Il disastro di Chernobyl, avvenuto esattamente 30 anni orsono nella defunta Unione Sovietica, fu un monito per il mondo intero per il pericolo legato alle centrali nucleari. Se la zona delle foreste ucraine è abbandonata e ormai popolata soltanto da animali selvaggi, un tempo era il centro di numerose attività, dichiarate e non, da parte dell’ex-URSS.

Fotografia di Inmar Ruge condivisa via Wikipedia:

Duga 3 11

Una di queste è la Duga-3, una base radio sovietica costruita con lo scopo di intercettare eventuali attacchi missilistici USA, realizzata nel 1967 e attiva sino al 1989, 3 anni dopo il disastro nucleare peggiore della storia.

 

Il Woodpecker (Picchio) Russo fu causa di numerose congetture e ipotesi da parte degli stati membri della NATO, che ipotizzarono quasi qualsiasi scopo per il segnale radio a 10 Hz trasmesso dalla base nei pressi di Kiev. Il segnale, tipicamente riconoscibile come un picchio, era udibile da tutto il mondo, e fu captato da tantissimi radioamatori per lungo tempo.

Duga 3 02

Il “Duga”, questo il sistema radio in grado di captare eventuali missili statunitensi, fu costruito nei pressi di Mykolaiv, in Ucraina, ed ebbe ben quattro versioni nel corso degli anni: Duga, Duga-1, Duga-2 e Duga-3, quest’ultimo in grado di captare lanci missilistici su lungo migliaia di chilometri di distanza, coprendo tutto l’immenso territorio dell’allora Unione Sovietica.

Fotografia di Alexander Blecher condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia:

Le ipotesi sul sistema di rilevamento radar furono molteplici, e compresero anche e addirittura sistemi di controllo mentale…Naturalmente nulla di tutto ciò era vero, e il sistema, per quanto sofisticato, serviva soltanto a intercettare possibili missili in avvicinamento sul suolo Sovietico.

Fotografia di Pubblico dominio via Wikipedia:

Oggi la base Duga-3, nascosta fra le foreste di Chernobyl, è completamente abbandonata, lasciata con tutta la sua tecnologia a far la ruggine fra le radiazioni nucleari. Le immagini della galleria sono state pubblicate dal sito Atlas Obscura, che ha mandato uno dei suoi editor a immortalare la situazione.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...