Gli antichi faraoni egizi spesso commemoravano le vittorie militari sui loro nemici facendoli raffigurare sui muri di grandi monumenti. Uno dei conflitti più famosi che conosciamo grazie alle pareti di un tempio egizio è quello della Battaglia del Delta del Nilo, combattuta dal faraone Ramesse III contro i Popoli del Mare, invasori in Egitto.

Mummia di Ramses III:

La battaglia del delta del Nilo probabilmente si svolse durante l’anno 1175 a.C. Da un lato c’erano gli egiziani capeggiati da Ramesse III, percepito da alcuni come l’ultimo grande faraone del Nuovo Regno, mentre dall’altra i misteriosi “Popoli del Mare”, un termine usato per descrivere un gruppo di aspiranti conquistatori provenienti dal mare menzionati in diverse fonti egiziane fra cui si annoveravano i Pelaset (Filistei), i Tjekker di Creta, gli Shekelesh (Siculi), glii Shardana (Sardi) e i Lukka (possibili antenati dei Lici).

I Filistei incantenati. Fotografia di Remih condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Diverse antiche civiltà mediterranee, fra cui i regni ittita, miceneo e i mitanni, videro il proprio tramonto intorno al 1175 a.C., e una teoria afferma che la loro caduta fu causata dalle invasioni dei popoli del mare. La ferocia di questi predoni riecheggia anche in un’iscrizione sulle pareti del tempio funerario di Ramesse II a Medinet Habu, dove viene commemorata la vittoria del faraone. Secondo il testo, “Nessuno poteva resistere alle loro armi” e numerose città furono devastate.

Ramses III come raffigurato nella Tomba KV11:

L’Egitto era l’obiettivo seguente di questi aggressivi guerrieri. Prima della battaglia del delta del Nilo, Ramesse III aveva ottenuto una grande vittoria sui “Popoli del mare” nella battaglia di Djahy, in Siria. Ramesse III ingaggiò e sconfisse un esercito del popolo del mare che stava tentando di invadere il suo impero via terra. Gran parte della nostra conoscenza di questa battaglia proviene dalle iscrizioni nel tempio di Medinet Habu.

Sotto, la battaglia di Djahy come raffigurata nel tempio di Medinet Habu:

I Popoli del Mare stavano anche tentando di invadere l’Egitto via mare. Rispetto a questi esperti marinai del Mediterraneo gli egiziani erano marinai meno esperti e le loro navi tecnologicamente meno avanzate. Ma Ramesse III portò a compimento un piano scaltro, degno del miglior condottiero militare. Invece di combattere con i suoi nemici in acque aperte, permise loro di navigare incontrastati sino al delta del Nilo. In questo campo di scontro le navi egizie, che erano mosse sia dal vento sia dalla forza dei rematori, erano più manovrabili rispetto ai velieri dei loro avversari, dando ai difensori un grande vantaggio. Sulle rive del Nilo vennero posizionati plotoni di arcieri per impedire ai Popoli del Mare di attraccare sul suolo egiziano. Gli arcieri furono anche utilizzati largamente nelle navi egiziane per scagliare le loro frecce contro i nemici. I Popoli del Mare, armati di spade e lance, non furono in grado di contrattaccare, e gli egiziani riuscirono anche a capovolgere molte delle navi nemiche.

La battaglia del Delta del Nilo:

A causa della vittoria di Ramses III nella battaglia del delta, gli egizi furono in grado di evitare di essere conquistati dai popoli del mare e di subire la distruzione per mano loro.

Fotografia di Rémih condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Ma questa vittoria costò cara a Ramesse III. Il tesoro egiziano fu prosciugato e l’esercito messo a dura prova, contribuendo così alla fine dei giorni di gloria del grande impero egizio. Le cose peggiorarono solo dopo la morte violenta di Ramesse III, poiché i loro possedimenti orientali furono successivamente conquistati. A lungo termine l’indebolimento dell’Egitto dovuto al conflitto con il Popolo del Mare, insieme ad altri importanti fattori, portò al Terzo Periodo Intermedio, un’epoca di frantumazione del potere e di divisione nello stato Egiziano che lasciò il segno nei secoli a venire.

Rilievo raffigurante Ramses III che stermina dei nemici, assistito dal dio Amon, dalle pareti del suo tempio funerario a Medinet Habu. Fotografia di Rémih condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Fotografia di Rémih condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Facciata del tempio di Medinhet Abu. Fotografia di Rémih condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...