Le leggende riguardanti i licantropi, o lupi mannari, hanno caratterizzato buona parte dell’Europa Medioevale, ma le origini della Bestia del Gévaudan affondano le radici in un’epoca successiva, qualche anno prima della Rivoluzione Francese. La creatura, che fino ad oggi non è stata identificata con certezza, iniziò a terrorizzare il popolo di Gévaudan, una provincia del sud della Francia, nel 1764. Tutto iniziò quando una ragazza stava portando al pascolo le mucche e venne attaccata da una creatura “simile a un grosso lupo“, che tentò diverse volte di mangiare la donna, prima di essere allontanata dalle vacche.

Sotto, il video racconto dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:

La vaccara descrisse l’animale in modo discretamente dettagliato:

Aveva orecchie piccole, una testa da cane, un corpo simile a un Lupo e la sua pelliccia era rossastra,  ncon una lunga coda…

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L’attacco sembrò un episodio a sé stante, ma dopo qualche giorno, il 30 Giugno del 1764, Janne Boulet, una quattordicenne del posto, venne uccisa dalla bestia, a poca distanza dal luogo del primo attacco. Della giovane furono trovati soltanto gli zoccoli e il cappellino. Il corpo era scomparso, interamente divorato dalla bestia. Durante tutta l’Estate gli attacchi continuarono, solitamente rivolti a donne e ragazzi, ma sporadicamente anche a uomini che viaggiavano in solitaria.

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Gli abitanti dei villaggi iniziarono a sentirti oppressi, schiacciati dal terrore di diventare il nuovo piatto della Bestia…

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La popolazione iniziò ad armarsi e cominciò la classica “caccia al lupo“, e vennero abbattuti decine di animali da parte degli abitanti della zona. Nonostante le uccisioni, gli attacchi non accennarono a diminuire. Decine di persone furono mangiate, spesso decapitate, da un animale che non sembrava aver altro scopo che l’assassinio di esseri umani.

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Naturalmente, mano a mano che le morti aumentavano, le voci sulla natura della Bestia iniziarono a raggiungere standard da storia Horror. Chi diceva si trattasse di un licantropo, chi di un lupo enorme, chi ancora di un intero branco di lupi antropofagi. Anche la Chiesa fornì la propria interpretazione, immaginando un flagello divino mandato sulla terra a punire gli abitanti per i propri peccati.

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Il Re di Francia, Luigi XV, venne rapidamente a conoscenza degli eventi, e offrì il proprio supporto affinché la Bestia venisse finalmente uccisa. Come contromisura mandò 56 Dragoni, uomini armati sia a cavallo sia a piedi, coadiuvati dai 400 volontari del Clermont, tutti comandati da Jean Boulanger Duhamel, il quale avvistò la Bestia più volte senza riuscire ad ucciderla.

Duhamel ebbe a dire:

La Bestia è un ibrido mostruoso: assomiglia ad un Lupo ma è grande quanto un vitello

Duhamel e il corpo di ricerca arriveranno a organizzare battute di caccia di dimensioni inaudite, e a cercare, con ogni strategemma, di uccidere l’animale che, sino a Marzo del 1765, aveva fatto 33 vittime accertate.

Il capitano tentò di tutto:

  • Organizzò la più grande battuta di caccia della storia con 20.000 partecipanti
  • Disseminò i boschi di cani avvelenati, sperando di uccidere “il mostro”
  • Travestì i suoi Dragoni da Donne nel tentativo di farli attaccare

Tutti questi tentativi risultarono vani. Gli unici animali uccisi furono normalissimi lupi. Nel mentre i militari si trovarono in scontro con la popolazione, che non solo era terrorizzata dalla Bestia, ma doveva anche sostentare, con risicatissimi mezzi, le milizie che cacciavano nei boschi.

Il Re mise una taglia sulla testa della Bestia: 6000 livre, che sommate a quelle di vescovo e provincia arrivavano a 9400 livre: l’equivalente necessario a comprare 100 Cavalli

A seguito degli insuccessi dei militari, Luigi XV inviò un nobile, Jean-Charles D’Enneval, che interpretò la caccia in modo molto diverso, decisamente più solitario. D’Enneval e Duhamel avrebbero dovuto collaborare ma, naturalmente, entrarono in aperto conflitto. Da Parigi arrivarono ordini perentori: il Capitano e i suoi Dragoni avevano fallito, dovevano rientrare immediatamente.

La prima azione registrata di D’Enneval fu del 13 Aprile 1765: una battuta di caccia con obiettivo una Lupa che sembrava corrispondere alla descrizione. L’animale venne ucciso, ma senz’altro non era la famosa Bestia mangiauomini.

Il 1° Maggio, il cacciatore e il suo seguito si appostarono nei pressi di Saint Alban, facendo spostare l’animale verso sud. Qui tre fratelli, la famiglia Marlet de la Chaumette, colpirono l’animale per ben due volte ma, incredibilmente, la Bestia non subì danni in punti vitali. Il giorno dopo, una ragazza di 32 anni sarà ritrovata divorata nei pressi di Pépinet de Venteuges.

Anche il Nobile cacciatore D’Enneval aveva fallito nella caccia. Venne sostituito da François Antoine, il Gran portatore di Archibugio del Re, accompagnato dal figlio e da 14 fra i più esperti guardacaccia reali. Gli uomini arriveranno a Clermont Ferrand a metà Giugno, andando ad abitare al castello di Besset.

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L’11 Agosto del 1765 Marie Jeanne Valet, perpetua del parroco locale, venne aggredita insieme alla sorella nei pressi di un fiumiciattolo durante l’attraversamento. Grazie all’istinto di sopravvivenza, la donna riuscì a piantare nel petto della Bestia una Baionetta, che era stata consegnata a tutti gli abitanti come arma di difesa. L’animale compì diverse giravolte gridando dal dolore, per poi sparire nel bosco.

L’episodio ispirerà la statua di Philippe Kaeppelin. Fotografia di Szeder László condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

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Il 28 Agosto le guardie di Antoine uccisero un lupo di dimensioni ragguardevoli nei boschi di Ténezère, ma nuovamente non si trattò della famosa bestia. Quasi un mese più tardi, il 20 Settembre, venne avvistato un lupo di dimensioni impressionanti, con una lupa ed i cuccioli. Antoine colse l’occasione per porre fine, almeno agli occhi del Re, alla caccia della Bestia del Gévaudan.

I suoi uomini uccisero l’enorme lupo, che venne imbalsamato e portato a corte. La caccia, almeno a livello istituzionale, era terminata, ed Antoine ne guadagnò tutti i meriti, in termini di prestigio ed economici. Fece ritorno a Parigi il 4 Novembre, dopo aver sterminato tutta la famiglia di lupi, in modo da assicurarsi che “il Flagello di Dio” non colpisse più, nemmeno coi suoi figli.

Il Lupo ucciso era alto 78 Centimetri e pesante poco meno di 60 chilogrammi

L’11 Dicembre dello stesso anno la Bestia tornò a colpire, a Lorcières, uccidendo e mangiando una bambina di 11 anni. Antoine aveva sì ucciso un grosso lupo, ma non era certamente il mostro antropofago che tutti speravano.

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La Bestia del Gévaudan continuò durante tutto il 1766 a mietere vittime, sino ad arrivare al Giugno del 1767. Durante questo periodo, quasi due anni, vennero organizzate numerose battute di caccia, ma a morire furono soltanto lupi “innocenti”. Il 19 Giugno di quell’anno Jean-Joseph de Chateauneuf Randon, Marchese del Gévaudan, organizzò una battuta con 12 uomini, e Jean Chastel, uno di loro, si trovò faccia a faccia con la Bestia, riuscendo finalmente ad ucciderla.

L’animale, con ogni probabilità davvero l’antropofago (o uno degli antropofagi) che aveva terrorizzato la zona nei tre anni precedenti, morì sotto i colpi del cacciatore, e gli attacchi terminarono. La bestia si avvicinò a Chastel senza attaccarlo, un particolare che si rivelerà importante per le successive ipotesi. Il colpo usato, vuole la leggenda, era un proiettile d’argento, circostanza che alimenterebbe le ipotesi sul mostro/licantropo.

La Mappa della Zona:

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Le dimensioni dell’animale ucciso da Chastel erano considerevoli:

  • Lunghezza del corpo dalla radice della coda alla punta del muso: 99 Centimetri
  • Altezza: 76,8 Centimetri
  • Peso: non specificato

Chastel tentò di sfruttare economicamente l’uccisione, e si recò a Versailles con il cadavere dell’animale. Il Re Luigi XV però lo cacciò via in fretta, sostenendo che la Bestia del Gévaudan fosse stata uccisa 2 anni prima, dal fedele Antoine. Finì così, senza ulteriori battute di caccia né uccisioni, la storia di uno dei più terrificanti animali antropofagi della storia.

Il monumento a Jean Chastel. Fotografia condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

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Quante persone furono uccise?

Secondo i registri francesi, le vittime accertate furono 136, ma probabilmente erano molte di più. Fu Luigi XV ad impedire di tenere il conto, e alcuni storici ipotizzano che potrebbero esser state uccise sino a 500 persone. Stime più realiste parlano di circa 200 persone uccise in tre anni.

Fonte: Wikipedia

Che animale era la Bestia?

Le ipotesi formulate da storici e criptozoologi (studiosi di animali nascosti) sono innumerevoli, assolutamente contrastanti fra loro. La teoria storica più comune è quella che la “Bestia” fossero in realtà più Lupi Antropofagi, che uccidevano da soli e si cibavano principalmente di esseri umani. Il naturalista francese Michel Louis propose, nel 2001, una teoria assai diversa, ovvero che si trattasse di un dogue de Bordeaux appartenente proprio a Jean Chastel. Un cane particolarmente grosso, che era diventato per qualche ragione un mangiatore di uomini, e che si sarebbe infine fatto uccidere dal padrone perché riconosciuto come tale. Un’altra teoria, formulata da Pierre Pourcher e François Fabre, vede la “Bestia” come un giovane leone, scappato in qualche modo alla cattività e incapace alla caccia. Altre ipotesi formulate nel corso degli anni parlano di animali ibridi, di una Tigre, di una Pantera e via discorrendo.

Sotto, un Dogue de Bordeaux. Fotografia condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

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Le ultime ipotesi, quelle più fantasiose, identificano il mostro con un licantropo, circostanza giustificata dall’utilizzo del proiettile d’Argento e dalle dimensioni considerevoli del Lupo catturato. Quella del licantropo, anche se del tutto priva di concretezza scientifica, è una teoria affascinante, soprattutto a causa anche della inspiegabile antropofagia dell’animale.

Sotto, il trailer del film “Il Patto dei lupi” tratto da questa vicenda:

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...