Il lupo perde il pelo ma non il vizio“, così si potrebbe descrivere il commercio illecito di opere d’arte che, da secoli, impoverisce i paesi di tutto il mondo arricchendo musei e collezioni private. L’Italia, dopo aver visto alcuni dei suoi splendidi tesori portati via da mercanti e contrabbandieri, anche in tempi recenti, ha recentemente annunciato la restituzione di un patrimonio di 796 artefatti e opere d’arte provenienti dalla Cina.

Gli oggetti sembrano provenire da scavi archeologici delle province cinesi del Gansu, Qinghai e Sichuan, e alcuni di questi risalgono addirittura al periodo neolitico. La maggioranza dei pezzi è più recente, risalente alla dinastia Ming (907-1664), ma tutti sono stati dichiarati di provenienza illecita.

Gli investigatori di Monza hanno esaminato la merce per la prima volta diverso tempo fa, quando vennero messi in vendita nella città di Roncadelle. Interpellando le autorità cinesi queste hanno confermato l’origine delle opere.

Lo scorso novembre, un tribunale di Milano ha ordinato che gli oggetti fossero restituiti alla Cina, nonostante l’annuncio del governo italiano sembri apparentemente programmato per coincidere con la visita del presidente Xi Jinping a Roma.

L’ordinanza giudiziaria arriva in un periodo di evoluzione dei rapporti fra Italia e Cina, durante la firma del patto sulla “Nuova Via della Seta”, l’iniziativa del governo cinese per facilitare il trasporto delle proprie merci nei paesi dell’Eurozona.

Gli investimenti del gigante asiatico in Italia, annunciati durante la prima visita di un presidente cinese in Italia negli ultimi 10 anni, coinvolgeranno i porti italiani attraverso i quali le merci cinesi saranno poi spedite in tutta Europa.

Dal lato culturale, la Cina si è impegnata alacremente negli ultimi anni per la restituzione dei propri oggetti d’arte trafugati dalle tombe, città e aree archeologiche scavate a vario titolo da enti e soggetti stranieri.

Il messaggio politico che viene diramato è che gli artefatti costituiscono parte della millenaria identità nazionale, e che per questo vanno riportati a casa

L’accordo tra la Cina e l’Italia arriva durante una corsa di richieste di alto profilo per la restituzione dei manufatti storici da parte di diversi paesi nel mondo. La Francia ha recentemente restituito al Benin 26 opere d’arte, l’Italia ha restituito 594 dipinti al Messico, e in genere c’è una discreta apertura alla restituzione dei beni trafugati.

Le maggiori ferite rimaste aperte dell’arte mondiale sono certamente quelle Egiziane, Greche e Italiane, che hanno in diversi musei del mondo, principalmente a Parigi e a Londra, alcune delle proprie opere come il Tesoro di Boscoreale di Pompei o i Marmi di Elgin del Partenone. Oltre ai furti del ‘700 e dell’800, sono da ricordare i Furti Napoleonici, che hanno spogliato l’Italia di un numero incalcolabile di opere d’arte, e i furti della Germania Nazista, operati in tutti i territori assoggettati al Terzo Reich.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...