Nelle ultime settimane abbiamo scoperto sulla nostra pelle quanto l’impatto umano possa influire negativamente sul delicato equilibrio del mondo naturale che ci circonda. La NASA ci da (finalmente) una notizia positiva dal Mare ‘Artico:

Un enorme buco nello strato di ozono si è chiuso da solo

Ubicato esattamente sopra l’Artico, il buco di ozono si era formato fra la metà e la fine di Marzo ed era uno dei più imponenti che la zona avesse mai conosciuto. L’ozono è il gas responsabile dell’assorbimento dei raggi UV del sole, e l’integrità di questo strato che sovrasta la terra è quindi cruciale per la vita sul nostro pianeta.

L’apertura della voragine e la sua chiusura sono, però, del tutto indipendenti dall’attività umana. Gli scienziati del Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS), che hanno monitorato l’area, attribuiscono il buco dell’ozono a qualcosa di molto più naturale. Una vasta area a bassa pressione prodotta dall’aria fredda vorticosa, nota come vortice polare, è stata particolarmente forte per diverse settimane a marzo. Ciò ha fatto sì che l’aria fredda rimanesse intrappolata nell’area del Polo Nord, il cui sottoprodotto era la formazione di nuvole ad alta quota che causavano reazioni chimiche che portavano l’esaurimento dello strato di ozono.

Adesso che il vortice polare sta iniziando a ridursi, l’aria tra gli strati impoveriti dell’ozono e ricchi di ozono si mescolano di nuovo. Questa circostanza ha quindi ripristinato lo strato naturale di gas e il livello di ozono sta tornando a livelli normali.

35 anni fa fu proprio una voragine di ozono ai poli, però al Polo Sud in Antartide, a determinare il cambio radicale della composizione chimica dei gas commerciali, che iniziarono ad essere prodotti in modo da risultare innocui per lo strato di ozono che avvolge la terra.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...