Le figlie di Sparta si abbronzavano per lunghe ore sotto al terso cielo di Grecia. Allenavano le gambe e le braccia, lottavano le une contro le altre e si esercitavano a diventare buone cantanti nell’arte delle muse, la μουσική (Musica).

Una canzone paragonava una bella donna a un cavallo dai forti fianchi e zoccoli imponenti

Tutto questo è ciò che sospettano diversi studiosi della Grecia Classica. Realizzare uno studio sulle donne di Sparta, la celebre città greca che fiorì fra il VII e il IV secolo a.C., è un po’ come costruire un puzzle di tante piccole informazioni raccolte in diversi racconti e cronache. I frammenti del mosaico sono tantissimi, come per tutto il mondo antico, e costruire un quadro intelligibile è operazione complessa.

Gli storici che studiano il periodo spiegano che le tradizioni orali erano meno frequenti che in altre poleis greche, come ad esempio ad Atene, dove oltre alle testimonianze scritte sono state rinvenute numerose tracce archeologiche (fra cui numerosi monumenti funebri) che ci consentono di comprendere meglio il ruolo della donna nella società greca.

Alcune donne impastano il pane mentre un suonatore di flauto da il ritmo alla produzione. (Tebe, 500 a.C., ora al Louvre):

Della vita quotidiana a Sparta ci rimane poco, mentre conosciamo le imprese dei guerrieri grazie agli storici dell’epoca (ad esempio delle “grandi gesta” di cui ci parla Erodoto). Sarah B. Pomeroy, professore emerito presso il Graduate Center della City University di New York, nel suo libro Spartan Women spiega che: “Quasi tutte le nostre principali fonti sulle donne spartane sono opera di autori che non erano spartani e che vissero molto più tardi degli avvenimenti di cui parlano. Molti di quei cronisti erano uomini, che hanno scelto di dedicare la loro attenzione ad altri uomini. Le osservazioni sulle donne di solito costituiscono una piccola parte di un testo dedicato ad un altro argomento“. La professoressa Pomeroy e altri studiosi hanno ora cercato di dare una forma a ciò che, esattamente, le donne spartane potevano o non potevano fare.

Le donne spartane

Le donne, nella maggioranza delle città-stato dell’antica Grecia, non avevano praticamente alcun diritto. Non potevano votare o uscire di casa a fare la spesa, per modernizzare l’argomento, ma non solo. Con la nascita della democrazia e il progresso della società, ad Atene le regole divennero più rigide che in altre località. Le donne vivevano confinate in casa, dove gestivano gli schiavi (se avevano un marito facoltoso) o mandavano avanti la vita domestica interamente da sole. La loro partecipazione sociale era limitata al dialogo con i parenti della famiglia, mentre le uniche occasioni per uscire erano durante le feste religiose pubbliche.

Il portichetto delle cariatidi nell’Eretteo sull’acropoli di Atene. Fotografia condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

Da questa condizione differivano le eteree, di cui la più celebre fu certamente Frine, che potevano uscire di casa autonomamente e gestire le proprietà in modo autonomo. La loro condizione di “cortigiane sofisticate” era per questo fonte di invidia e maldicenza, ma la loro autonomia era imparagonabile alle donne di altre condizioni sociali.

Sotto, la raffigurazione di una Etera con un cliente:

A Sparta, nonostante la vita delle donne non fosse equiparabile a quella degli uomini, le donne potevano fare molte più attività. Prima del matrimonio (18 anni circa) si allenavano come gli uomini, prendendo parte a gare e prove di forza. Plutarco descrive spettacoli pubblici in cui le ragazze correvano, lottavano e lanciavano i giavellotti, mentre il legislatore Licurgo (IX-VIII secolo a.C.), elaborò una serie di leggi che garantivano alle donne il preciso dovere di mantenere un fisico atletico e allenato.

Sotto, due figurine mostrano due donne spartane, una con uno scudo in mano. Le figure risalgono al VI secolo avanti Cristo e sono state ritrovate nell’area di Sparta:

 
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L’attitudine alla sportività delle donne, in questo caso, potrebbe intendersi probabilmente non come la concessione di un diritto da parte degli uomini, ma con la credenza che una madre fisicamente forte potesse generare una prole vigorosa.

Le ragazze spartane venivano inoltre educate alla musica, mentre i loro fratelli erano addestrati a diventare i più forti soldati del mondo antico. Già da giovani imparavano a recitare poesie liriche corali di Alcmeone, fra le quali si ricorda una che menziona il volto “argenteo” di una donna, che potrebbe indicare il sudore sulla fronte al sole.

Le attività ginniche delle spartane, esaltata dai socratici, erano sovente fonte di critiche scandalistiche per la tenuta sportiva delle atlete e anche per la promiscuità con i maschi durante le gare, situazione che veniva evitata nelle competizioni come le Olimpiadi, riservate agli uomini (per le donne non spartane del resto della Grecia c’erano i giochi Erei).

Durante la maturità le donne vivevano una vita attivissima, cacciando, correndo nelle competizioni o cavalcando in gare equestri

Le donne spartane erano molto più libere non solo per la volontà degli uomini di averle accanto forti e vigorose, ma anche a causa dell’inesauribile fonte di lavoro della loro società, gli Iloti (gli schiavi del territorio della Laconia e della Messenia), che erano a servizio della classe nobile e svolgevano tutti i compiti che nelle altre città erano riservati alle donne.

Sotto, due figure femminili a Sparta. Museo Archeologico di Sparta, fotografia di Matteo Rubboli:

Le donne spartane non dovevano occuparsi a tempo pieno dei figli, il che consentiva loro di avere molto tempo libero per altre attività, fra cui appunto la ginnastica e la musica.

Ellen Millender, classicista del Reed College, in un capitolo dedicato alle donne spartane nel volume A Companion to Sparta, sostiene che queste attività non erano un diritto concesso alle ragazze per una questione di “parità dei sessi”, ma una diversa concezione della vita sociale rispetto alle altre poleis. Le donne erano forti per generare prole forte, ma erano anche erudite per mantenere alti i valori su cui si basava la comunità spartana, come il matrimonio e la maternità.

L’antico teatro di Sparta, una delle poche testimonianze archeologiche giunte sino all’epoca moderna. Fotografia di Matteo Rubboli:

Millender lo afferma in un capitolo sulle donne spartane nel volume “A Companion to Sparta”. Afferma: “Questa formazione instillava nelle ragazze spartane il sistema di valori della polis attraverso i versi dei poeti, e quindi le preparava ad adattarsi a quei ruoli, comportamenti e responsabilità del proprio genere che sostenevano il corpo politico di Sparta“.

Le spartane, rispetto alle loro pari ateniesi, erano in definitiva molto più libere probabilmente non per una questione morale ma perché così la famiglia spartana sarebbe risultata più solida, e la forza politica e militare di Sparta avrebbe sovrastato quella delle altre città greche. Chissà se anche questa particole libertà delle donne non abbia contribuito, nel 404 a.C., alla resa ateniese nella guerra del Peloponneso…

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...