Non sappiamo quando l’uomo abbia inventato le prime armi, ma ciò dev’essere avvenuto molto presto nella sua evoluzione se consideriamo che lo stesso fuoco è da considerarsi come una delle sue più micidiali conquiste.

Il nemico primigenio del genere umano è stato senz’altro l’animale, sia che si trattasse di preda da uccidere sia di un predatore da cui difendersi.

Le prime armi quindi partivano dall’analisi degli strumenti di offesa-difesa della preda e a misura di esse si conformavano. Occorrevano unghie più forti e taglienti per gli scontri diretti, maggiore velocità di spostamento, maggiore altezza e peso, la possibilità di fermare l’avversario prima di arrivare al contatto diretto. Nacquero così le lance, le mazze, l’arco, la fionda, l’utilizzo del cavallo o di altri animali.

Disegno di Stefano Cozzaglio:

Incrementando i contatti con le altre popolazioni l’utilizzo delle armi si spostò da quello della caccia a quello della guerra.

Qui, però, troviamo un’ulteriore variabile che complicava maggiormente la situazione: se l’animale subiva l’attacco dell’uomo armato o se ne difendeva secondo le sue consuetudini, l’avversario-uomo si trovava in una situazione di parità con l’attaccante e sviluppava via via nuove tecniche di difesa e di contrattacco.

Nascono così le armi difensive.

Non esiste una regola fissa che ci permetta di ordinare le armi bianche individuali secondo un elenco di maggiore efficacia, perché questa varia moltissimo secondo il contesto temporale, climatico e sociale che si esamina.

Disegno di Stefano Cozzaglio:

Sono esistite ed esistono armi “povere” e armi “ricche”, armi usabili da gruppi di uomini collettivamente e armi utilizzabili da un singolo, particolare individuo.

Mi servirò di alcuni esempi chiarificatori

Sono armi “povere” quelle che utilizzano tecnologie semplici, materiali di facile approvvigionamento, modalità di costruzione e di utilizzo diffusi nel contesto specifico.

Casi di questo tipo sono gli utensili che passano dall’utilizzo diffuso per la caccia e l’agricoltura a quello della guerra.

La fionda di Atzechi, Mixtechi, Maya, Etruschi era utilizzata per la caccia e non aveva problemi per reperire il munizionamento. Il lungo arco inglese del 1300 (chi non conosce Robin Hood ?) era un’arma tipica gallese utilizzata liberamente dai popolani che non potevano portare armi diverse e che sapevano usarla e ripararla fin da bambini.

Quasi tutte le armi in asta come l’alabarda, la corsesca, il falcione, la partigiana erano attrezzi agricoli che i contadini, dovendo andare in guerra e non potendo comprarsi armi classiche, si portavano appresso riconvertendone l’uso (tutti gli eserciti medioevali non feudali, come Svizzeri, Fiamminghi, le milizie comunali di Germania ed Italia hanno questa origine).

Disegno di Stefano Cozzaglio:

Presso quasi tutte le popolazioni nomadi e legate all’uso del cavallo quali Parti, Avari, Unni, Mongoli, ma anche presso molte tribù delle pianure degli attuali Stati Uniti l’arco da sella, piccolo e potente è sempre stato usato da tutti.

La spada è un esempio classico di arma “ricca”, complessa come tecnologia, che necessita di materiali pregiati e rari e che quindi mantiene un grosso valore economico.

Alcune erano così preziose presso popoli come i Celti, i Germani o i Vichinghi da essere sepolte con il loro proprietario, dopo essere state, ritualmente, rese inservibili.

L’introduzione di alcune tipologie di spade come quelle Ittite in acciaio o il gladio romano derivato direttamente da modelli iberici, hanno sconvolto il modo di guerreggiare del tempo, risultando così superiori a quelle dei loro avversari, Egizi e Celti rispettivamente, da arrivare a piegarle o spezzarle.

Anche l’armatura metallica, sia a piastre sia di maglia del cavaliere medioevale europeo, considerando anche il cavallo nel suo complesso, era un’arma d’élite adatta solo per guerrieri professionisti e ricchi.

Disegno di Stefano Cozzaglio:

A questo elenco vanno aggiunte le prime armi da fuoco di una certa precisione e le balestre, arma temutissima per i suoi effetti letali da portare addirittura alla scomunica il suo utilizzatore.

I carri da guerra di tutte le popolazioni del Medio oriente come Babilonesi, Ittiti, Assiri, Egizi, Mitanni ecc. erano un’arma usata dai nobili, costosa sia per l’addestramento dei cavalli che dell’equipaggio.

Le armi “collettive” sono strettamente legate a quelle “povere” perché come queste sono legate a momenti particolari nei quali l’intera popolazione era chiamata alla guerra. Sono inoltre armi il cui uso era potenziato da un uso di massa come il lancio dei “pilum” dei legionari romani, la pioggia di frecce degli arcieri inglesi durante la Guerra dei Cento Anni o la carica di corsa della falange svizzera a Grandson.

Altri periodi, in genere più poveri, hanno esaltato le armi “personali” come l’arco che solo Ulisse riesce a tendere o le spade del primo medioevo celeberrime come Excalibur di re Artù o “la spada che canta” di Orlando.

Disegno di Stefano Cozzaglio:

Un’altra interessante notazione riguarda l’influenza del clima.

Come nelle guerre moderne, anche in quelle antiche si sono verificati incidenti dovuti alle variazioni climatiche dei teatri del conflitto.

Alcune armi sono state addirittura abbandonate come le armature dei “conquistadores” in Messico e sostituite con le giubbe imbottite degli indiani. Anche ai Crociati convenne abbandonare coperture difensive a piastra metallica perché troppo pesanti ed arroventate dal sole della Palestina sostituendole con protezioni di tipo arabo.

E ancora archi e balestre rese inutilizzabili dalla pioggia e dall’umidità e sostituite, nel caso dei Mixtechi del Messico, da propulsori per lance e frecce (atlatl), oppure le spade di metallo rimpiazzate dal “macuahuitl” atzeco, una sorta di mazza in legno munita di lamine di ossidiana lungo i bordi.

Disegno di Stefano Cozzaglio:

Ma anche il freddo non era amico delle difese in metallo degli europei, tanto è vero che le popolazioni mongole nel 1200 – 1300 d.C., ben attrezzate per lo scopo, intrapresero vittoriose campagne invernali sfruttando proprio questa impreparazione.

Prima di terminare queste brevi note trovo opportuno trattare altri due aspetti tra loro collegati:

L’abbigliamento come riconoscimento ed i mezzi di segnalazione

Il collegamento è dovuto al fatto che, nei tempi antichi fino a gran parte del secolo scorso, se si escludono particolari situazioni soprattutto di guerriglia, era molto importante farsi riconoscere durante il corso della battaglia.

Per guidare le loro schiere i comandanti dovevano essere individuati, mentre i soldati per essere guidati dovevano essere distinguibili

Ma come fare se le uniformi propriamente dette si cominciarono a diffondere dal 1600 d.C. in poi?

La persona era distinguibile tramite i colori del suo abito o tramite le insegne dell’elmo, dello scudo o quelle portate sulla schiena o da un alfiere.

Due erano i messaggi trasmessi in questo modo :

  • Il gruppo di appartenenza come la città nelle falangi greche, la corporazione nelle milizie comunali, la famiglia feudale in tutto il medioevo
  • Il grado di importanza o di valore dimostrato in battaglia di chi le portava

Gli Aztechi vestivano il “tlahuiztli”, una giacca trapuntata di cotone bianco, rosso e nero, verde a seconda avessero catturato uno, due, sei nemici; le pitture e le acconciature del corpo dei nativi americani non erano casuali, ma seguivano un preciso linguaggio figurato che ne indicava lo status e gli atti di valore.

Quando il combattente non seguiva direttamente il suo comandante perché la mischia del combattimento lo impediva, come stava capitando a Guglielmo il Conquistatore nella battaglia di Hastings, doveva riferirsi a insegne fisse o bandiere per localizzare un punto di raccolta come l’aquila dei “vexillifer” romani o il pennone issato sul Carroccio nella battaglia di Legnano.

Molte sono state le varietà di insegne, spesso utilizzandone forma e materiali anche per altri scopi oltre la segnalazione, come le bandiere delle Guerre Gotiche intraprese da Giustiniano, simili a maniche a vento e utilizzate per meglio scagliare le scariche di frecce anche in presenza di turbolenze aeree.

Ordini sonori venivano impartiti da un campionario molto vasto di strumenti, soprattutto per indicare assalti o ritirate.

L’uso di segnali sonori si era resa necessario perché, nel pieno delle battaglie, spesso la polvere sollevata impediva la vista.

Citando, ad esempio, ricordo le buccine etrusche e romane, la “salpinx” greca, i corni in ceramica degli Iberici, le cornamuse degli Scoti, i tamburi dei Mori Almoravidi, le conchiglie dei Mixtechi.

Bibliografia

Eserciti medioevali italiani 1300-1500
( titolo originale : Italian Medieval Armies 1300-1500)
David Nicolle , G.A. Embleton
1999 Ediciones del Prado

L’impero veneziano 1200-1670
( titolo originale : The Venetian Empire 1200-1670 )
David Nicolle , Christopher Rothero
1999 Ediciones del Prado

Men-at-Arms Series Army 191
Henry VIII’S Army
Paul Cornish , Angus McBridge
Osprey Military 1987

Men-at-Arms Series Army 58
The Landsknechts
Douglas Miller , G.A. Embleton
Osprey Military 1987

Gli Svizzeri in guerra 1300-1500
( titolo originale : The Swiss at war 1300-1500)
Douglas Miller , G.A. Embleton
1999 Ediciones del Prado

Le costume , l’armure et les armes au temps de la chevalerie
( 2 ) le siècle de la Renaissance
Liliane et Fred Funcken
Casterman 1978