Una giovane e bellissima ragazza uccisa selvaggiamente, un misterioso assassino e una serie di supposizioni: tutti gli ingredienti per un giallo che svelerà al mondo il lato più buio e misterioso della dolce vita romana. Stiamo parlando dell’omicidio di Christa Wanninger, la ragazza tedesca con il sogno di diventare un’attrice, uccisa il 2 maggio 1963 a Roma, vicino alla luccicante via Veneto.

Sotto, Christa Wanninger:

Sono le 14.30 ed è un tiepido pomeriggio di primavera. La portiera di uno stabile al numero 81 di via Emilia – strada parallela a via Veneto, la via “della dolce vita” – vede entrare nel palazzo una giovane ragazza. La donna non ci fa molto caso; è il primo pomeriggio, le luci della sera sono ancora addormentate, ma non è fatto raro vedere passare sconosciute donzelle per quelle vie a ogni ora del giorno.

La giovane entra nell’ascensore; l’impianto si ferma al quarto piano e la ragazza fa appena in tempo a chiudere i battenti che qualcuno la aggredisce

Le urla strazianti richiamano l’attenzione della portiera che si affretta per le scale. Percorse alcune rampe e si imbatte in un giovane uomo, alto, abbastanza emaciato, vestito di blu, che scende con passo tutt’altro che allarmato. I due si scambiano anche qualche battuta: l’uomo afferma che su c’è una ragazza che si lamenta.

Poi scompare

Giunta al quarto piano la portiera trova la ragazza che poco prima aveva varcato la soglia dello stabile. È a terra, immobile.

La giovane donna è stata colpita da diverse coltellate che la porteranno alla morte ancor prima di arrivare all’ospedale

La ragazza si chiama Christa Wanninger, ha ventidue anni ed è tedesca. Bionda, minuta fisicamente ma bellissima, la giovane vive da qualche tempo nella capitale con il sogno di entrare nel mondo del cinema. Attratta dal mito della dolce vita, ha qualche frequentazione con i personaggi della vita notturna romana, ma non può di certo essere considerata la punta più luccicante del diadema che illumina via Veneto.

Christa Wanninger nel 1962:

Quel pomeriggio si è recata nel palazzo di via Emilia per incontrare un’amica, Gerda Hodapp, sua coetanea, come lei arrivata a Roma in cerca di fortuna. La Hodapp abita proprio nell’appartamento al quarto piano dello stabile. I poliziotti giunti sul pianerottolo, che intanto si è riempito di altri inquilini e cronisti, bussano alla sua porta, ma nell’appartamento pare non esserci nessuno. Dopo circa venti minuti la porta si apre: esce Gerda Hodapp, mezza addormentata, che domanda le ragioni di quel trambusto. La ragazza non ha sentito nulla: né la gente che da minuti si muove oltre la porta di casa sua, né tantomeno le grida mortali della Wanninger, la sua amica uccisa a pochi passi da lei.

Le urla della disgraziata ragazza hanno destato dalla pennichella tutti gli abitanti del palazzo ma non Gerda

Sotto, Gerda Hodapp:

Il comportamento di Gerda Hodapp è strano e naturalmente sarà interrogata per prima per il delitto. L’appartamento della giovane ha un secondo ingresso, e questo fa pensare da subito alle forze dell’ordine che Gerda abbia potuto favorire in qualche modo l’uscita dell’assassino.

La vittima ha un fidanzato, e anche lui viene trattenuto e ascoltato. È un ex calciatore toscano, e qualche giorno prima ha avuto una lite con Christa, ma per quel giorno ha un alibi: in tanti lo hanno visto in via Veneto nei minuti in cui avveniva l’omicidio della sua fidanzata.

Il mistero si infittisce. Salta fuori anche un’agenda appartenuta alla vittima. Tra le sue pagine sono riportati i nomi di oltre cento persone, ma tutte risulteranno in possesso di un alibi ed estranee ai fatti. La più sospettata rimane Gerda Hodapp, l’amica dalla quale si era recata Christa Wanninger quel tragico pomeriggio del 2 maggio 1963.

L’aspirante attrice verrà reclusa per due mesi per favoreggiamento e reticenza

Ma ritorniamo all’uomo vestito di blu che scivolava placidamente dalle scale del palazzo di via Emilia mentre Christa Wanninger moriva. L’immagine del misterioso uomo in blu viene calcata dai giornali che pubblicano l’identikit del presunto colpevole del delitto, ma le righe riservate al caso Wanninger, senza un colpevole, diminuiscono settimana dopo settimana.

Fin quando il 6 marzo 1964, dieci mesi dopo l’assassinio, arriva una telefonata a un giornalista di Momento sera, un giornale romano. Una voce maschile dice di conoscere l’assassino della “tedeschina”, come veniva appellata la Wanninger dai quotidiani, lo conosce bene essendone il fratello, ma in cambio del nome chiede cinque milioni di lire. L’uomo viene rintracciato e bloccato poco dopo.

Si chiama Guido Pierri, ha 32 anni e si dichiara pittore

È un uomo bislacco, un fanatico che si spaccia per paladino delle donne; così giustificherà il coltellino che le forze dell’ordine gli trovano in tasca. Nella sua dimora vengono trovati dei disegni e un manoscritto dove è descritto minuziosamente un delitto identico a quello di Christa Wanninger. Pierri si difende dicendo che si è ispirato al caso della giovane per scrivere un giallo. La richiesta di denaro era volta proprio a ottenere qualche soldo per poter continuare la stesura dell’opera e presentarla a un editore.

Sotto, Guido Pierri:

La tesi convince poco gli inquirenti e Guido Pierri, nonostante le scarse prove a suo carico, diventa il primo indiziato per l’omicidio di Christa. Le indagini dirette e periferiche proseguono sottotraccia. Nel 1974 l’ex maresciallo dei carabinieri Renzo Mambrini pubblica un libro sul caso dal titolo Christa nel quale indica Pierri come l’assassino della ragazza e ne espone alcune prove a testimoniare la responsabilità dell’uomo. Il 26 novembre dello stesso anno Mambrini muore in un incidente stradale, ma il caso viene riaperto. Nel 1976 Guido Pierri verrà riconosciuto colpevole in secondo grado, ma non punibile perché incapace di intendere e volere all’epoca dei fatti.

Nel 1988 la Cassazione conferma la sentenza mettendo la parola fine sul caso

Sotto, Guido Pierri durante il processo:

Di seguito le parole di Carlo Lucarelli, che spiegano la singolarità della sentenza:

Dopo la conferma della Cassazione non finisce in carcere perché viene riconosciuto incapace di intendere e di volere al momento dell’omicidio. Una strana faccenda: una giovane ragazza ammazzata da uno che non aveva mai visto né conosciuto, un assassino che hanno impiegato più di vent’anni a giudicare, e quando ci sono riusciti hanno stabilito che era colpevole. Ma non l’hanno nemmeno condannato e lui, in carcere, non c’è mai andato“.

Sotto, una pagina del Messaggero:

Il pittore, dichiaratosi sempre innocente e totalmente sano di mente, si è successivamente sposato. A 55 anni dai fatti l’interrogativo rimane: era veramente Guido Pierri l’uomo in blu che scendeva dalle scale mentre Christa Wanninger moriva accoltellata al quarto piano di un palazzo in prossimità di via Veneto?

Sotto, il video storico:

Antonio Pagliuso
Antonio Pagliuso

Appassionato di viaggi, libri e cucina, si vede tra vent'anni come un moderno Mattia Pascal; mal che vada ripiegherà sul personaggio di Raskol'nikov. Autore del noir "Gli occhi neri che non guardo più" e ideatore della rassegna culturale "Suicidi letterari".