La pubblicità, si sa, è l’anima del commercio. Lo sapeva bene Phineas Taylor Barnum, proprietario di un circo che si chiamava Il più grande spettacolo del mondo, capace di attrarre milioni di spettatori per le curiosità che metteva in mostra, fenomeni da baraccone e molto altro ancora.

Phineas Taylor Barnum

Nel luglio del 1842 tutti a New York sono in attesa di vedere una straordinaria curiosità: una sirena catturata nel sud del Pacifico, alle isole Fiji. La sta per portare negli Stati Uniti, da Londra, un certo Dr. J Griffin, che fa parte del Lyceum di Storia Naturale britannico.
La stampa americana ne parla da settimane, tanto che all’arrivo in Hotel Griffin trova una folla di giornalisti ad attenderlo, ansiosi di vedere la sirena. Dopo qualche resistenza, l’uomo mostra la misteriosa creatura e tutti se ne vanno convinti di aver visto una sirena autentica.

Nei giorni successivi Barnum gira per le redazioni dei principali giornali di New York, lamentando il fatto che il dottor Griffin rifiuta di esporre la sirena nel suo American Museum (15.000 visitatori al giorno all’apice del successo). Lui, generoso, offre in regalo un bellissimo disegno con delle sirene a seno nudo, realizzato proprio in vista dell’esposizione e ora praticamente inutile.

A New York non si parla d’altro, tutti vogliono vedere la sirena, e alla fine Griffin si convince a esporla alla Concert Hall di Broadway, dove tiene anche delle conferenze. Disserta sull’esistenza delle sirene, come creature reali, con una stravagante argomentazione: di ogni essere vivente terrestre esiste anche una versione marina, come ben dimostrano i cavallucci marini, i leoni marini e i pescecani. Perché gli esseri umani marini non dovrebbero esistere?

La Sirena delle Fiji del 1842

Intanto i giornali pubblicano articoli entusiastici, che alimentano ancor più la curiosità dei newyorkesi. Quello strano essere è “il più strano di tutte le stranezze che la terra o il mare abbiano mai prodotto” (New York Sun, 5 agosto 1842).

Il pubblico ammira la sirena – Disegno dall’autobiografia di PT Barnum

 

La creatura rimane esposta alla Concert Hall per una settimana, ma non tutti hanno potuto ammirarla, così Griffin infine acconsente a metterla in mostra all’American Museum di Barnum, perdipiù senza nessuna maggiorazione sul costo del biglietto. Inutile dire che il numero di visitatori aumenta di tre volte, come tre sono gli inganni perpetrati ai danni del pubblico.

La bruttezza della sirena

Nelle immagini pubblicitarie la sirena ha l’aspetto di una giovane e bellissima donna, con il quale la creatura esposta non ha nulla a che fare. Un giornalista del Corriere di Charleston scrive: “Di una illusione… la vista della “meraviglia” ci ha derubato per sempre – non parleremo mai più, neppure per gentilezza, della bellezza della sirena, né corteggeremo una sirena nemmeno in sogno – perché la signora delle Fiji è la vera incarnazione della bruttezza”.

La sirena in un disegno dall’autobiografia di PT Barnum


Lo stesso Barnum, nella sua autobiografia (1855), descrive la creatura “un brutto esemplare rinsecchito, dall’aspetto nero e minuscolo… le braccia sollevate, che lo facevano apparire come se fosse morto dopo una lunga agonia”.

Il sedicente Dottor Griffin

Griffin non è affatto quello che dice di essere, né esiste il Lyceum di Storia Naturale. L’uomo è in realtà è un socio di Barnum, Levi Lyman, che si attiene a un copione scritto dallo scaltro imprenditore: l’indiretta pubblicità a mezzo stampa, l’esposizione della sirena prima alla Concert Hall e poi all’American Museum, e soprattutto la presentazione della creatura da parte di un sedicente scienziato, a garanzia della sua veridicità.

La falsa sirena

La sirena è ovviamente un falso, e Barnum lo sa bene.

La prende in affitto (a 12,50 dollari la settimana) da Moses Kimball, proprietario del Boston Museum, ma prima di esporla nel suo museo di New York la fa esaminare da uno zoologo, che si rifiuta di attestarne la veridicità. Lui architetta comunque tutta quella campagna pubblicitaria e organizza il suo primo “imbroglio”, a cui ne seguiranno altri. In seguito si giustificherà dicendo: “non credo di raggirare il pubblico, prima lo attiro [con la frode] e poi lo rallegro”.

Barnum era certo di una cosa:

Non aveva importanza che la sirena fosse vera ma che il pubblico la potesse credere vera

Per ottenere questo non esita a manipolare la stampa, che cade nel suo tranello, e gli stessi visitatori, attirati da evocative immagini di sirene a seno nudo.

Pubblicità della Sirena sul Corriere di Charleston

L’idea di creare una falsa sirena non è però venuta a Barnum, che l’ha presa in affitto da Kimball. La creatura aveva già una lunga storia alle spalle: fu probabilmente realizzata intorno al 1810 da un pescatore giapponese unendo la parte superiore del corpo di una scimmia alla parte inferiore di un pesce. Una decina d’anni dopo finisce nelle mani di alcuni mercanti olandesi, che a loro volta la rivendono al comandante di una nave, Samuel Barret Eades, per la stratosferica cifra di seimila dollari (un patrimonio per l’epoca). Eades usa i fondi della “sua” nave, che però possiede solo al 50%, pensando di diventare ricco mettendo in mostra la creatura a Londra.

Nel 1822 il comandante espone la sirena nella capitale britannica, dove effettivamente riscuote un buon successo. Ma Eades non è Barnum, e comunque la stampa inglese non si fa infinocchiare e nemmeno i biologi/zoologi che la esaminano.

La Sirena delle Fiji in mostra a Londra


Alla fine il povero comandante viene citato in giudizio dal comproprietario della nave, che vuole indietro i 6.000 dollari. Il tribunale ordina che Eades presti servizio fino a quando non ha rimborsato il debito. L’uomo naviga per i venti anni successivi, e comunque non riesce a restituire l’intera somma. Quando muore, suo figlio vende la sirena a Moses Kimball, per molto, molto meno del prezzo d’acquisto originario.

Dopo lo straordinario successo della sirena nel 1842, la creatura rimane esposta per i successivi vent’anni, alternativamente nei musei di Kimball e Barnum. Nel 1859 è sicuramente a Boston, poi non si hanno più certezze. Forse finisce bruciata nell’incendio del 1865 che distrugge l’American Museum di New York, o forse fa la stessa brutta fine, ma nel 1880, tra le fiamme che divorano il Boston Museum.

L’American Museum di New York dopo l’incendio del 1865

C’è però un’altra versione sulla fine della sirena delle Fiji. Il Peabody Museum of Archeology & Ethnology dell’Università di Harvard asserisce di averla ricevuta in dono dagli eredi di Kimball. Almeno questo è quello che risulta dai loro registri. Il reperto esposto però non assomiglia per nulla alla creatura di Barnum, ma è una sirena di cartapesta probabilmente appartenente alla collezione di Kimball e scampata all’incendio. Comunque poco importa, sempre un falso è…

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.