Dalla fine del XVIII secolo, tutti i marinai che navigavano per mari e oceani avevano il terrore di imbattersi nell’Olandese Volante, il vascello fantasma che immancabilmente preannunciava un’inevitabile disgrazia.

L’Olandese Volante di Charles Temple Dix – 1860

Condannato a navigare in eterno, senza mai poter tornare a casa, con un equipaggio formato da spettri: quella dell’Olandese Volante è una leggenda che per oltre 250 anni si è alimentata delle superstizioni tanto diffuse tra i marinai.

L’Olandese Volante di Albert Pinkham Ryder – 1896 circa

Il primo racconto sul mitico vascello fantasma risale alla fine del ‘700, in un’opera attribuita a John MacDonald, che racconta: “Il tempo era così tempestoso che i marinai dissero di aver visto l’Olandese Volante. La storia comune è che questo olandese sia arrivato al Capo (di Buona Speranza) con cattivo tempo, e voleva entrare in porto, ma non riuscendo a trovare un pilota per condurla al sicuro, si era perso e da allora appare quando è brutto tempo.”

Nel 1795, l’Olandese Volante viene citato anche da George Barrington, spedito alla prima colonia penale australiana, ma in seguito divenuto un personaggio importante. Nel suo Voyage to Botany Bay, Barrington racconta la storia di una fregata olandese abbandonata al largo del Capo di Buona Speranza.

Alla fine del XVIII secolo, il leggendario Olandese Volante era quindi una “comune superstizione dei marinai”, una nave fantasma avvistata spesso nelle acque burrascose che bagnano la costa meridionale dell’Africa.

Il Capo di Buona Speranza in Sudafrica

Fonte immagine: Diego Delso via Wikipedia – Licenza CC BY-SA 4.0 

Sempre avvolta in una luce spettrale, la nave fantasma era una visione di malaugurio, un presagio di morte.

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Ma com’era nata la leggenda?

Una delle tante leggende del mare narra di un comandante olandese, Hendrick van Der Decken, che tornando ad Amsterdam dalle Indie Orientali, nel 1641, si ritrovò in mezzo a una terribile tempesta, mentre doppiava il Capo di Buona Speranza. Forse era impazzito o forse era solo ubriaco, comunque sia, il comandante non ascoltò le suppliche dei suoi marinai, e ordinò di proseguire la navigazione dentro la tempesta, anche a costo di impiegare tutta l’eternità per oltrepassare il Capo. Ovviamente la nave affondò, forse anche per la blasfemia di Van Der Decken, che piuttosto di cercare riparo nella baia dannò la sua anima e quella dei suoi uomini, ridotti a spettri condannati a vagare su acque tempestose fino alla fine dei giorni.

I marinai raccontavano che il vascello fantasma portava le navi fuori rotta, facendole sbattere su rocce e scogli nascosti, ma se qualcuno aveva la sfortuna di guardare in faccia il comandante, allora la morte era certa. I coraggiosi che guardavano l’arrivo di una tempesta al largo del Capo di Buona Speranza, sicuramente avrebbero visto l’Olandese Volante e il suo spettrale equipaggio.

La leggenda divenne popolare anche al fuori dell’ambito marinaresco nel 1843, quando Wagner compose l’opera chiamata appunto L’Olandese Volante. Prima di lui, il poeta inglese Samuel Coleridge aveva scritto La ballata del vecchio marinaio, ispirato forse dalla storia del capitano Bernard Fokke, che riusciva a condurre la sua nave da Amsterdam all’isola di Giava (Indonesia) in soli tre mesi: un tempo così breve da indurre il sospetto che avesse fatto un patto con il diavolo. E infatti, nei racconti narrati tra marinai, spesso il comandante dell’Olandese Volante veniva visto giocare ai dadi con la Morte oppure con il diavolo in persona, arrivando sempre alla stessa conclusione:

Lo spettrale equipaggio del vascello fantasma avrebbe vagato per mari e oceani fino al giorno del giudizio

Sotto, l’opera di Wagner:

Eppure, la leggenda dell’Olandese Volante non ha convinto solo superstiziosi marinai del 1700: nel 1881, il principe Giorgio del Galles (il futuro Giorgio V) e suo fratello, il principe Alberto, stavano navigando al largo delle coste australiane, in servizio come guardiamarina sulla HMS Bacchante.

HMS Bacchante della Royal Navy

Nel suo diario, il futuro re scrisse:

11 luglio. Alle 4 del mattino l’Olandese Volante ha incrociato la nostra rotta. Brillava di una strana luce rossa incandescente, come di una nave fantasma, in mezzo alla quale luce spiccavano in forte rilievo gli alberi e le vele di un brigantino, a 200 metri di distanza…” Quando la Bacchante giunse nel punto dove era stato avvistato il brigantino, non c’era traccia della nave, anche se la notte era chiara e il mare calmo. Però, ben tredici persone l’avevano vista. Fece comunque una brutta fine solo il marinaio che per primo aveva riferito dell’Olandese Volante: cadde dall’albero maestro e

Fu polverizzato in atomi

Ma gli avvistamenti dell’Olandese Volante proseguirono anche nel XX secolo: nel 1939, molti residenti di Città del Capo dichiararono di aver visto una nave a vele spiegate, scomparsa improvvisamente; durante la seconda guerra mondiale, alcuni marinai tedeschi videro qualcosa di simile a una nave fantasma nel Canale di Suez, come accadde anche a uno scrittore britannico, arruolato nella Royal Navy.

Illustrazione del XIX secolo che mostra l’effetto ottico “fata morgana”

Anche se tutti questi avvistamenti possono sembrare frutto di fantasia, in realtà potrebbero avere una spiegazione scientifica: si tratta di un fenomeno chiamato fata morgana (frequente, ad esempio, nello stretto di Messina), un’illusione ottica dovuta alla rifrazione solare grazie alla quale si può vedere in maniera distorta un oggetto che realmente si trova oltre la linea dell’orizzonte, sia in mare sia sulla terraferma.

In pratica, un miraggio

Probabilmente quindi, i marinai che avvistavano l’Olandese Volante erano invece vittime di Fata Morgana… un intreccio di leggende che continua ad affascinare ancora oggi: i film sui Pirati dei Caraibi ne sono una prova!

Sotto, una spiegazione schematica dell’effetto Fata Morgana:

L’Olandese Volante usato in “Pirati dei Caraibi”

Sotto, una scena dalla serie de “I Pirati dei Caraibi” con l’emersione dell’Olandese Volante:

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Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.