Dormire, per molte persone, non è affatto facile: c’è chi si sveglia al minimo rumore o al bagliore di una debole luce che filtra dalle persiane. Tutto questo nonostante materassi ultramoderni, reti ortopediche e una vasta varietà di guanciali adatti a tutte le più svariate esigenze.

Viene spontaneo chiedersi come fosse il sonno dei nostri lontani progenitori. Forse leggero, con un orecchio sempre in ascolto di eventuali pericoli. E comunque, nelle caverne dove trovano riparo, i letti non sono altro che mucchi di foglie a dividere il corpo dalla nuda terra. Possiamo immaginarli stretti uno all’altro durante il sonno, a riscaldarsi e proteggersi, mentre l’aria si fa densa di respiri pesanti, odori pungenti e rumori familiari.

L’evoluzione del letto in un’immagine del 1898

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Non che le cose cambino di molto nell’arco dei millenni: condividere il letto con molte persone è stata cosa usuale fino a non troppi decenni fa. Intere famiglie hanno dormito su un solo materasso, talvolta insieme ad eventuali ospiti; i più ricchi riposavano insieme ai loro domestici, e nelle locande era abitudine dividere stanza e giaciglio con sconosciuti.

Per molto tempo “letto” non è la parola giusta a definire il luogo del sonno: per millenni si può parlare solo di giacigli. L’uomo inventa la ruota, da nomade diventa stanziale grazie all’agricoltura, nascono città e strutture sociali, ma continua a dormire sul pavimento, con una coperta come unica barriera tra corpo e pavimento. Ancora in età medievale le famiglie dormono in un’unica stanza su “materassi” fatti con sacchi riempiti di paglia.

In realtà le persone appartenenti alla nobiltà, già nell’antico Egitto e in Grecia, riposano su morbidi materassi di lana, e i Romani anticipano i tempi con il loro triclinium, dai molteplici usi.

Ricostruzione di triclini romani

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Fatto sta che la maggioranza delle persone continua per secoli e secoli a dormire sulla paglia o su semplici tappeti. Solo nel 15° secolo il letto assume la forma che conosciamo adesso, costituita da un telaio di legno, spesso riccamente decorato, corredato da accessori come lenzuola, coperte, cuscini e (non sempre) materassi. Questi grandi letti sono condivisi da diverse persone: di dormire da soli non se ne parla, anche perché quel mobile è un oggetto molto costoso e solo i più ricchi possono permettersene più d’uno.

Diane de Poitiers, nella sua camera da letto al castello di Chenonceaux nel XVI secolo

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Le famiglie quindi si radunano nel momento del sonno e apprezzano quella vicinanza in particolare nei freddi mesi invernali, quando il calore umano è l’unica forma di riscaldamento. E non sono solo le famiglie a condividere lo stesso letto: le padrone dormono con le domestiche, anche per evitare eventuali promiscuità con i maschi di casa. Allo stesso modo i servi si sdraiano ai piedi del letto del loro padrone, testimoni muti di qualsiasi cosa accada tra le lenzuola.

La consuetudine del dormire insieme non è scevra da regole: nelle famiglie numerose ogni membro ha il suo posto assegnato. Lo storico statunitense Roger Ekirch, nel suo libro A Day’s Close: a history of nighttime, racconta di una famiglia irlandese del 19° secolo che dorme nello stesso letto, con i genitori al centro e i figli maschi dal lato del padre e le femmine da quello della madre, secondo un rigoroso ordine di età.

Anche quando si dorme con estranei durante un viaggio occorre rispettare alcune norme: i compagni di letto devono restare immobili e non tirare le coperte, insomma starsene ognuno dalla propria parte. Nel 1776 Benjamin Franklin e John Adams, costretti a dividere non solo la stanza ma anche il letto in una locanda del New Jersey, passano la notte a litigare: Franklin vuole tenere la finestra aperta, perché si sente “soffocare”, Adams, soggetto a raffreddori, la vuole chiusa. E’ lo stesso Adams, nel suo diario, a raccontare di come Franklin gli abbia tenuto una sorta di conferenza su “Aria e Freddo, Respirazione e Sudorazione” e sulla velocità con la quale l’aria si “consuma” e diventa “sporca”, fonte di malattie.

Famiglia seduta sul letto pronta per dormire

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L’intimità, per ovvie ragioni, è praticamente sconosciuta sia negli Stati Uniti sia in Europa nell’era pre-industriale: ogni attività, più o meno personale, si svolge sotto gli occhi di tutti, dai familiari ai servitori fino agli animali domestici. Il letto, quando non condiviso con l’intera famiglia, diventa il luogo dove confidarsi segreti con la complicità del buio, che incoraggia a raccontare cose non riferibili alla luce del giorno.

Quando invece il letto accoglie diverse persone, ecco che si trasforma in un luogo di possibile trasgressione, dove spesso vengono concepiti figli illegittimi, oppure dove si instaurano rapporti meno formali tra servi e padroni.

Quando termina la pratica della condivisione del sonno?

Il cambiamento si verifica in epoca vittoriana, quando le case diventano più grandi e aumenta quel desiderio di privacy che da un paio di secoli stava lentamente diffondendosi. L’idea che dormire insieme sia una cosa sbagliata e immorale contagia gradualmente anche le persone di classe meno abbiente. Nelle case dei ricchi c’è una netta separazione tra le zone riservate ai padroni e quelle dei domestici, mentre i coniugi arrivano a dormire in letti separati. Un po’ per adeguarsi al puritanesimo dell’epoca, un po’ per la paura delle malattie. Nel 1880 un medico consiglia di non far dormire un bambino con un adulto, capace di assorbire il “calore vitale” dei piccoli. Per non parlare della sgradevole sensazione di svegliarsi con qualcuno che ha l’alito pesante…

Camera da letto con letti gemelli

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I letti separati si diffondono e diventano di moda negli Stati Uniti (in Italia non attecchiranno mai), almeno fino alla fine della seconda guerra mondiale. Sono un modo per affermare una sorta di autonomia della donna all’interno del matrimonio e richiedono “una decisione consapevole per passare dall’uno all’altro” (Hilary Hinds).

Negli anni ’70 i letti gemelli fanno il loro tempo e vengono considerati “vecchio stile, malsani e prudenti”.

Eppure, ricerche recenti hanno dimostrato che anche chi vive in coppia dorme meglio da solo, perché la qualità del sonno migliora. Forse ci vorranno molti anni perché una nuova abitudine, quella di avere un letto tutto per sé, prenda piede. Le coppie accettano ancora con difficoltà l’idea di rinunciare a un bel letto matrimoniale, mentre chi è single si gode un sonno profondo…

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.