Tutti i fiorentini sanno che Galileo Galilei, celebre scienziato seicentesco, è sepolto in una cripta all’interno della Basilica di Santa Croce, assieme a Michelangelo, Foscolo, Gentile, Rossini ma anche Vittorio Alfieri e Machiavelli, fra gli altri. Il luogo della sepoltura però non fu sempre il medesimo, e la storia delle spoglie di Galilei è decisamente travagliata.

Quando Galileo morì, nel 1642, il Granduca di Toscana voleva seppellirlo a Santa Croce ma, poiché lo scienziato era considerato un eretico, nemico della chiesa, fu sepolto in una piccola bara accanto alla cappella dei novizi. Vincenzo Viviani, discepolo prediletto del maestro, morì nel 1703, lasciando dei fondi per la realizzazione del monumento funebre destinato alla gloria di Galilei. Nel 1737 finalmente la chiesa acconsentì a spostare i resti mortali del genio pisano nella Basilica, dove venne sepolto insieme al discepolo Viviani. La cerimonia venne seguita da tutte le personalità cittadine dell’epoca, durante la quale si fece notare l’assenza di “eminenze” di chiesa.

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Durante l’esumazione dello scheletro e lo spostamento alla cripta avvenne un fatto assai curioso. Giovanni Targioni Tozzetti, storico delle scienze e naturalista, estrasse un coltello dalla tasca e “prelevò” tre dita, il pollice, indice e medio della mano destra, la quinta vertebra e un dente. Al prelevamento delle reliquie parteciparono anche Anton Francesco Gori, esperto di antichità, Vincenzo Capponi, provveditore dell’Accademie Fiorentina, e Antonio Cocchi, primo Massone della Toscana.

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La vertebra finì da subito all’università di Padova, così come il dito medio andò all’attuale Museo Galileo, dove fu musealizzato in una teca con base di marmo. Il pollice, l’indice e il dente vennero certamente acquisiti da Capponi, e di essi rimase traccia sino al 1905.

Da allora, scomparvero

Oltre un secolo più tardi, in un’asta svoltasi nel 2009, il collezionista fiorentino Antonio Bruschi acquistò, su indicazione della figlia Candida, un reliquiario presso la casa d’Aste Pandolfini, a Firenze. Una volta portato a casa, Candida notò il busto in legno sopra al reliquiario, identificandolo immediatamente con Galilei. I due collezionisti contattarono subito la dottoressa Cristina Acidini, nota storica dell’arte e allora soprintendente per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, la quale contattò il professor Paolo Galluzzi, storico della scienza e direttore del Museo Galileo. In pochi giorni fu accertata l’appartenenza dei resti al celebre scienziato italiano.

L’enigma era svelato: i resti perduti di Galileo erano stati ritrovati

Oggi le dita di Galileo, pollice, indice e medio, si trovano tutte nel museo a lui dedicato, compreso un suo dente. L’unica reliquia che si trova fuori Firenze è la quinta vertebra, destinata a restare per sempre all’Università di Padova.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...