Definita da Guy de Maupassant “la Chiesa più bella del mondo”, la Cappella Palatina è uno dei più sorprendenti gioielli religiosi attualmente esistenti. Simbolo palpabile della congiunzione tra arte bizantina, latina e islamica, questo sito palermitano, unico nel proprio genere, è il testimone di un’integrazione artistica e culturale difficilmente riscontrabili altrove. Nell’architettura, nelle decorazioni, nei mosaici e nelle rappresentazioni di questo magnifico luogo religioso, risiedono insieme, incredibilmente, la cultura orientale e occidentale.

Fotografia di Jean-Pierre Dalbera via Wikipedia:

Cappella Palatina Palermo 09

Situata al primo piano di Palazzo Reale (una delle più antiche residenze reali d’Europa) sorto su di un’antica fortezza araba chiamata Qasr di cui oggi restano poche tracce ed attuale sede dell’Assemblea Regionale Siciliana, la Cappella Palatina fu costruita nel 1130 per volontà dal grande Ruggero II d’Altavilla. Immenso e stupefacente sovrano Normanno, divenuto sovrano di Sicilia, riuscì a portare lustro e crescita al suo regno, trasformando la Sicilia in uno degli stati più potenti d’Europa.

Fotografia via Wikipedia:

Cappella Palatina Palermo 10

Grazie a lui le attività artistiche, politiche e culturali fiorirono enormemente. Uomo estremamente intelligente, lungimirante e fortemente innovatore, seppe cogliere i bisogni del proprio tempo, comprendendo la realtà siciliana così mista e ricca di etnie e culture diverse, accettando, con umiltà, il confronto con le antiche civiltà lì presenti. E mentre in tutti gli altri regni si perpetrava un’insaziabile lotta contro gli infedeli, Ruggero assicurava la libertà di culto e la tolleranza.

Divenne un regno ricchissimo

Nei mercati di Palermo si trovavano merci di ogni tipo, i porti erano vivacemente affollati, studiosi e dotti di grande prestigio giungevano da tutta Europa per partecipare alla vita nella corte regia, allora popolata da prestigiosi intellettuali, spesso musulmani, da artisti, scienziati, architetti e filosofi.

Fotografia via Wikipedia:

Cappella Palatina Palermo 11

Dunque se si voleva imparare il greco, l’arabo e il latino, Palermo era il luogo; la capitale multietnica, crocevia di culture e civiltà, sede di cultura e ricchezza, dove il passato arabo riproponeva la sua costante influenza nell’inconfondibile bellezza di colori e di strutture dell’Oriente mediterraneo. Dall’ammirazione e dalla voglia di imitare ed integrare questi stili, nacque quella che oggi viene comunemente chiamata arte araba-normanna.

Fotografia di Jose Luiz via Wikipedia:

Cappella Palatina Palermo 08Nella prima metà del XII secolo, i normanni avevano realizzato un qualcosa di totalmente rivoluzionario ovvero una politica di coesistenza all’avanguardia, persino rispetto alla condizione di convivenza tra popoli diversi, esistente attualmente in moltissimi stati. Seppero vivere in totale parità con latini, slavi, greci, arabi ed ebrei. Tale coabitazione trova esemplare raffigurazione nella Cappella Palatina.

Fotografia di Jose Luiz via Wikipedia:

Cappella Palatina Palermo 07

 
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Questo luogo, concepito come chiesa privata e come sala di rappresentanza della famiglia reale e dedicato nel 1140 a San Pietro apostolo, è così prezioso, oltre che per la ricchezza e la bellezza dei suoi ornamenti, proprio perché traduce la politica di tolleranza ed integrazione adottata da Ruggero II, unendo e sintetizzando nel suo fulcro, i simboli ed il linguaggio di quel popolo così misto e ricco di differenze.

Fotografia via Wikipedia:

Cappella Palatina Palermo 06

Le migliori maestranze bizantine, latine e musulmane, impiegarono qui il proprio genio creativo realizzando un linguaggio che fosse comprensibile a tutti. La Cappella a pianta basilicale a tre navate ha un presbiterio in stile bizantino ed è sfarzosamente rivestita ed ornata di dorati capitelli corinzi. L’influsso dell’arte bizantina si rivela poi nello splendido complesso di tessere policrome che compongono i suoi innumerevoli mosaici, tuttora ben conservati. Un imponente mosaico in stile bizantino del Cristo Pantocratore, cattura da subito l’attenzione di ogni visitatore. Al suo fianco appaiono poi le rappresentazioni degli angeli, dei santi, degli evangelisti, in uno sviluppo di scene bibliche con la riproposizione delle storie di San Paolo e San Pietro.

Fotografia via Wikipedia:

Cappella Palatina Palermo 05

Appaiono numerose iscrizioni in greco e latino. Da notare soprattutto la presenza, unica al mondo, di figure umane di produzione islamica in un luogo di culto; ed ancora riproduzioni di animali, alberi, suonatori di piffero, danzatori e di scene di vita della corte islamica. La dedizione e la gioia nella glorificazione di Dio, traspaiono da queste opere artistiche in un augurio condiviso alla felicità dopo la morte. Ma l’architettura musulmana esprime tutto il suo vigore e splendore nel soffitto fatimita a muqarnas, con elementi simili a stalattiti pioventi e ad alveari.

Fotografia via Wikipedia:

Cappella Palatina Palermo 04

Il mistero del suo pavimento musivo affascina tutt’oggi gli studiosi. La sua composizione rievoca il mondo islamico, in un serpeggiare di linee spezzate e di colori. Divenuti Patrimonio dell’umanità ed inseriti nella World Heritage List dell’Unesco lo scorso 3 Luglio 2015, Palazzo Reale e la Cappella Palatina sono stati riconosciuti quali parti integranti del percorso arabo-normanno, al fianco di San Giovanni degli Eremiti, la Martorana, San Cataldo, la Cattedrale, il Palazzo della Zisa, Ponte dell’Ammiraglio, il Duomo di Monreale e quello di Cefalù.

Fotografia via Wikipedia:

Cappella Palatina Palermo 01

Oggi questo luogo affascina per il mistero della coesistenza di stili e simbologie religiose tanto diverse che eppure sembrano trovare una perfetta combinazione in uno stesso luogo, arricchendosi anzi l’una con l’altra. Chiunque attraversi questo luogo resta rapito dal fascino e dalla magia qui presenti. La Cappella Palatina si pone come un monito che esorta a domandarsi quale fu il segreto del successo di tale equilibrio tra mondi diversi, ma soprattutto a chiedersi se ciò che accadde nella prima metà del XII secolo in Sicilia, è un miracolo che saremo in grado di vivere anche in futuro.

Giada Costanzo
Giada Costanzo

Appassionata di arte, letteratura, cinema e fotografia, esprimo la mia creatività fra pittura, design e produzione di abiti. Amo le “antichità” sotto ogni forma e sfaccettatura. Ricerco le storie dimenticate della gente più comune e ammiro l’umanità che è nella persone più semplici.