Per i visitatori che si trovano nella città di Cordoba, amanti dell’arte tipica mudejar, dell’oro e della decorazione senza fine, la Cappella di San Bartolomeo lascia con il fiato sospeso. Questo è uno tra i luoghi più caratteristici e con ancora numerose incognite nella conoscenza della sua storia, dichiarata bene di interesse culturale nel 1931 dopo un lungo restauro terminato nel 2010.

Sotto, l’interno della cappella, fotografia di José Luis Filpo Cabana condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Nascosta nel centro antico della città, la cappella di San Bartolomeo si trova integrata nell’attuale Università di Filosofia e Lettere (Ospedale del Cardenal Salazar nei secoli XVIII – XX) alla quale si accede tramite un patio esterno che si affaccia su Calle Averroes .

Nel 1391 in seguito all’abbandono della Juderia e il ripopolamento del quartiere dell’Alcazar Vecchio, vi fu necessità di creare un nuovo luogo di culto: tra il 1399 e il 1410 venne eretta la nuova Chiesa San Bartolomeo, divenendo la parrocchia di quartiere fino all’inizio del XVII secolo.

Sotto, l’interno della cappella, fotografia di Edyta Materka condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

La struttura subì numerose modifiche e ristrutturazioni architettoniche, presentandosi oggi come uno dei maggiori esemplari dell’unione estetica artistica gotica e mujedar. L’edificio è diventato un simbolo della stessa Cordoba, che in ogni angolo presenta questa dualità armoniosa di retaggio medievale.

La Cappella San Bartolomeo, edificata in blocchi di arenaria disposti secondo la tecnica costruttiva andalusa detta “soga y tizòn”, presenta una pianta rettangolare suddivisa in due settori: la cappella propriamente detta e l’atrio.

Sotto, l’esterno della cappella, fotografia di José Luis Filpo Cabana condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

La pianta basilicale ad una sola navata è coperta da una volta a crociera, con presbiterio che risalta grazie ad una piccola scalinata di sopraelevazione, absidiole laterali radiali ed una cupola centrale tipicamente gotica.

Gli archeologi durante gli anni di studi e restauri hanno individuato un secondo accesso laterale all’abside, che curiosamente si chiude solo dall’esterno, questa particolarità ha fatto ipotizzare ad un’ormai scomparsa sagrestia annessa.

Ciò che impressiona il visitatore sono gli apparati decorativi: un climax ascendente che dalla semplicità esterna sfocia all’interno in un vero spettacolo di colori, linee e forme.

Sotto, l’esterno della cappella, fotografia di Cyril Doussin condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Appena varcata la soglia attraverso un sobrio arco a sesto acuto decorato a zig-zag e colonnine celesti, ci si immerge in una calda e dorata penombra originata dalla fioca luce che penetra dall’esterno, abilmente riflessa dal gioco di riverbero sui muri che si movimentano tramite archi, dentelli e bassorilievi.

Le superfici delle pareti sono coperte dalla cosiddetta “yeseria”: smalti colorati e dorati adattati alle forme decorative in gesso, alternati ad azulejos e pietre preziose. Uno scrigno segreto ripieno di ornamenti senza fine che non risparmiano nemmeno un centimetro: vegetazioni, fiori, epigrafie in cufico e in nasjì con versetti del Corano e stemmi araldici del Orden de la Banda instituita da Alfonso XI.

Lo stesso arco d’entrata così minimalista all’esterno, nella parte interiore presenta decorazioni aggiunte in gesso d’orato lungo l’arco d’imposta, nell’estradosso e sul marcapiano, in stile tipicamente islamico e riscontrabili anche nell’Alcazar Cristiano.

Alzando gli occhi il soffitto è coperto da marmi dorati e rosati che ricoprono ed enfatizzano la costolonatura della volta: perfetta unione tra occidente ed oriente arabo.

Un vero e proprio salto nel tempo, una full immersion nei mille dettagli curati e bellissimi di un’arte passata che una volta fondò Cordoba.

Infine, una straordinaria collezione di trentacinque piastrelle nazarì sono state trovate durante il restauro del 1935 nel contrangolo del gradino che precede l’altare e depositate nel Museo Archeologico. Rappresentano interessanti scene interpretate come allegorie dei sensi.

La Cappella San Bartolomeo ha orari di visita ben definiti e possono subire variazioni in base alle festività locali Cordobesi.

Martina Manduca
Martina Manduca

Sono nata a Conegliano e vivo a Venezia. Ho studiato Archeologia medievale tra l’Università di Padova e l’Università di Cordoba in Spagna. Nella vita, per ora lavoro presso la Biennale di Venezia e sono appassionata di arte, letteratura e cucina.