“La Canzone di Marinella”: la Ballata di De Andrè nasconde un Misterioso Omicidio

Se la storia di Maria Boccuzzi fosse la trama di un film-tv su un cold case, alla fine sicuramente si troverebbe il responsabile della sua morte. Nella realtà, l’omicidio di questa donna non fu mai risolto, ma ispirò qualcosa di molto più bello e poetico di un telefilm: “La canzone di Marinella”, una delle ballate più dolci e struggenti di Fabrizio De Andrè.

Il cantautore dichiarò più volte di essersi ispirato, per il componimento, a un trafiletto di cronaca nera, letto a quindici anni, che lo aveva particolarmente colpito, tanto da fargli scrivere una canzone circa dieci anni dopo. Faber raccontò di aver letto la notizia di questa ragazza, prostituta di mestiere, uccisa a colpi di pistola, e poi gettata in un fiume, forse il Tanaro, o il Bormida, l’autore non ricordava con precisione.

Sotto, il video racconto dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:

La storia di questa giovane donna, disse il cantante “mi aveva talmente emozionato che ho cercato di reinventarle una vita e di addolcirle la morte”, con versi come questi:

“…ma il vento che la vide così bella
dal fiume la portò sopra una stella…”

accennando in modo lieve alle sue notti sulla strada:

“…c’era la luna e avevi gli occhi stanchi…”

Partendo da queste poche notizie, uno psicologo astigiano, Roberto Argenta, qualche anno fa si è trasformato in investigatore, per rintracciare la notizia che aveva tanto colpito De Andrè. Il lavoro di ricerca ha portato nel 2012 alla pubblicazione di un libro “Storia di Marinella… Quella vera”.

Secondo Argenta probabilmente il giovane Fabrizio aveva letto della morte di Maria Boccuzzi, finita a fare la prostituta a Milano, e trovata morta a soli 33 anni, in una fredda mattina di gennaio, sul fiume Olona.

La vera storia di “Marinella”

Maria era nata in piccolo paesino della Calabria, nel 1920, in una famiglia di poveri braccianti, che decise di trasferirsi a Milano quando Maria aveva 9 anni. La ragazza, già a 14 anni, lavorava in un’industria del tabacco, dove incontrò un certo Mario, studente universitario senza mezzi di sussistenza. La famiglia di Maria era contraria a questa relazione, così i due scapparono insieme, andando a vivere in una soffitta; dopo appena un anno, lo studente abbandonò la piccola operaia ormai disoccupata, che iniziò la discesa verso quel destino che l’avrebbe portata a morire sulle sponde di un fiume melmoso.

Maria fece per qualche tempo la ballerina di avanspettacolo, con il nome d’arte di Mary Pirimpò, e in quell’ambiente iniziò a frequentare un viveur di nome Luigi Citti, che poi la “cedette” a Carlone, al secolo Carlo Soresi, di professione protettore di prostitute. Girovagò per alcune città, da Torino a Firenze e poi di nuovo a Milano, sempre sotto minacce di percosse e umiliazioni di ogni tipo. Secondo il racconto di alcune colleghe Maria voleva cambiare vita, aprire un negozietto e riallacciare i rapporti con la famiglia, ma qualcuno spense i suoi sogni la notte del 28 gennaio 1953 con sei colpi di pistola calibro 6,35, abbandonandola, forse quando la ragazza ventitreenne era ancora in fin di vita, sul greto del fiume Olona, a Milano.

Il responsabile del delitto non fu mai trovato

I due principali indiziati furono l’ex amante Luigi Citti e il prosseneta Carlo Soresi, ma le prove per incriminarli erano troppo labili ed entrambi furono rilasciati. A un certo punto spuntò fuori addirittura un metronotte che testimoniò di aver visto una ragazza che urlava e si dimenava all’interno di un’auto, tentando di scappare dal suo aguzzino, ma la guardia non riuscì a identificare l’aggressore e il caso fu chiuso senza aver identificato alcun colpevole.

De Andrè ha riscritto, riempiendola di poesia, la storia di una donna sfruttata e gettata via come uno straccio vecchio. Anche se “La Canzone di Marinella” può apparire lontana dal registro artistico del grande cantautore, una favola triste dai toni orecchiabili, in realtà, conoscendone la genesi, conferma la profonda empatia di Faber per gli ultimi della terra, gli invisibili alla storia. Come scrisse Don Luigi Ciotti “Una storia senza tempo, che parlava di persone senza storia. Marinella era una prostituta, il cui corpo era stato trovato massacrato sul greto di un torrente. Sembra una storia di oggi, ma è purtroppo storia di sempre”.

Ed è storia di sempre quella di donne abusate, seviziate e uccise da uomini violenti, figli di altri uomini violenti e cresciuti in ambienti violenti, che non lasciano scampo all’empatia e alla dolcezza d’animo.

Chissà se quando Faber scriveva:

“E come tutte le più belle cose
Vivesti solo un giorno, come le rose”

Pensava davvero a Maria Boccuzzi. Quel che è certo è che, anche se non era rivolta a questa ragazza sfortunata, la ballata di De André le si addice perfettamente…


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