La caccia alle streghe secondo il Malleus Maleficarum

Nel XV secolo la Chiesa di Roma aveva ormai messo radici in gran parte d’Europa, esercitando un controllo sempre più stringente, anche se non totale, sulle società poste sotto la sua ala. Ma il pericolo di deviazioni dalla retta via era sempre dietro l’angolo. Ed è in questo contesto che si inscrive l’azione della celeberrima Inquisizione.

A papa Innocenzo VIII era giunta voce del dilagare dell’eresia in Germania, dove molte persone:

si sono abbandonate ai diavoli maschi e femmine, e con i loro incantesimi, lusinghe e stregonerie, e con altre abominevoli superstizioni e sortilegi, offese, delitti e misfatti, rovinano e fanno perire la prole delle donne, degli animali, i prodotti della terra, l’uva delle viti e i frutti degli alberi, come pure uomini e donne, bovini e greggi e mandrie e animali di ogni specie, anche vigne e frutteti, prati, pascoli, raccolti, cereali e altri frutti della terra; che affliggono e torturano con atroci dolori e angosce, sia interne che esterne, questi uomini, donne, bestiame, greggi, mandrie e animali, e impediscono agli uomini di generare e alle donne di concepire, e impediscono ogni consumazione del matrimonio; che, inoltre, negano con labbra sacrileghe la fede che hanno ricevuto nel santo battesimo; e che, su istigazione del nemico dell’umanità, non temono di commettere e perpetrare molti altri delitti e delitti abominevoli, a rischio della propria anima, ad insulto della divina maestà e a pernicioso esempio e scandalo di moltitudini” (Summis desiderantes affectibus, Innocenzo VIII).

Il pontefice, nella bolla Summis desiderantes affectibus, ordinerà di punire gli eretici dell’Alta Germania, dove già agivano i frati domenicani Henricus Institoris (Heinrich Kramer) e Jacobus Sprenger, futuri autori del Malleus Maleficarum, i quali non avrebbero dovuto essere “in alcun modo molestati od ostacolati da alcuna autorità”, pena la scomunica.

Il Malleus Maleficarum è considerato il più celebre trattato anti-stregoneria della storia. Redatto grazie al lavoro di Kramer e Sprenger e pubblicato nel 1487, utilizza la bolla di Innocenzo VIII e una falsa approbatio per auto-legittimarsi. In realtà non aveva nulla di ufficiale, era semplicemente uno studio personale basato anche sulle esperienze passate, realizzato dai due frati sull’eresia, sulle streghe, sulla stregoneria e sulle modalità di inquisizione. Nonostante ciò, ebbe molto successo: fu pubblicato numerose volte e utilizzato da molti inquisitori e magistrati, perché conteneva un gran numero di informazioni sulla stregoneria e su come si sarebbe dovuta svolgere la procedura inquisitoriale contro l’eretico, colui che “nella minima delle sue opinioni si allontana dall’insegnamento e dalla via della religione cattolica”.

Le prime due parti dell’opera trattano la stregoneria: come riconoscere le streghe, come queste agiscono e come combatterle. La terza parte tratta il tema del processo: fornisce consigli su come svolgerlo, citando altre opere “autorevoli” ed esempi pratici che potessero essere utili agli inquisitori nello svolgimento della propria funzione. 

Il processo per eresia e, nello specifico, per stregoneria poteva aprirsi in tre situazioni:

– se una persona, al cospetto di un giudice, ne avesse accusato un’altra del reato di eresia o di aver coperto un eretico, rendendosi disponibile a provarlo, ma anche sottoponendosi al pericolo di ritorsioni da parte dell’accusato (oltretutto il giudice avrebbe dovuto considerare che gli atti di stregoneria ed eresia, secondo la credenza diffusa, tendevano a essere compiuti in segreto, quindi difficilmente una persona avrebbe potuto assistervi);

– se una persona avesse fornito solo informazioni, senza prove, per fede o per paura di ripercussioni da parte della Chiesa o delle istituzioni laiche;

– se fossero girate voci sulla presenza di streghe in una determinata località: in questo caso il giudice avrebbe dovuto avviare un processo “in virtù del suo ufficio” (questa è l’inquisizione e il metodo più comune per iniziare il processo).

Nella Chiesa o in Municipio doveva essere esposta una “citazione generale” con la quale si ordinava che entro dodici giorni “se qualcuno sa, vede o ha sentito che qualcuno è segnalato come eretico o una strega, o di qualcuno sospettato specialmente di tali pratiche che causano danno agli uomini, al bestiame o ai frutti della terra, a perdita dello Stato” avrebbe dovuto segnalarlo immediatamente, pena la scomunica e altre condanne temporali ordinate dai giudici laici. Tutti avrebbero potuto testimoniare contro chiunque a prescindere dallo status sociale. 

Chi si fosse offerto di rilasciare una testimonianza non sarebbe divenuto automaticamente accusatore, ma sarebbe stato trattato come un semplice informatore, poiché avrebbe fornito indicazioni ancora da verificare. Questo status avrebbe consentito all’informatore stesso di non essere passibile di pena, in caso di segnalazioni non provate. Gli autori del trattato raccomandavano, inoltre, massima cautela nell’esame dei testimoni, affinché non si palesassero ingiustizie nella sentenza.

Il testimone avrebbe dovuto presentare a un notaio (o a una figura idonea) una deposizione scritta o una testimonianza orale, da trascrivere poi in forma ufficiale, dopodiché avrebbe dovuto giurare sui Vangeli o sulla Croce di dire la verità. Solo allora l’interrogatorio avrebbe potuto iniziare. Compito del notaio sarebbe stato cercare di scoprire quante più cose possibile e soprattutto l’identità di tutte le persone legate, in un modo o nell’altro, alla vicenda. All’informatore sarebbe stato poi ordinato di mantenere il segreto su tutto ciò che era stato detto da lui e dal notaio durante l’interrogatorio. 

La prova di un’accusa dovrebbe essere più chiara della luce del giorno… Nessuno deve essere condannato sulla base di prove meramente presuntive”, viene precisato nel libro.

L’imputato e persino il suo avvocato, nominato dal giudice, dovevano restare all’oscuro dell’identità dei testimoni, affinché questi non si fossero ritrovati in una condizione di pericolo (a meno che non fosse il magistrato a disporre il contrario). L’avvocato, che doveva essere un uomo di indubbia caratura morale, avrebbe dovuto evitare di farsi carico di una causa qualora non fosse stato convinto dell’innocenza dell’imputato, poiché difendere un accusato di eresia lo avrebbe potuto esporre al rischio di essere a sua volta sospettato. Compito del giudice sarebbe stato indagare su eventuali inimicizie tra i testimoni e l’imputato: i nemici mortali dell’imputato, ad esempio, non avrebbero dovuto essere considerati testimoni attendibili.

“… sebbene vi siano due testimoni legittimi e concordanti contro una persona, tuttavia non permetto che ciò basti perché un giudice condanni una persona per un’accusa così grande“.

Se l’imputato fosse stato sospettato di eresia, dopo la disposizione di un periodo di purgazione da parte del giudice, gli sarebbe bastato abiurare (se il sospetto fosse stato grande), altrimenti il giudice avrebbe dovuto ripetere l’interrogatorio. In ogni caso avrebbe dovuto avere un margine di discrezionalità nel proseguimento della procedura: l’accusato avrebbe potuto essere imprigionato o posto sotto sorveglianza ai domiciliari in base alla sua reputazione, alle testimonianze e alle prove disponibili; inoltre, se messo in prigione, essere minuziosamente perquisito e rasato, in quanto in ogni parte del corpo e dei vestiti avrebbe potuto nascondere oggetti legati all’eresia. La sua casa sarebbe stata, comunque, minuziosamente perquisita e i suoi servi messi in arresto, affinché non potessero aiutare il padrone.

Se le testimonianze fossero state reputate verosimili allora si sarebbe potuto passare all’interrogatorio e, se necessario, alla tortura dell’imputato. Se avesse confessato sotto tortura, l’interrogatorio avrebbe dovuto essere ripetuto, meglio se nei giorni santi, per accertarsi che non avesse mentito per sfuggire al dolore. Qualora non avesse confessato, la tortura avrebbe dovuto proseguire i giorni successivi. Durante la prigionia l’accusato sarebbe dovuto rimanere sempre sotto sorveglianza, per assicurarsi che non potesse compiere un suicidio, ma anche essere nutrito bene, e gli si sarebbe dovuto permettere di vedere altre persone, con cui conversare, le quali avrebbero dovuto convincerlo a confessare. Inoltre, gli avrebbero dovuto promettere misericordia, in caso di confessione sincera, e il giudice avrebbe dovuto essere pronto in ogni momento, anche di notte, ad ascoltare la confessione.

La sentenza doveva essere pronunciata da un Giudice, di giorno, in un luogo pubblico, preferibilmente nei giorni non santi. Il libro distingue tre gradi di sospetto:

leggero, quando l’accusato si allontana un po’ dalle consuetudini dei cristiani, quando si incontra con altre persone in luoghi sospetti (come in granai, boschi e campi), quando non assiste alla messa, quando è amico di un sospettato;

grave-veemente, quando l’accusato protegge, dà rifugio o doni a eretici, o ancora quando aiuta una strega nella sua azione, quando prova emozioni, tipo odio e amore, in modo molto intenso;

grave-violento, quando una persona è sospettata di essere seguace di un eretico, quando compie riti eretici (peggio se in certi luoghi, come in riva a un fiume), quando pronuncia determinate frasi di minaccia o utilizza specifici oggetti (amuleti, talismani…). In genere veniva data al condannato la possibilità di abiurare, ma se fosse ricaduto nell’eresia avrebbe potuto essere scomunicato e, a seconda della colpa, anche condannato a morte. 

E’ certo che vi furono molte più accuse di stregoneria che processi. Questi neanche iniziavano se l’accusa era palesemente una calunnia, e comunque non tutti credevano all’esistenza della stregoneria o alla sua identificazione con l’eresia.

Il Malleus Maleficarum ebbe comunque una grande popolarità: fu stampato in più di trenta edizioni, grazie alla straordinaria invenzione della stampa a caratteri mobili di Gutenberg, che ne agevolò la diffusione, aiutandolo a divenire il manuale di “caccia alle streghe” per antonomasia. 

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