’oro e Roca de Piata (scoglio d’oro, scoglio d’argento), a sterili e deserte isoluccie” scrive Casimiro Enrici nella sua Storia dell’Oceania.

Sotto, l’isola Tuamotu in Polinesia, fotografia di Yves Picq condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

Nel 1568 Alvaro de Mendaña mette piede sull’isola di Santa Isabel, appartenente all’arcipelago delle Salomone, così chiamate perché identificate con Ofir e le miniere del re biblico. Dopo iniziali rapporti cordiali, il bisogno di cibo inferocisce gli spagnoli che prendono a saccheggiare e usare violenze sugli isolani, i quali non producevano/raccoglievano abbastanza cibo per sostentare anche i nuovi arrivati. La scarsità di risorse, i conflitti e la fatica decretano la fine del viaggio, ma non l’abbandono dei sogni dorati di Mendaña: per trent’anni le Salomone furono dimenticate, e solo nel 1595 riparte, scoprendo questa volta le Marchesi, la cui popolazione verrà pesantemente abbattuta, moriranno circa 200 indigeni. Scenario simile si ripeté a Nendo.

Sotto il navigatore spagnolo Álvaro de Mendaña de Neira (1542-1595):

I successivi contatti avvengono a opera di Pedro Fernández de Quirós nel 1606. Tocca varie isole disabitate, poi le Nuove Ebridi e l’Isola dello Spirito Santo, che crede parte del continente australe. Tenta di fondare un insediamento, ma a causa di disordini con gli indigeni e all’interno dell’equipaggio deve riprendere il mare e abbandonare l’isola. L’arcipelago sarà riscoperto solo nel 1768 da Bougainville.

Sotto, fotografia del 1890 al villaggio Silipa nelle Nuove Ebridi:

Tra XVII e XVIII secolo, dopo sporadici viaggi, gli europei daranno maggiore impulso alle esplorazioni. Abbandonato il sogno di trovare importanti giacimenti d’oro, scopriranno le ricchezze che la Polinesia offriva: frutti abbondanti e squisiti come noci di cocco, banane, pomo di Citera, il frutto dell’albero del pane; trovano legnami utili alle navi come il tek, il sandalo e l’ebano; tuberi, soprattutto patate dolci e igname; diverse altre piante, quali kava con il quale si prepara una prelibata bevanda sedativa e lo zucchero di to. Nel mare la pesca era incredibilmente proficua, soprattutto di foche, balene e capodogli, oltretutto le barriere coralline e le coste offrivano un’incalcolabile diversità di frutti di mare e perle. Un ulteriore meraviglia attirava l’attenzione dei marinai, la ben conosciuta disponibilità delle donne polinesiane, le quali per cultura non provavano vergogna nel concedersi agli esausti uomini che sbarcavano in quelle che pensavano trattarsi delle isole dei beati.

Sotto, lo sbarco di James Cook a Tanna [Tana] nelle nuove ebridi, tipica raffigurazione di una conquista fatta a suon di cannoni e spade. Fonte Royal Museum Greenwich:

Altri beni preziosi quanto l’oro suscitarono l’interesse del Vecchio Continente, dal quale numerosi equipaggi partirono alla volta delle isole del piacere, affrontando sfiancanti navigazioni solo per giungere nell’esotico eden del Pacifico e approfittando della grande richiesta di prodotti rari ed esotici per imbarcarsi, lavorare e vedere il mondo.

I primi contatti non furono affatto felici e si risolvettero sovente nel sangue. Le relazioni, sotto un certo punto di vista, migliorarono nel XVIII secolo; difatti gli europei erano più interessati a commerciare che conquistare, tuttavia le scaramucce non mancheranno mai, ad esempio quando i polinesiani si ostineranno a non accettare l’evangelizzazione o ancora quando i mercanti di schiavi assaliranno, magari mandando gli alleati di tribù risiedenti nelle isole vicine, le comunità più deboli e pacifiche.

Le numerose culture dell’Oceania difficilmente riusciranno a resistere all’urto; i missionari e i capitani metteranno in discussione le credenze isolane, infrangendo i tabù, sfidando le divinità nel tentativo di compiere la missione evangelizzatrice, riuscendo a farsi considerare uomini protetti da un Dio potente o addirittura veri e propri Dei; un passo dell’opera Usi e Costumi di tutti i Popoli del Mondo di  Auguste Wahlen è emblematico: “…Cook discese nella baia di Wai-Mea, i cui abitanti che erano Hawaiani, dopo averlo accolto e onorato come dio, finirono per ucciderlo e mutilarlo orrendamente. L’arii-rahi o sovrano dell’isola,…., ne fu appena avvertito, che si affrettò di venire a rendergli omaggio ed offrirgli i doni che si offrono agli dei”. In realtà James Cook stava tentando di rapire il re hawaiano Kalaniʻōpuʻu, ma il suo popolo se ne accorse e riuscì a sventare il ratto, finendo per uccidere il capitano inglese.

Sotto, la morte di James Cook:

I sacerdoti e la classe dirigente perdono potere di fronte alla grandezza degli emissari di quei monarchi che mai avranno occasione di vedere, ma ai quali dovranno assoluta fedeltà. D’altra parte anche l’autorevolezza dei nuovi venuti può vacillare: ne è esempio la rivolta scoppiata nelle Marianne a seguito dell’arrivo di padre Sanvitores; quando il dubbio si insinua nelle menti dei nativi il passo verso la rivolta è breve, anche se questa è destinata a concludersi quasi sempre in un eccidio. Sugli abitanti di Umata, Wahlen ci dice: “tutto fra questo popolo rivela quali profonde tracce lasciassero in esso i costumi e le abitudini spagnuole. Nulla più esiste delle antiche locali costumanze : la vita primitiva si è immedesimata colla vita dei conquistatori”.

La tecnologia e l’artigianato europei destano sgomento, le navi, gli abiti, gli strumenti e soprattutto le armi meravigliano i polinesiani; i capi che riescono ad accaparrarsi l’aiuto degli inglesi ottengono “fama immortale”, infatti basta la sola presenza di uomini armati di fucile per spaventare le tribù rivali, convinte della loro capacità di invocare i fulmini. I capi trasgrediscono i tabù, suscitando paura e perplessità nel popolo: il re tahitiano Pomare compì l’azzardo di mangiare una testuggine, per di più senza i riti preparatori, e lo stupore fu grande fra la gente che si aspettava venisse fulminato all’istante; il Dio dell’oro protettore degli europei doveva essere davvero forte e benevolo, e ciò incoraggerà i tahitiani a convertirsi al cristianesimo. Francia e Inghilterra approfittando della decadenza spagnola serpeggeranno in questi mari concedendo il loro protettorato ai re polinesiani, ottenendo in cambio aiuti, accoglienza, doni pregiati e mercanzie.

Sotto, Pomare I ritratto ad acquerello da Philippe Jacques de Loutherbourg:

La ricerca dell’oro ancora una volta stravolgerà le sorti di una moltitudine di popoli, che fino all’arrivo degli europei non conoscevano altre se non le proprie culture e tradizioni. Da quel 25 settembre del 1513, quando uno spagnolo si affacciò per primo sul Pacifico, le storie di quegli esotici paradisi sperduti furono destinate a cambiare per sempre, e a muoversi nella direzione della neoarrivata civiltà, lasciandosi alle spalle le loro preziose tradizioni e una pace paradisiaca che non rivedranno mai più.

Fonti su Archive.org: The First Voyage Round the World, by Magellan,  Storia dell’Oceania, dai primi tempi noti fino al 1845Usi e costumi sociali, politici e religiosi di tutti i popoli del mondo : da documenti autentici e dai viaggi migliori e più recenti.

Categorie: Storia

Alessandro Licheri

Alessandro Licheri

Studente di Storia, natio dell'isola più bella del mondo viaggio da un libro all'altro, traversando cronache e romanzi, dedicandomi particolarmente alla storia delle esplorazioni e spaziando sugli innumerevoli campi che questa lambisce, cercando di ripercorrere attraverso racconti d'ogni epoca quei sentieri avventurosi tracciati dall'audacia degli uomini.