La Londra Vittoriana è generalmente immaginata come fatta di vicoli oscuri, bassifondi malfamati, sovraffollamento dei quartieri popolari e il rischio di un crimine, nascosto dietro ogni angolo della capitale inglese. Due persone sono principalmente responsabili di questo stereotipo. Uno è Charles Dickens, con le sue opere che raccontano la povertà e la miseria di quel periodo storico, e l’altro è l’illustratore francese Gustave Doré.

Sotto, Il frontespizio di “London: A Pilgrimage”:

Doré (1832 – 1883) fu un prolifico incisore, artista, illustratore e scultore, che divenne molto popolare sia in Francia sia in Inghilterra grazie a frequenti pubblicazioni su libri e riviste. Egli iniziò la carriera molto preso, a soli 15 anni, quando lavorò per il giornale francese Le journal pour rire. In 10 anni le sue illustrazioni avevano caratterizzato i libri di alcuni dei più importanti scrittori della sua epoca e del passato, fra cui Cervantes, Rabelais, Balzac, Milton, Byron e Dante.

Le sue illustrazioni dell’Inferno della Divina Commedia, fra le altre, sono un grandissimo classico della letteratura italiana

Fuori dall’Italia, le sue illustrazioni del Don Chisciotte di Cervantes lasciarono un’impressione tanto forte nell’immaginario collettivo che artisti e registi si ispirarono al suo lavoro in tutte le opere successive. Le illustrazioni di Doré per la Bibbia inglese del 1866 furono un tale successo che l’artista fu oggetto di una grande mostra della sua opera a Londra, che alla fine portò alla fondazione della sua Doré Gallery nella capitale britannica.

Sotto, Oltre Londra – con il treno. Questo è probabilmente il disegno più famoso del libro:

Nel 1869, Doré lavorò insieme al giornalista Blanchard Jerrold per produrre alcuni ritratti di Londra che ne mostrassero la sua anima, per intero. Jerrold e Doré esplorarono i lati oscuri della città, lontano dai quartieri alla moda in cui ricchi nobili davano sfoggio della propria magnificenza.

Wentworth Street, a Whitechapel, lo scenario che, anni dopo, vedrà Jack Lo Squartatore compiere i suoi efferati crimini:

Doré e Jerrold si trovarono in rifugi notturni come bettole e stamberghe, oppure dentro a fumerie d’oppio o negozi malfamati. Tentarono di raccontare la Londra meno conosciuta, popolata da milioni di uomini, donne e bambini che vivevano la vita di strada, in un inferno dantesco che esisté ancora per lungo tempo.

I magazzini della città:

Infine, nel 1872, venne dato alle stampe il libro finito, London: A Pilgrimage (Londra: un pellegrinaggio), in cui l’artista pubblicò 180 incisioni di grandissimo effetto e lo scrittore descrisse ambienti, persone e situazioni della Londra vittoriana.

Il libro fu aspramente criticato

Un lettore in uno dei molteplici ricoveri notturni per senzatetto di Londra:

La causa erano le imprecisioni di Doré, che in pubblico faceva soltanto dei brevi schizzi di accenno, e preferiva completare le illustrazioni al sicuro nel proprio studio. Gli errori delle illustrazioni divennero famosi, e i londinesi dell’epoca lo criticarono aspramente per essersi dedicato quasi esclusivamente alla parte povera e malfamata di Londra.

Nella cupa atmosfera dei Docks di Londra:

L’Art Journal accusò Doré di “inventare anziché copiare“, mentre The Westminster Review affermò che “Doré ci dà dei bozzetti in cui sono collocati i più comuni, i più volgari elementi esterni“.

Il momento dell’apertura del mercato di Billingsgate:

Nonostante queste critiche, il lavoro di Doré rimane un grande classico dell’epoca vittoriana, che guadagnò anch’esso la ribalta grazie a una mostra a Londra ancora nel XIX secolo.

Dudley Street, Seven Dials:

Gustave Doré non si sposò mai. Visse con sua madre e per quasi tutta la sua vita dormì in una stanza adiacente a quella della donna. Dopo la morte della madre, perse la volontà di vivere e morì all’età di cinquant’anni. Durante la sua vita riuscì a produrre circa 100.000 schizzi, una media di sei bozze al giorno per ogni giorno in cui visse.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...