La Benzedrina dei Soldati Alleati contro i Tedeschi e il loro Pervitin

Non c’è guerra senza droga: tutti i conflitti armati della storia del mondo, dai tempi leggendari degli eroi omerici fino agli odierni combattenti del Califfato Islamico, sono legati dal filo rosso dell’uso di sostanze stupefacenti, somministrate ai soldati per superare i limiti fisici della stanchezza e della paura.

Esseri umani sfiancati e atterriti trovavano (e trovano tuttora) la forza per continuare a combattere, per andare incontro alla morte, anche grazie all’ausilio di psicostimolanti. I primi di cui si ha notizia furono gli opliti omerici, che bevevano vino per darsi coraggio, poi i soldati di Annibale, ma anche i guerrieri dell’Amazzonia, i pirati Vichinghi ed gli hashshashin, una corrente dell’Islam sciita, contro cui combatterono i Crociati nel 1200.

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Nelle epoche più antiche si usavano funghi allucinogeni o piante dal potere energetico, assunti durante riti propiziatori, cerimonie di esaltazione collettiva dei guerrieri.
Le cose cambiano quando la guerra diventa “moderna”, combattuta da eserciti nazionali: l’uso di droghe si diffonde sistematicamente, tollerato dai vertici militari quando non addirittura obbligatorio. La componente rituale e/o religiosa sparisce: la droga è ormai un’arma al pari delle altre.

Negli ultimi anni sono emerse diverse indagini sull’uso di metanfetamine e sostanze simili durante la Seconda Guerra Mondiale. Ne parla, ad esempio, lo scrittore tedesco Norman Ohler nel suo ultimo libro “Der totale Rausch. Drogen im Dritten Reich” – “La totale euforia. Droghe nel Terzo Reich“.

Nella Germania nazista era lo stesso Adolf Hitler a farsi iniettare dal suo medico personale Theodor Morell un cocktail a base di ossicodone. Le truppe della Wehrmacht sul fronte facevano affidamento su una droga simile alla metanfetamina nota come Pervitin, Distribuito nelle razioni quotidiane assieme al cibo, riusciva a far compiere imprese memorabili, come avvenne ad esempio a Dunkerque, dove i soldati della Wehrmacth avanzarono senza sosta per 10 giorni, coprendo una distanza media di 35 chilometri al giorno. Il capo degli psicologi dell’esercito la considerava “una sostanza di grande valore militare” e aveva convinto i generali del Reich della sua utilità sul campo di battaglia: permetteva ai soldati di marciare ininterrottamente e donava la capacità di combattere senza paura, garantendo un costante stato di iperattività.

Fotografia di Komischn condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

L’altra faccia della medaglia: i Soldati Alleati

I soldati delle forze alleate statunitensi e inglesi invece ricorrevano a cocaina, benzedrina ed anfetamina che mescolate alla cioccolata diventavano delle barrette chiamate “cioccolata dell’aviatore”, fornite ai piloti d’aerei, mentre per i carristi esisteva la versione denominata “panzer cioccolata”.

Il secondo conflitto mondiale rispose alle esigenze sperimentali dell’industria farmaceutica che aveva commercializzato il Pervitin già negli anni ’30, ma era riuscita a testarlo solo sugli studenti, per valutare quanto potesse essere utile nel tenerli svegli e vigili. Gli eserciti di entrambe le fazioni furono delle perfette cavie per testare non solo il miglioramento delle prestazioni fisiche, soprattutto se somministrata in soggetti già sfiniti dalla stanchezza, ma anche l’effetto sulla psiche:

Il soldato riusciva ad avere un umore alterato che garantiva fiducia in se stesso, aggressività ed accanimento

Le fonti scritte e orali ci restituiscono anche dati precisi; assieme alle liste delle attrezzature belliche necessarie vi erano promemoria o ricette che indicavano l’uso delle varie sostanze stupefacenti: nel 1942 i soldati inglesi della 24ª brigata di carri armati riceveva venti milligrammi di benzedrina al giorno durante il servizio in Egitto.

La dose raccomandata per i piloti della Royal Air Force durante quel periodo era invece di dieci milligrammi. Il generale Dwight D. Eisenhower ordinò personalmente mezzo milione di compresse di benzedrina per le truppe americane dispiegate in Africa del Nord nel 1942.

Sotto, fotografia di Prosopee condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia. Un inalatore di Benzedrina, nome commerciale di un mix di anfetamine utilizzato dai piloti alleati durante la II Guerra Mondiale. Gli inglesi ne acquistarono 72 milioni di confezioni, gli statunitensi 250 milioni:

Naturalmente l’uso di queste sostanze provocava delle conseguenze devastanti sia per il corpo sia per il sistema nervoso, ma la priorità, in quel momento, era solo una: vincere la guerra. Solo dopo la fine del conflitto mondiale diversi studi scientifici portarono alla luce gli effetti collaterali di quell’uso massiccio tra i militari:

Migliaia di soldati veterani accusavano dipendenza, depressione, ansia, perdita delle capacità cognitive e tossicodipendenza, in aggiunta al trauma post-bellico. Un’intera generazione di ex-soldati e civili abusava di sostanze psicotrope anche a conflitto concluso.

L’uso di droghe nei conflitti armati, nonostante le conseguenze ormai note, non si esaurì nel 1945, ma continuò negli anni successivi. Durante la Guerra del Vietnam i soldati statunitensi abusavano di oppio, cannabis ed eroina, per resistere in quell’inferno dal quale molti, troppi, non sarebbero mai più tornati.

Come testimonia lucidamente e con sguardo crudo il film “Apocalypse Now” di Francis Ford Coppola, con quel monologo del comandante Kurtz che è come un graffio sulla coscienza di chi ascolta: “Io ho visto degli orrori… E’ impossibile trovare le parole per descrivere ciò che è necessario a coloro che non sanno ciò che significa l’orrore. L’orrore ha un volto. E bisogna farsi amico l’orrore… orrore, terrore, morale e dolore sono i tuoi amici”.

Oggi, nelle aree di guerra, non è cambiato nulla: esiste un farmaco, il Modafinil, usato come stimolante nei casi di narcolessia (e come dopante – anche se ovviamente proibito –  tra gli atleti) che viene distribuito per tenere svegli (fino a 48 ore consecutive) i soldati di svariati eserciti. A provarlo per primi sono stati i piloti dell’Air Force statunitensi nel 2003, in Iraq.

In Afghanistan invece si usava anfetamina, come dimostrato, per esempio, con l’incidente della Tarnak farm, nel 2002, quando il pilota di un F-16 statunitense, probabilmente sotto l’effetto di quella sostanza, uccise per sbaglio quattro soldati canadesi.

C’è da dire che dall’altra parte della barricata i guerriglieri islamici non sono da meno: circola in Medio Oriente una sostanza chiamata Coptagon che – a leggere quanto viene riportato – “rende invincilbili”, “toglie la paura” e “aiuta a uccidere”.

Non stupisce quindi che l’orrore continui…

Martina Manduca

Vivo a Venezia e ho studiato Archeologia medievale tra l’Università di Padova e l’Università di Cordoba in Spagna. Sono appassionata di arte, letteratura e cucina e mi piace scoprire un aspetto nuovo di ognuna di esse viaggiando per il mondo.