Il 10 luglio 1834 William Beswick scavò un tumulo all’interno della sua proprietà a Gristhorpe, nel North Yorkshire, in Inghilterra. Quello che scoprì fu qualcosa di davvero inusuale. L’uomo dissotterrò una bara a forma di quercia scavata. Al suo interno c’era qualcosa di speciale:

Lo scheletro di un uomo dell’età del bronzo, conosciuto oggi come l’Uomo di Gristhorpe

Quando Beswick aprì quello scrigno erano presenti anche membri della Scarborough Philosophical Society, che consisteva di medici e altri membri eruditi della società. Questi osservarono subito che i resti scheletrici dell’Uomo Gristhorpe erano fragili, e si fece un tentativo per preservarli. Pensarono di riempire un calderone di rame con colla animale, e le ossa furono bollite per 8 ore al suo interno. Grazie a questa operazione lo scheletro è completo ancor oggi, ma il processo ha anche reso impossibile lo studio del DNA.

Fotografia di Emőke Dénes condivisa con licenza Creative Commons 4.0 via Wikipedia:

L’Uomo Gristhorpe, la sua bara e il suo corredo funebre furono donati alla Scarborough Philosophical Society ed esposti al Rotunda Museum di Scarborough. Una monografia della scoperta venne poi scritta da William Crawford Williamson, il figlio diciassettenne del primo custode del museo, John Williamson. Il lavoro del ragazzo comprendeva disegni del teschio e dei corredi funerari, nonché dettagli sul metodo di conservazione impiegato e le dimensioni della bara.

Scoperte moderne riguardo l’uomo di Gristhorpe

Dall’epoca si è saputo molto riguardo l’Uomo di Gristhorpe. La caratteristica peculiare di questo antichissimo abitante dell’Inghilterra era l’altezza e il fatto che morì in età avanzata per l’epoca. L’individuo era alto circa 1 metro e 82 centimetri, in quel periodo un gigante rispetto ai suoi contemporanei. La statura consente di intuire sia che l’alimentazione doveva essere di ottima qualità sia che lo scheletro appartiene a un uomo di alto rango sociale, forse un capo tribale, il quale era anche un guerriero viste le molteplici ferite rimarginate di cui rimane traccia nelle ossa.

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L’ipotesi viene non solo dall’altezza dello scheletro ma anche dal corredo funebre. L’uomo al momento della morte venne avvolto in un mantello di pelle, di cui oggi sopravvivono soltanto alcuni frammenti, e poi era accompagnato nell’aldilà da un pugnale, strumenti di selce, un cesto di vimini con del cibo e un recipiente che doveva contenere del latte.

Fotografia di Roy condivisa con licenza Creative Commons 2.0 via Flickr:

Nonostante il processo di conservazione dello scheletro abbia impedito di analizzare il DNA dell’uomo, i suoi denti ci hanno consentito di datare il periodo della sua morte, avvenuta circa 4.000 anni fa.

Di tutto il suo corredo, è il pugnale l’oggetto più carico di indizi, e ci racconta molto riguardo le isole britanniche dell’epoca. L’arma era forgiata in bronzo e aveva un pomo di osso di balena. Il bronzo, che è una lega di rame e stagno, era fatto con il rame proveniente dall’Irlanda sud-occidentale, mentre lo stagno veniva dall’Inghilterra sud-occidentale.

Fotografia di Emőke Dénes condivisa con licenza Creative Commons 4.0 via Wikipedia:

Il dottor Alan Ogden, un osteologo presso la Bradford University, nel 2010 ha completato la ricostruzione del volto dell’uomo di Gristhorpe facendolo “parlare” utilizzando un software digitale. Una possibile causa di disabilità, se non forse della morte, è stata accertata durante la TAC al St Luke’s Hospital di Bradford. I ricercatori hanno scoperto che l’uomo stava sviluppando un tumore al cervello, che gli cresceva sul lato sinistro del cranio, il quale potrebbe averlo portato a soffrire di collassi e forse di attacchi epilettici.

4.000 anni fa questo enorme guerriero del nord dell’Inghilterra moriva e veniva sepolto, con tutti gli onori, all’interno di una bara di quercia. La sua storia però non finiva con la morte, e i suoi resti ci hanno raccontato moltissimo riguardo la vita e la storia dell’Inghilterra della prima età del bronzo.

Sotto, un video amatoriale mostra il suo scheletro al Rotunda Museum di Scarborough:

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...