Secondo il Trattato di Montevideo del 1933, una nazione, per potersi definire tale, deve rispondere a quattro requisiti:

1- Un territorio definito
2- Una popolazione permanente
3- Un governo
4- Capacità di entrare in relazione con gli altri stati

Quattro semplici criteri, sorprendentemente semplici da soddisfare, tanto che, nel corso del tempo, alcuni intraprendenti personaggi hanno deciso di fondare la propria personale nazione.

Quelle che vengono definite micro-nazioni, sono spuntate un po’ in tutto il mondo. Alcune hanno storie appassionanti di guerre e invasioni, altre sono poco più che stravaganti illusioni di indipendenza.

L’Isola delle Rose

Immagine di Pubblico dominio

E mentre Roy Bates riusciva a tenere testa alle autorità britanniche, l’ingegnere bolognese Giorgio Rosa vide saltare in aria la sua utopia, l’Isola delle Rose, una piattaforma artificiale che aveva costruito al largo di Rimini, fuori dalle acque territoriali.

L’isola delle Rose, ancora in costruzione


Era la primavera del 1968, una breve stagione nella quale, per il fuggevole tempo di un sogno, sembrò possibile far diventare realtà le utopie. Tuttavia, il “maggio francese” e la “primavera di Praga” non portarono né “l’immaginazione al potere”, né riuscirono a fermare i carri armati sovietici.

Chissà qual era il sogno di Giorgio Rosa, quando decise di costruire la sua isola. Forse era animato da un ideale di libertà, oppure voleva solo avere a disposizione una struttura non soggetta ai regolamenti dello stato italiano.

La realizzazione dell’isola ebbe una genesi e una realizzazione lunga e difficoltosa: 10 anni tra la progettazione e la fine dei lavori. Nel corso degli anni Giorgio Rosa aveva ricevuto diverse intimazioni a cessare i lavori, per svariati motivi: uno dei lati della piattaforma lambiva le acque territoriali italiane, e comunque la zona era in concessione all’Eni, poi rappresentava un pericolo per la navigazione, etc. Pensando forse di risolvere alla radice ogni problema burocratico, Giorgio Rosa dichiarò l’isola artificiale uno stato indipendente: era il 1° maggio 1968.

Per rimarcare la distanza dallo stato italiano, l’Isola delle Rose divenne Esperanta Respubliko de la Insulo de la Rozoj, ovvero Repubblica Esperantista dell’Isola delle Rose, con l’esperanto come lingua ufficiale, un governo presieduto da Rosa, una moneta e francobolli propri. Il notevole afflusso di curiosi e turisti, che portavano valuta italiana sull’isola (grazie alla vendita di francobolli), convinse il governo italiano che quello di Giorgio Rosa era un espediente per evadere le tasse, un pericoloso precedente da non assecondare. Perché nelle intenzioni del Governo dell’Isola delle Rose, la piattaforma doveva diventare un porto franco che, posto così vicino alle coste italiane, avrebbe sicuramente fatto grandi affari. Poi c’era chi temeva che l’isola potesse servire da base a sottomarini di potenze straniere, come l’Unione Sovietica (anche se Rosa era dichiaratamente di destra).

Bandiera dell’Isola delle Rose

Fonte immagine: Sannita via Wikipedia – licenza CC BY-SA 3.0

Senza preoccuparsi troppo del sogno che stava dietro all’Isola delle Rose (libertà o interesse economico?), dopo 55 giorni di indipendenza, lo stato italiano pose fine all’utopia di Giorgio Rosa. Il 25 giugno 1968, agenti di polizia, carabinieri e guardia di finanza presero possesso della piattaforma e impedirono l’accesso a tutti.

Dopo un’innumerevole serie di ricorsi e tentativi di salvataggio, l’11 febbraio 1969 i sommozzatori della Marina Militare minarono la piattaforma, che resistette alla prima esplosione, così come alla seconda (due giorni dopo). Fu la forza del mare, durante una burrasca, a far inabissare l’isola delle Rose, il 26 febbraio 1969.

Redonda

Fonte immagine: Invertzoo via Wikipedia – licenza CC BY SA 3.0

Come Redonda, una piccola isola disabitata che appartiene ad Antigua e Barbuda. Una storia non confermata, forse solo un trucco pubblicitario, racconta che lo scrittore britannico (nato ai Caraibi) MP Shiel sia stato incoronato Re di Redonda nel giorno del suo quindicesimo compleanno, nel 1880. Il titolo è stato “tramandato” secondo una linea dinastica “letteraria”: scrittori che rivaleggiavano per assumere la carica regale. Fantasiosa la trovata di un pub inglese, che qualche anno fa asserì di essere l’ambasciata di Redonda, per aggirare i divieti sul fumo… Inutile dire che non è stata riconosciuta.

Molossia

Ritratto ufficiale del Presidente della Repubblica di Molossia; fonte immagine Wikipedia

Molossia, praticamente la casa del “dittatore” Kevin Baugh, in Nevada, ha ospitato le Olimpiadi delle Micronazioni, e si dichiara in guerra con la Germania dell’Est, anche se è uno stato inesistente dal 1991: una piccola isola di Cuba sarebbe, per complicate ragioni diplomatiche, di proprietà della ormai dissolta Germania Est. Surreale la motivazione della dichiarazione di guerra: la mancanza di sonno patita dallo stesso Baugh a causa delle numerose esercitazioni militari della Germania Est, quando lui era un soldato dell’esercito degli Stati Uniti di stanza nella Germania Ovest.

Sealand

Fonte immagine: Ryan Lackey via Wikipedia – licenza CC BY-SA 2.0

La più conosciuta tra le micronazioni è indubbiamente Sealand, fondata su una piattaforma antiaerea abbandonata al largo della costa britannica, nel Mare del Nord. Fu l’ancora giovane musica rock che, negli anni ’60, spinse Roy Bates a impadronirsi dell’isola d’acciaio per installare una stazione radio “pirata”, vista la difficoltà a procurarsi le necessarie licenze regolari.

Immagine di Pubblico Dominio

Dopo qualche anno Bates decise che la piattaforma poteva diventare qualcosa di più di una radio, e nel 1967 innalzò la bandiera del Principato di Sealand. Nel 1978 ci fu anche un tentativo di colpo di stato, condotto da un tedesco di nome Alexander Achenbach, probabilmente attirato dal progetto di costruire un casinò sulla piattaforma. Roy tenne prigioniero l’invasore, costringendo l’ambasciatore tedesco a una trattativa avvenuta proprio sul suolo di Sealand.

 

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.