Chissà se le suffragette, che tra la fine del 19° e l’inizio del 20° secolo lottarono per ottenere il diritto di voto alle donne (e non solo), conoscevano Christine de Pizan (1365-1430), probabilmente la prima vera femminista della storia.

Femminista in senso lato, ovviamente, visto il periodo in cui visse

Christine de Pizan in una miniatura

Ebbe la fortuna di avere un padre di larghe vedute, oltre che di vasta cultura: Tommaso da Pizzano, un medico-astrologo che si era laureato nell’università più antica del mondo (occidentale), quella di Bologna, per poi trasferirsi a Venezia, dove nacquero Cristina e i suoi due fratelli. L’ottima reputazione di Tommaso gli valse la chiamata del re Carlo V di Francia, che lo volle come suo medico/astrologo personale.

La famiglia si trasferì quindi a Parigi, dove Christine frequentò un ambiente intellettualmente stimolante, ma non solo. Contrariamente a quanto avveniva all’epoca, il padre le impartì un’educazione solida: la ragazza non imparò solo a leggere e a scrivere, ma studiò testi di letteratura antica, filosofia e medicina.

Per quale motivo Tommaso, con la disapprovazione della moglie, abbia voluto condividere il suo vasto sapere con l’unica figlia femmina, non è dato sapere. Fatto sta che fornì alla figlia un mezzo per sostentarsi, quando, anni dopo, Christine rimase sola: nel giro di pochi anni morirono il padre, l’amato marito e anche Carlo V, protettore della famiglia.

Christine de Pizan istruisce il figlio

La “ruota della fortuna” (come spesso la definiva Christine) aveva girato, e la giovane donna si trovò costretta, a soli 25 anni, a mantenere i suoi tre figli e l’anziana madre. In che modo? Scrivendo: attività non certo consueta per una donna del medioevo. Tanto che lei disse: “Allora diventai un vero uomo, non è una favola, capace di condurre le navi”, perché era una prerogativa maschile quella di vivere autonomamente del proprio lavoro.

Christine fu la prima scrittrice di professione in Europa, e la prima storica laica di Francia. Era a capo di una bottega di scrittura, dove lavoravano calligrafi e miniatori, ma allo stesso tempo componeva poesie e ballate, che raccolse nel Le Livre des cent ballades, un’opera che fu talmente apprezzata dalla nobiltà dell’epoca, che le valse diverse committenze. Filippo II di Borgogna e Giovanni di Valois, fratelli di Carlo V, le commissionarono una biografia del compianto sovrano, che lei scrisse basandosi anche sulle sue esperienze personali.

Christine de Pizan tiene una lezione

Anche se la sua attività di scrittrice di professione sarebbe già sufficiente a renderla una donna da considerare molto più avanti della propria epoca, fu il suo testo più famoso, “La città delle Dame”, a renderla un personaggio fuori dall’ordinario, una femminista ante-litteram. Almeno per quel che riguarda la concezione della donna come “persona”, assolutamente non inferiore all’uomo per natura, ma costretta a una condizione di sottomissione dalla mancanza di educazione e cultura.

La Città delle Dame

Christine scrisse “La Città delle Dame” per dimostrare la falsità dei presupposti su cui si basavano due libri dell’epoca: Sulle donne famose, di Giovanni Boccaccio, e il Roman de la Rose, di Jean de Meung.

Malinconia, intemperanza, incertezza, volontà di seduzione: questi erano, secondo gli autori, i difetti connaturati al genere femminile

Nella fittizia città di Christine, costruita seguendo le direttive di tre Dame – Ragione, Rettitudine, Giustizia – un grande numero di donne del passato, sia reali sia mitologiche, contribuiscono all’edificazione di una città ideale: da Didone a Minerva, da Ester a Rebecca, dalla Vergine Maria a Santa Cecilia.

Il tema fondamentale del libro è l’educazione femminile, unico modo per le donne di uscire da una condizione di inferiorità

Perché il libro avesse una maggiore diffusione, Christine lo scrisse in volgare francese, e non in latino, come voleva la consuetudine.

Tuttavia, l’intenzione della scrittrice non era certo quella di sovvertire lo status quo, tanto che consigliava alle donne sposate: “non sdegnatevi di essere sottomesse ai vostri mariti, poiché non è sempre meglio per una persona essere libera”.

Chissà se Christine, nel XV secolo, avrebbe immaginato che sarebbero stati necessari almeno altri 250 anni per conoscere la prima donna laureata della storia, l’italiana Elena Cornaro

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.