Le storie di guerra sono anche storie di droga ed ogni guerra ha la propria droga.
Tutti i conflitti armati che segnarono la storia globale (dall’antichità ai giorni nostri) hanno avuto come denominatore comune la somministrazione di droghe, oppiacei, sostanze stupefacenti o alcolici ai soldati combattenti.

Esseri umani sfiancati e atterriti da spettacoli disumani dovevano riuscire a trovare la motivazione e la forza di continuare a combattere con vigore, a non impazzire e lanciarsi verso la morte per scelta. I primi furono gli opliti omerici, poi le truppe di Annibale, i guerrieri dell’Amazzonia, i pirati Vichinghi ed gli hashshashin, una corrente dell’Islam sciita, contro cui combatterono i Crociati nel 1200.

Fotografia di pubblico dominio via Wikipedia:

Nelle epoche più antiche si usavano funghi allucinogeni o piante con poteri energetici accompagnate da riti propiziatori che servivano a risvegliare lo spirito guerriero.
Fu con la nascita della cosiddetta “guerra moderna” e degli eserciti nazionali che si diffuse sistematicamente l’uso di droghe, esulando da qualsiasi connessione rituale o religioso.

La droga diviene un’arma a tutti gli effetti

Negli ultimi anni sono emerse diverse indagini sull’uso di metanfetamine e sostanze simili durante la Seconda Guerra Mondiale, come il contributo dello scrittore tedesco Norman Ohler nel suo ultimo libro “Der totale Rausch. Drogen im Dritten Reich” – “La totale euforia. Droghe nel Terzo Reich“.

Nella Germania nazista era lo stesso Adolf Hitler che riceveva dal suo medico personale Theodor Morell un cocktail a base di ossicodone. Le truppe della Wehrmacht sul fronte facevano affidamento su una droga simile alla metanfetamina nota come Pervitin, distribuito nelle razioni quotidiane assieme al cibo, facendo restare nella memoria l’episodio dei dieci giorni consecutivi in cui hanno combattuto contro gli inglesi a Dunkerque e coperto una distanza media di ventidue miglia al giorno.

Il capo degli psicologi dell’esercito la considerava “una sostanza di grande valore militare” e aveva convinto i generali del Reich della sua utilità sul campo di battaglia che permetteva di marciare ininterrottamente e donava la capacità di combattere senza sosta, garantendo un costante stato di iperattività.

Fotografia di Komischn condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

L’altra faccia della medaglia: i Soldati Alleati

I soldati della resistenza americana ed inglese invece ricorrevano a cocaina, benzedrina ed anfetamina mischiata alla cioccolata creando delle barrette chiamate “cioccolata dell’aviatore” che venivano date ai piloti aerei, mentre per i carristi esisteva la versione denominata “panzer cioccolata”.

Il secondo conflitto mondiale rispose alle esigenze sperimentali dell’industria farmaceutica che aveva commercializzato il Pervitin già negli anni ’30, ma era riuscita a testarla solo nelle prestazioni accademiche degli studenti. Gli eserciti di entrambe le fazioni furono delle meravigliose cavie per testare non solo il miglioramento della prestazione fisica, soprattutto se somministrata in soggetti già sfiniti da un precedente combattimento, ma anche della prestazione mentale:

Il soldato riusciva ad avere un umore alterato che garantiva fiducia in se stesso, aggressività ed accanimento

Le fonti scritte e orali ci restituiscono anche dati precisi; assieme alle liste delle attrezzature belliche necessarie vi erano promemoria o ricette che indicavano l’uso delle varie sostanze stupefacenti: nel 1942 i soldati inglesi della ventiquattresima brigata armata di serbatoio riceveva venti milligrammi di benzedrina al giorno durante il servizio in Egitto.

La dose raccomandata per i piloti della Royal Air Force durante quel periodo, nel frattempo, era di dieci milligrammi. Il generale Dwight D. Eisenhower invece ordinò mezzo milione di compresse di benzedrine per le truppe americane dispiegate in Africa del Nord nel 1942.

Sotto, fotografia di Prosopee condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia. Un inalatore di Benzedrine, nome commerciale di un mix di anfetamine utilizzato dai piloti alleati durante la II Guerra Mondiale. Gli inglesi ne acquistarono 72 milioni di confezioni, gli statunitensi 250 milioni:

Naturalmente l’uso di queste sostanze lascia delle conseguenze molto traumatiche per il corpo ed il sistema nervoso, ma la priorità durante il conflitto era semplicemente vincere la guerra. Solo dopo il conflitto diversi studi scientifici portarono alla luce gli effetti collaterali del loro uso:

Migliaia di soldati veterani che accusavano dipendenza, depressione, ansia, perdita delle capacità cognitive e tossicodipendenza in aggiunta al trauma post-bellico, creando una vera e propria generazione di ex-soldati e civili che abusavano di sostante psicotrope anche a conflitto concluso

La seconda guerra mondiale portò con sé il paradigma dei meccanismi disumani, che cambiò il destino stesso dell’umanità. La presenza delle droghe nei conflitti armati nonostante le conseguenze non si esaurì nel 1945, continuò negli anni successivi. Durante la Guerra del Vietnam i soldati abusavano di oppio, cannabis e eroina, con il fine di resistere agli orrori a cui si assisteva.

Come testimonia lucidamente e con sguardo crudo il film “Apocalypse Now” di Francis Ford Coppola, in cui il monologo del comandante Kurtz ha graffiato le coscienze degli spettatori: “Io ho visto degli orrori…E’ impossibile trovare le parole per descrivere ciò che è necessario a coloro che non sanno ciò che significa l’orrore. L’orrore ha un volto. E bisogna farsi amico l’orrore…orrore, terrore, morale e dolore sono i tuoi amici”.

La lista continua fino ai giorni nostri. Un farmaco stimolante creato per curare la narcolessia e inserito nella lista “proibita” delle sostanze dopanti – il Modafinil – è attualmente testato su soldati di varie nazionalità per prolungare il numero di ore di veglia delle truppe (si arriva a 48 ore senza dormire).

Fu dato per la prima volta ai piloti dell’Air Force americana nel 2003 in occasione dell’invasione in Iraq e si lavora ora alla struttura della molecola per prolungare ulteriormente la capacità di rimanere svegli.

L’utilizzo di anfetamine tra i soldati americani in Afghanistan è invece emerso, per esempio, con l’incidente della Tarnak farm, nel 2002, quando il pilota di un F-16 statunitense, forse sotto anfetamine, uccise quattro soldati canadesi.

Martina Manduca
Martina Manduca

Vivo a Venezia e ho studiato Archeologia medievale tra l’Università di Padova e l’Università di Cordoba in Spagna. Sono appassionata di arte, letteratura e cucina e mi piace scoprire un aspetto nuovo di ognuna di esse viaggiando per il mondo.