Nel cuore dell’Etiopia, a circa 600 km da Addis Abeda, accanto a un villaggio tradizionale, sorge a partire dal XIII secolo un affascinante complesso di chiese cristiane, scavate letteralmente nella roccia. Le chiese rupestri presenti nell’area sono undici e si distribuiscono in due gruppi: uno a nord e uno a sud del fiume locale , ribattezzato con il nome del famoso fiume biblico, il Giordano, l’unica chiesa isolata dalle altre è la Chiesa di San Giorgio, in etiope : Bet -che significa letteralmente casa – Giorgis, di Giorgio.

La costruzione dei monoliti risale a quando la città prendeva ancora il nome di Roha, durante la dinastia Zagwe. Il suo ideatore secondo la tradizione fu Gebre Mesquel Lalibela. Il nome Lalibela gli è stato dato alla nascita, in seguito a un particolare episodio; il piccolo infatti fu circondato da uno sciame di api. La madre allora credette che questo fosse un segno del suo futuro glorioso. Il nome Lalibela significa letteralmente “le api riconoscono la sua sovranità”.

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L’obiettivo di Lalibela era quello di creare un centro nevralgico della cristianità Etiope, una nuova Gerusalemme africana. Nella regione sono state scoperte rappresentazioni di molte scene bibliche, come la “stalla di Betlemme”, sempre scolpite nella roccia. La Bet Giorgis è considerata la più spettacolare e la meglio conservata di queste chiese. Scavata nel terreno e modellata sia all’interno che all’esterno, è un pezzo di pietra unico. Bet Giorgis è collegata alle altre chiese di pietra grazie a una serie di tunnel e canali.

Purtroppo i canali di scolo sono stati ricoperti dalla terra per diversi secoli, prima di essere parzialmente bonificati il secolo scorso; i lavori però hanno subito un arresto a causa dell’attività sismica. Ciò ha comportato un progressivo degrado di alcuni dei monumenti a causa dei danni causati dall’acqua.

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Sulla costruzione dell’ultima chiesa, la Bet Giorgis, ci sono due versioni: la più popolare afferma che, dopo la costruzione dei primi dieci monoliti, San Giorgio apparve al re Lalibela, lamentando la mancanza di una chiesa in suo onore. L’altra vuole che la chiesa fu costruita dopo la morte di Lalibela dalla moglie come suo memoriale.

Secondo la versione più accreditata della storia il re Lalibela si attivò nella realizzazione dei lavori di Bet Giorgis, sotto la supervisione del santo, come testimoniano le impronte del suo cavallo lasciate sulla roccia nei pressi della chiesa. Il monolite di Bet Giorgis nasce nella zona sud-ovest della cittadella. Tra le undici chiese essa è l’unica a forma di croce greca, mentre le altre chiese di Lalibela hanno una pianta a forma quadrata o rettangolare.

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Il miglior punto di osservazione è sull’altura che si innalza al lato della chiesa; da lì si riesce a vedere il suggestivo paesaggio circostante e la pianura di tufo rosso in cui è scavato l’edificio. Sporgendosi vicino al bordo, ci si rende conto della profondità degli scavi, dodici metri al di sotto dell’altura. Dall’alto è subito ben visibile la sua forma a croce e i decori presenti sul tetto; tre croci greche scolpite una dentro l’altra.

Per raggiungere il basamento della chiesa, che ha un’altezza di circa un metro e mezzo, è necessario percorrere uno stretto canale, lungo circa cinquanta metri, che conduce ad una breve scalinata, da cui si accede allo spiazzo della chiesa. La chiesa è stata realizzata scavando dall’alto verso il basso; gli operai scavando la roccia, scolpivano anche le decorazioni e le finestre, dalle quali riuscivano ad entrare nel monolite per scavare l’interno della chiesa.

Illustrazione di San Giorgio visibile nella chiesa. Fotografia di A. Davey condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

La chiesa di San Giorgio è disposta su quattro livelli, separati da dei cornicioni, che circondano il perimetro dell’edificio; ogni parete è provvista di finestre ogivali, dette anche a sesto acuto; le finestre, di cui alcune ceche, sono incorniciate da un elaborato decoro in bassorilievo. Il soffitto della chiesa è a volta ed è decorato con una croce. La chiesa di San Giorgio al suo interno custodisce alcune misteriose reliquie, appartenute a re Lalibela: una scatola di legno intagliata dal re ed una rappresentazione dell’Arca dell’Alleanza.

Nelle pareti rocciose che circondano la chiesa si aprono alcune caverne dove sembrano riposare da lungo tempo, mummificati, pellegrini giunti a Lalibela da ogni parte dell’Africa.

Dalla sua costruzione, Bet Giorgis è sotto la sovrintendenza combinata della Chiesa e dello stato. La proprietà è amministrata dall’ufficio culturale e turistico del distretto di Lasta.

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La città di Lalibela ancor oggi rimane isolata dal mondo moderno. Nella città infatti non circolano veicoli a motori né sono presenti strade asfaltate. La vita religiosa è al centro degli affari cittadini. Lalibela vede quotidianamente processioni di pellegrini e sacerdoti e manifestazioni religiose espresse tra canti e balli.

L’assenza di invenzioni moderne aiuta a dare alla città un clima medievale imperituro e ancora fortemente connesso alla vita religiosa. Inoltre mantiene avvolta nel mistero e nel fascino l’intera realizzazione del progetto del re Lalibela, come fu pensato allora ; una città – santuario simbolo di una fervida fede in Cristo, oltre che nello spirito che egli incarna attraverso la sua Chiesa, anche nei luoghi sacri per la Bibbia che il re volle celebrare ricostruendoli nella propria città in uno stile tipicamente etiope.

Raffaella Sabato
Raffaella Sabato

Mi sono sempre definita una persona curiosa e affamata di conoscenza. Credo che conoscere la storia, anzi le storie del mondo che sono giunte fino a noi siamo sempre fonte di crescita personale e riflessione; storie famose e non, di uomini e donne illustri o comuni che ci permettono di essere quello che siamo oggi e saremo domani.