Dicembre, Anno Domini 2020. Ravenna esprime il suo totale diniego allo spostamento delle ossa di Dante Alighieri a Firenze, per una “passeggiata” che sarebbe dovuta durare una settimana in occasione di un concerto. In Romagna Dante è ormai considerato un cittadino ravennate e le sue ossa non si possono e non si devono toccare, neppure in occasione del settecentenario della morte, occorsa nella notte fra il 13 e il 14 settembre del 1321.

Sotto, il video racconto dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:

Ritratto di Dante di Sandro Botticelli:

Eppure proprio Dante, a Ravenna, scrisse una delle più celebri terzine della sua Commedia che riguarda l’esilio:

Tu proverai sí come sa di sale

lo pane altrui, e come è duro calle

lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale.

Il “ghibellin fuggiasco”, che in realtà era un guelfo bianco, sicuramente sarebbe davvero voluto tornare a Firenze. Perché allora i ravennati non gli concedono, almeno nella morte, la gioia del ritorno (se non altro temporaneo) nella sua città? Gli abitanti di Ravenna sono particolarmente “stregni“, come si dice da queste parti per indicare qualcuno dal carattere ostinato e capriccioso, oppure c’è sotto un motivo ben preciso?

Andrea Pierini, Dante legge la Divina Commedia alla corte di Guido Novello, 1850, dipinto a olio, Palazzo Pitti-Galleria D’Arte Moderna, Firenze:

Per comprendere il diniego è necessario tornare indietro nel tempo, poco dopo la morte di Dante. Le prime richieste dei fiorentini nei confronti dei ravennati arrivarono nello stesso secolo della morte del poeta, alla fine del ‘400. In quell’epoca Dante Alighieri era sepolto in un sarcofago all’esterno della Basilica di San Francesco, dove erano stati svolti i funerali, ed era un silente compagno al convento di frati del centro della città.

I chierici negarono con forza lo spostamento delle ossa di Dante, e i fiorentini non poterono traslarle. Ma all’inizio del ‘500, quando al soglio pontificio salì un papa di origine fiorentina, Leone X figlio di Lorenzo de’ Medici, le cose sembrarono andare a vantaggio di Firenze.

Luca Signorelli, Dante, affresco, 1499-1502, particolare tratto dalle Storie degli ultimi giorni, cappella di San Brizio, Duomo di Orvieto:

Leone X aveva infatti accolto la richiesta dell’Accademia Medicea fiorentina – che vedeva fra i suoi firmatari anche Michelangelo Buonarroti – di dare degna sepoltura a Dante nella natia Firenze. Proprio Michelangelo si era offerto di progettare un magnifico sepolcro, scrivendo al Papa:

Io Michelagniolo Schultore il medesimo a Vostra Santità suplicho, offrendomi al Divin Poeta fare la Sepoltura sua chondecente, e in loco onorevole in questa Cictà.

Casa di Dante a Firenze. Fotografia di Sailko condivisa con licenza Creative Commons 2.5 via Wikipedia:

E così, nel 1519, una delegazione fiorentina raggiunse Ravenna, all’epoca parte dello Stato della Chiesa, per prelevare le ossa e portarle a Firenze. La tomba fu aperta, ma il suo interno riservò un’amara sorpresa ai fiorentini:

Le ossa erano sparite

I frati francescani, non volendo rinunciare al piacere di avere vicine le spoglie di Dante, avevano praticato un foro nel muro posteriore e nel sarcofago, prelevando le ossa e nascondendole al sicuro. Le suppliche della delegazione non servirono a nulla: Dante non si mosse da Ravenna.

Il sarcofago con le ossa di Dante venne conservato gelosamente nel chiostro del convento per oltre due secoli fino a quando, nel 1781, l’architetto Camillo Morigia progettò l’attuale tomba. I frati acconsentirono allora a restituire le spoglie e il sarcofago del poeta, che trovò pace nel nuovo mausoleo a lui dedicato.

Ma la pace, per Dante, è sovente stata una situazione transitoria

Tomba di Dante, fotografia di Petar Milošević condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Luogo in cui fu ritrovata la cassetta contenente le ossa di Dante nel 1865. Fotografia di 0mente0 condivisa con licenza Creative Commons 4.0 via Wikipedia:

Nel 1796 in Italia si abbatte l’uragano di Napoleone Bonaparte, e il 25 Aprile del 1810, durante il Regno d’Italia, gli ordini religiosi vengono interamente soppressi. I francescani sono costretti a lasciare il convento, ma decidono di non abbandonare il poeta nelle mani dei bonapartisti e prelevano le ossa dal sarcofago per la seconda volta:

Napoleone poteva pensare di portare le ossa a Parigi esattamente come ha fatto con tanti altri tesori italiani

Forse i frati, sulle prime, riflettono se portare con loro le ossa di Dante, ma poi si risolvono a nasconderle in una cassetta di legno, che viene murata nel chiostro di Braccioforte, adiacente alla tomba. Sulla cassetta scrivono semplicemente:

ossa Dantis

E così passano gli anni. Ravenna, dopo il congresso di Vienna del 1815 torna nei domini dello stato pontificio, ma delle ossa di Dante non si ricorda più nessuno.

Interno della tomba di Dante. Fotografia di mattiap condivisa con licenza Creative Commons 3.0 via Wikipedia:

Il 27 Maggio del 1865, quando l’Italia è già fatta, un operaio che sta lavorando nella zona per i restauri in occasione del secentenario della nascita di Dante, trova la cassetta all’interno del muro. L’uomo è analfabeta e non riconosce la scritta che avevano realizzato i frati 55 anni prima, e l’urna sta per essere buttata insieme alle altre macerie. Anastasio Matteucci, uno studente che il latino lo parla meglio del dialetto romagnolo, legge le parole che avevano scritto i frati oltre mezzo secolo prima:

ossa Dantis

Muro ove si ritrovarono le ossa di Dante Alighieri «il dì 27 maggio 1865 alle ore 10 antimeridiane circa». Autore ignoto – Ravenna segreta. I volti nascosti della città fra Seicento e Ottocento (Longo, Ravenna, 2002)

Le spoglie del sommo poeta sono ritrovate! I resti di Dante tornano nel sarcofago originario, all’interno del mausoleo.

E’ finita qui la peregrinazione delle ossa? Certo che no!

Il 23 Marzo del 1944 la cassetta viene prelevata dal mausoleo e collocata sotto a un tumulo di terra di qualche decina di centimetri, realizzato per evitare che i resti del poeta venissero distrutti durante i bombardamenti. La posizione è però ben nota, e il 19 Dicembre del 1945 i resti vengono rimessi all’interno del sarcofago.

Il tumulo con lapide, che accolse le spoglie di Dante durante la seconda guerra mondiale. Fotografia di José Luiz Bernardes Ribeiro condivisa con licenza Creative Commons 4.0 via Wikipedia:

Da allora e per i seguenti 85 anni le ossa di Dante Alighieri non si muovono dal loro sepolcro. Le richieste dei fiorentini, avvenute in occasione di particolari ricorrenze, vengono sempre negate, e il Poeta rimane a Ravenna.

C’è da chiedersi, ma è un esercizio di pura fantasticheria, cosa avrebbe pensato Dante di un suo ritorno, dopo sette secoli dalla morte, nell’amata Firenze. Ma questa, purtroppo per lui, è una risposta che ormai non può più dare…

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...