Arkadiusz Podniesinski è un fotografo polacco che ha recentemente visitato il luogo del disastro nucleare di Fukushima al fine di documentare i ricordi ossessionanti di un relitto radioattivo. Dell’incidente nucleare giapponese è stato scritto moltissimo, ma è importante ricordare che rappresenta il secondo disastro nucleare della storia per gravità, di molte volte inferiore a quello di Chernobyl. Molti anni dopo quei giorni funesti, Podniesinski è riuscito a ottenere un permesso dalle autorità giapponesi per fotografare i luoghi abbandonati che circondano l’ex centrale nucleare, un perimetro di sicurezza con un raggio di circa 15 chilometri.

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Podniesinski racconta la propria esperienza: “Quando sono entrato nella zona di esclusione, la prima cosa che ho notato è l’enorme portata del lavoro di decontaminazione. Questa evidenza mi ha portato a comprendere quanto non siano i terremoti o gli tsunami da biasimare per il disastro di Fukushima Daiichi, ma gli esseri umani“. Dotato di macchina fotografica e drone, il fotografo ha immortalato la città nel suo cuore ferito, nei luoghi che sono stati abbandonati dai suoi abitanti. Grazie al drone, le immagini ci restituiscono anche la forza della natura, che si è rapidamente re-impossessata di strade ed edifici ormai lasciati in balìa di se stessi.

Sotto, un rilevatore evidenzia un valore di 6.7 uSv/h (microsievert l’ora) nella zona contaminata. Sono circa 30 volte superiori alla dose giornaliera ritenuta sicura per la vita umana.

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Motocicletta ad un palo:

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Una serie di vecchi televisori:

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Interno di un magazzino:

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Un centro commerciale:

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Postazioni a lavoro:

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Alcune auto giocattolo:

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Un pianoforte in un ufficio:

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Una palestra scolastica:

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Biciclette parcheggiate all’esterno:

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L’interno di una scuola:

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Alcuni giochi come macchinette:

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Una fotografia aerea mostra le vaste discariche che contengono decine di migliaia di sacchi di terreno contaminato:

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I sacchi da vicino:

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Maggiori informazioni sul sito ufficiale del fotografo.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...