La storia della battaglia del Castello di Itter è una singolarità storica che gli appassionati della Seconda Guerra Mondiale conosceranno di certo, ma non è così famosa da esser conosciuta da tutti. Si tratta infatti dell’unica occasione in cui i tedeschi e gli americani, coadiuvati dai francesi, combatterono insieme durante la Seconda Guerra Mondiale, in una battaglia che avvenne 5 giorni dopo il suicidio di Adolf Hitler.

Il contesto

Il Castello di Itter si trova in cima ad una collina alta 666 metri all’ingresso della valle di Brixental. La prima volta che viene menzionato risale all’epoca Medievale, nel 1240, e dal 1312 al 1816 fece parte dei domini afferenti alla città di Salisburgo. Il castello fu poi acquistato come residenza privata da Sophie Menter, pianista, compositrice e allieva di Franz Liszt. Dopo l’annessione dell’Austria alla Germania, nel 1940, il proprietario Franz Grüner si vide espropriare il castello dal Governo Tedesco che, sotto ordini diretti di Himmler, ne dispose la trasformazione in un carcere per prigionieri “illustri”.

Da Castello a Prigione

Il 25 Aprile del 1943 il Castello/Prigione, sotto il comando di Sebastian Wimmer, divenne completamente operativo, ed “ospitò” personaggi di elevato rango quali Édouard DaladierPaul Reynaud, rispettivamente ex e primo ministro della Francia, il tennista Jean Borotra, uno dei “4 moschettieri” del tennis francese, Marie-Agnès de Gaulle, sorella di Charles de Gaulle, leader della resistenza Francese, oltre a diversi politici ed esponenti militari transalpini.

Sotto, Jean Borotra:

Jean-Borotra

Il 4 Maggio del 1945, pochi giorni dopo il suicidio di Hitler, Wimmer abbandonò il comando della prigione, tentando di scappare dagli Alleati, e poco dopo lo seguirono le SS-Totenkopfverbände, le guardie delle prigioni e campi di concentramento nazisti. I prigionieri francesi si impossessarono quindi del castello e delle armi lasciate dai tedeschi, preparandosi alla battaglia con le Waffen SS che stavano raggiungendo Itter.

La Battaglia

Due giorni prima dell’abbandono del Castello da parte dei tedeschi, Zvonimir Čučković, un componente della resistenza Jugoslava, era riuscito a fuggire dalla prigione, con lo scopo di avvertire gli Alleati della posizione e della natura militare del castello austriaco. L’uomo si imbatté nel 103° Battaglione statunitense nei pressi di Innsbruck, comandato dal tenente John C. “Jack” Lee, informandoli della necessità di un’operazione di salvataggio. Nel mentre il Maggiore Josef Gangl, comandante di un’unità della Wehrmacht, l’esercito regolare tedesco, si era arreso agli americani dopo aver già aiutato alcuni membri della resistenza austriaca contro le Waffen-SS.

La coppia costituita dagli ufficiali Lee e Gangl, l’unica formata da un americano e un tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale, si mosse quindi per salvare i prigionieri di Itter. La squadra risultò composta da 14 soldati americani, 10 tedeschi, due carri armati Sherman, una Volkswagen Kübelwagen e un camion di trasporto soldati.

Carro-Armato-Sherman

Per riuscire ad arrivare al Castello la squadra dovette dapprima vincere la resistenza di un posto di blocco delle SS, e poi lasciò uno degli Sherman a guardia di un ponte, tentando di impedire l’avanzata degli ultimi fedelissimi del Terzo Reich.

Giunti al Castello/Prigione, i prigionieri si reclutarono volontariamente per difendere l’edificio, e il comandante statunitense posizionò il secondo Sherman a guardia dell’ingresso principale, proprio di fronte la porta d’ingresso. Il 5 Maggio del ’45 uno sparuto gruppo di Waffen SS iniziò l’attacco al Castello, difeso dagli Americani, dai Tedeschi ribelli della Wehrmacht e dai prigionieri francesi presenti nella prigione. Poco prima dell’inizio dello scontro, Josef Gangl riuscì a contattare telefonicamente Alois Mayr, il capo della resistenza di Itter, chiedendo rinforzi per la battaglia. Al castello giunsero quindi altri 3 uomini, portando il totale dei militari a 27 unità contro i 100/150 effettivi delle Waffen-SS.

Lo Sherman difese l’ingresso principale ma fu rapidamente distrutto dalla potenza di fuoco delle armi delle SS, che iniziarono l’avanzata verso la prigione. I militari ordinarono ai prigionieri francesi di rientrare ma questi rifiutarono, restando a dar man forte ai propri eroici salvatori. Quando l’epilogo sembrava scontato, con la vittoria in mano alle SS, nel pomeriggio di quello stesso giorno giunsero gli Alleati del 142º Reggimento Fanteria, che sconfisse le SS e liberò gli assediati.

Il Maggiore Gangl purtroppo fu ucciso durante la battaglia, e venne decorato postumo come eroe nazionale austriaco, mentre il Tenente Lee fu decorato con la Distinguished Service Cross e aumentato di grado come Capitano.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...