Il quartiere più malfamato di Londra, in epoca vittoriana, era quello di Spitalfields, nell’East End. Famoso per lo storico mercato Old Spitalfields Market, durante il 1800 era conosciuto per le sue strade dense di tuguri sovraffollati, dove si viveva nella miseria più nera, tanto che il nome del quartiere divenne sinonimo della più cruda indigenza. Alla fine del 19° secolo era divenuto il nascondiglio dei peggiori delinquenti della città, covo di ladri e prostitute.

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La “peggiore strada di Londra” era Dorset Street, famosa per essere stata teatro dell’uccisione di Mary Kelly, una delle vittime di Jack lo squartatore, ma la morte violenta era comune in quella via: ogni casa aveva visto un omicidio, in uno dei palazzi c’era stato un omicidio in ogni camera. Ancora all’inizio del secolo scorso, le condizioni di vita degli abitanti del quartiere erano di estrema povertà, e i bambini venivano soprannominati “Spitalfields Nippers”, le pinze di Spitalfields, per la loro abitudine di andare a cercare la frutta marcia nei bidoni dietro al mercato.

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Vestiti di stracci, scalzi, sporchi, questi bambini vivevano in mezzo a privazioni, violenza, e squallore, oltre ogni immaginazione. Il giornalista del Daily Mail, Fred McKenzie, scrisse nel 1901: “I poliziotti scendono in Dorset St. a coppie. La fame passeggia nei suoi vicoli, e i criminali di domani vengono allevati oggi. I ladri bambini sono allevati per questo, come lo erano ai tempi di Oliver Twist.”

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Le persone rispettabili non osavano avvicinarsi al quartiere: se una carrozza trainata da cavalli attraversava Spitalfields, dozzine di bambini con le mani tese l’avrebbero circondata, urlando per ottenere pochi centesimi; se un sabato notte, un gentleman un po’ troppo alticcio avesse sconfinato nei “vicoli disperati”, sarebbe stato aggredito dai ‘gutter-wolves’, i rapinatori selvaggi che lo avrebbero ucciso per una manciata di spiccioli.

Uno dei metodi usati era quello di sorprendere una vittima, piegandogli poi la schiena all’indietro fino a spezzarne la colonna vertebrale

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Nel 1912, Horace Warner guadagnò la fiducia dei bambini di Spitalfields, che si lasciarono fotografare. L’uomo era il sovrintendente di una delle missioni di quaccheri che tentavano di combattere la prostituzione e l’alcolismo nell’East End, e voleva registrare le condizioni di vita dei bambini del quartiere. Anche se i suoi soggetti vivevano in condizioni di estrema miseria, i suoi ritratti non vogliono mostrare la degradazione dei bambini, anzi ne esaltano l’indipendenza dagli adulti e la spavalderia, evidenziando comunque la loro infanzia negata.

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Warner realizzò circa 240 fotografie, rimaste quasi completamente sconosciute fino alla pubblicazione del libro: Spitalfields Nippers – Horace Warner, edito nel 2014 da Spitalfields Life Books.

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Sotto, la copertina del libro “Spitalfields Nippers” di Horace Warner, con i ritratti della galleria:

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Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.