Il mondo medievale è costellato da lotte e battaglie decisive: nelle nazioni che stanno prendendo forma in Europa, alcune tribù si uniscono, allargano i loro confini, conquistano i nemici e abbastanza spesso respingono gli invasori.

Ma rare sono le battaglie che hanno davvero cambiato la storia del mondo per la loro importanza. Una di queste viene considerata la Battaglia di Poitiers, combattuta nel 732 d.C. tra le forze cristiane dei Franchi, capeggiati da Carlo Martello, e quelle del governatore musulmano omayyade di al-Andalus, il territorio iberico e in piccola parte francese conquistato dagli arabi.

Il territorio di al-Andalus


Questo conflitto feroce e distruttivo, che secondo alcuni storici ha plasmato il futuro dell’Europa rimanendo famoso nel tempo, è stato una grande scommessa, combattuta contro ogni previsione di vittoria.

Il preludio alla battaglia di Tours

Intorno al 700 d.C. il califfato musulmano omayyade si sta allargando rapidamente. E’ il secondo dei quattro grandi califfati che si susseguono dopo la morte di Maometto, e in quel tempo è uno dei più grandi imperi del mondo.

Dopo aver conquistato le terre del Nord Africa, l’Europa continentale sembra lì a portata di mano, con appena una striscia d’acqua, lo stretto di Gibilterra, a separarle.

Il Califfato Omayyade nel 750 d.C.

All’epoca sono i Visigoti a governare l’Iberia, ma nel 710 il duca Roderico spodesta il re Agila, che chiede aiuto a un governatore cristiano (forse bizantino o forse visigoto), che a sua volta si rivolge ai musulmani d’Africa. Un piccolo esercito attraversa lo stretto nel 711 d.C., sotto la guida del berbero Tariq ibn Ziyad, che subito dopo si scontra con i Visigoti nella battaglia di Guadalete, nell’estremo sud dell’Iberia.

I musulmani, anche grazie all’aiuto di quei nobili ostili a Roderico, penetrano con grande facilità nella penisola, e quella che doveva essere solo scorreria, di fatto mette fine al regno dei Visigoti. In poco meno di sette anni gli arabi conquistano quasi tutta la penisola iberica (tranne quel territorio che diventerà il Regno delle Asturie), e arrivano a occupare la Settimania (oggi è la Linguadoca francese) e la sua capitale Narbona, fino ad allora controllata dai Visigoti. Da lì muovono verso Tolosa e la cingono d’assedio, ma i Franchi sbaragliano le forze musulmane.

La provincia di al-Andalus nel 750

Immagine condivisa via Wikipedia – licenza CC BY-SA 4.0

Una decina d’anni dopo, nel 732, il generale ‘Abd al-Rahaman valica i Pirenei e parte alla conquista dell’Aquitania. I musulmani prendono la città di Bordeaux, che saccheggiano e incendiano, poi si dirigono verso la ricca Tours. Solo a quel punto il duca Oddone d’Aquitania, che era in lotta con Carlo Martello, potentissimo funzionario del regno franco, si decide a chiedergli aiuto.

La battaglia di Poitiers

 Carlo Martello combatte contro i Saraceni

Le forze di Carlo Martello si attestano alla confluenza di due fiumi, il Clain e il Vienne, su un piccolo rilievo boscoso. Il condottiero ha scelto quel punto strategico, consapevole di avere un esercito numericamente inferiore, inferiorità che tenta di mascherare posizionando alcune truppe all’interno del bosco, per trarre in inganno il nemico sul reale numero dei guerrieri. Per proseguire l’avanzata verso Tours i musulmani devono necessariamente affrontare i Franchi, perché l’unico ponte sui due fiumi è a monte, ma la foresta protegge in qualche modo le truppe franche dagli attacchi laterali.

Mappa della posizione delle truppe di Carlo Martello


Quando ‘Abd al-Rahaman, comandante esperto quanto Carlo Martello, si avvicina all’esercito cristiano, capisce che probabilmente i Franchi avrebbero avuto il sopravvento. Nonostante ciò schiera le sue truppe e si prepara per la battaglia.

Gli eserciti si studiano per una settimana, impegnandosi in piccole scaramucce, senza arrivare a una battaglia conclusiva. Pare che quella situazione di attesa fosse una tattica deliberata, condotta da al-Rahaman per radunare tutto il suo esercito.

Finché, con l’inverno alle porte, il 10 ottobre del 732, il generale arabo scatena la battaglia. Si affida prevalentemente alla cavaliera, cercando di rompere le linee nemiche, ma non ci riesce. La fanteria dei Franchi resiste e mantiene la posizione: quando qualche linea vacilla, viene subito rimpiazzata. Nel corso della battaglia, il duca Oddone inizia con i suoi cavalieri un’operazione ai fianchi del nemico, e raggiunge l’accampamento musulmano. Riesce a infliggere gravi perdite, libera circa duecento Franchi prigionieri, recupera il bottino e attira su di sé le forze nemiche, che abbandonano il campo di battaglia principale. Una situazione senza precedenti, inattesa per al-Rahaman, che non riesce a riportare all’ordine le sue truppe. Carlo Martello approfitta subito di quel momento di sbandamento e praticamente accerchia i musulmani. E’ una carneficina, che dura fino a quando c’è luce. Cade anche ‘Abd al-Rahaman, forse proprio sotto l’ascia di Carlo Martello.

La Battaglia di Poitiers – Steuben, 1837

Con il loro generale morto, i sopravvissuti fuggono con il favore delle tenebre, lasciando sul campo i morti e i feriti, oltre che il prezioso bottino razziato in Aquitania.

I musulmani ricorderanno la battaglia come “il lastricato dei martiri”: molti dei loro morti sono uccisi lungo la strada romana su cui si erano schierati. Carlo Martello, quando il giorno seguente scopre che non c’è più l’ombra di un nemico rimane stupito, e probabilmente sollevato:

Non ci sarà un secondo giorno di battaglia

Carlo Martello alla Battaglia di Poitiers

La vittoria schiacciante rende un grande servizio al condottiero franco, elogiato da tutti come il salvatore della cristianità, il “martello che ruppe i musulmani” (da lì nasce il soprannome). Grazie a quella vittoria, che in realtà non ferma la conquista degli Arabi, Carlo Martello apre al suo casato una strada che porta dritta all’impero:

Carlo Magno, primo imperatore dei Romani, incoronato nell’anno 800, è suo nipote

Statua di Carlo Martello – JB Debay Père


La battaglia di Poitiers è considerata, ma non da tutti gli storici, di fondamentale importanza:

“Poche battaglie sono ricordate 1000 anni dopo esser state combattute […] ma la Battaglia di Tours è un’eccezione […] Carlo Martello fece ritornare indietro un’avanzata musulmana che avrebbe potuto conquistare la Gallia, se le fosse stato concesso di continuare” (M. Bennet, Fighting Techniques of the Medieval World, 2005)

Nessuno può dire quale sarebbe stato il futuro dell’Europa se i musulmani avessero vinto a Tours:

Alcuni storici propendono per l’idea che ci sarebbe stata solo qualche razzia in più, altri la considerano il punto fermo messo all’avanzata degli arabi

Sicuramente diede coraggio ai cristiani della penisola iberica, per il significato simbolico che fu dato a quella battaglia: in una cronaca di quegli anni, un monaco portoghese chiama i guerrieri di Carlo Martello (che provenivano da tribù diverse, in maggioranza franche, ma anche germaniche) “europei”, a indicare con un solo aggettivo, mai usato fino ad allora, quell’esercito eterogeneo che aveva combattuto unito contro il nemico comune.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.