Il pensiero comune vede le donne dell’antichità relegate a ruoli minori, spesso identificate soltanto come regine della casa o compagne di uomini di potere. Nonostante le culture ideologicamente a noi più vicine, quella Greca e quella Romana, fossero particolarmente avare di diritti per il genere femminile, nell’Antico Egitto le cose erano assai differenti, e non si può non ricordare come l’ultimo Faraone della dinastia Tolemaica e ultimo Faraone in assoluto, Cleopatra Tea Filopatore, sia stata una donna.

Esistono tracce dei diritti femminili nell’antico Egitto a partire da quasi 5 millenni fa, nel 2970 avanti Cristo. Merneith fu la prima sovrana donna dello stato africano, prima consorte e poi reggente di un impero allora ai vertici dell’economia e del potere mondiale. Nel corso della storia dell’Antico Egitto furono diversi i tentativi di Damnatio Memoriae compiuti da Faraoni uomini a discapito delle donne, su tutti ricordiamo quello compiuto ai danni della Regina Hatshepsut, ma non vi fu mai una politica che escludesse le donne da ruoli di prestigio nella società, sia a livello laico sia a livello religioso. In molti identificano la fine dell’indipendenza femminile in Egitto con la morte della scienziata greca Ipazia, uccisa ad Alessandria da una folla di Cristiani nel 415 dopo Cristo, in seguito alla quale la mentalità costrittiva nei confronti del genere femminile divenne maggioritaria anche in Egitto.

Stele della tomba di Merneith da Umm el-Qa’ab, fotografia di Juan Lazaro condivisa con licenza CC BY 2.0 via Wikipedia:

Donne che hanno scritto la storia

Seshat era la divinità femminile di riferimento per gli scribi reali. Molte delle sue sacerdotesse erano scrittrici che servivano nobili e governanti. Oltre all’importante ruolo di documentatrici, sembra che tutte le donne nobili sapessero scrivere, una circostanza che potrebbe essere addirittura considerata più ampia grazie alle scritture trovate nella città di operai di Deir el-Medina, che suggeriscono come anche donne di altre classi sociali sapessero scrivere. Le mogli degli artisti della necropoli, ma anche di operai e altri lavoratori addetti alla manutenzione della Valle dei Re, erano solite scambiare lettere con i propri mariti, una diffusione della conoscenza orizzontale che risulterà praticamente unica per molti secoli a venire.

Seshat scolpita sul retro del trono della statua di Ramses II nel tempio di Amon a Luxor. Fotografia di Jon Bodsworth condivisa con licenza CC BY 1.0 via Wikipedia:

Non si conoscono le difficoltà che una donna dovesse affrontare per divenire scriba reale, il ruolo più prestigioso per uno scrittore dell’epoca, ma non ci sono indicazioni che facciano pensare che il percorso della donna potesse essere più complesso di quello di un uomo, il che suggerisce che le opportunità fossero simili, se non uguali. La prima scriba femminile nota risale ai tempi della VI dinastia. Idut venne menzionata nella Mastaba che apparteneva al visir Ihy, risalente alla V dinastia. Si trattò probabilmente di una figlia del faraone Unis.

Nella tomba TT390, situata ad El-Assasif all’interno della Necropoli di Tebe, fu sepolta una donna di nome Irtyrau. Era un’assistente principale della Divina Adoratrice di Amon, e grande scriba di Nitocris I, una figlia del faraone Psamtik I. Nitocris fu Divina Adoratrice di Amon dal 655 a.C. al giorno della morte, nel 585 aC., e il fatto che le fu dedicata una tomba fa intuire quale ruolo sociale essa potesse ricoprire.

Le donne Visir

Alcune donne nell’antico Egitto riuscivano a raggiungere addirittura il ruolo di Visir (il più alto funzionario a servizio del Faraone, una sorta di primo ministro odierno). Nonostante sia probabile che diverse donne riuscirono a ricoprire questo ruolo, di solo due di queste è giunta memoria al giorno d’oggi. La prima fu Nebet, visir durante il regno del Faraone Pepi I della VI dinastia, che era moglie di Khui, nobile di corte. Le figlie di Nebet e Khui erano Ankhesenpepi I e Ankhesenpepi II (di cui è stata ritrovata una statuetta poco tempo fa), che divennero a propria volta mogli di Pepi I. Nebet fu protagonista assoluta della vita politica Egiziana, e braccio destro di uno dei Faraoni più potenti della storia, che aveva scelto non solo una donna, ma addirittura la propri suocera come primo ministro (!).

Sotto, la statuetta di Ankhesenpepi II raffigurata con il figlio sulle gambe, il Faraone Pepi II:

Immagine via Wikipedia

La seconda Visir che la storia ricorda fu Cleopatra Tea Epifane, durante il regno di Tolomeo V che le fu marito, e di cui divenne Visir nel 187 a.C. Fu la prima delle “Cleopatra” d’Egitto (nome che significa “orgoglio del padre”), madre di Cleopatra II, Tolomeo VI e VIII.

Sotto, Cleopatra Tea Epifane, la seconda donna visir conosciuta:

Immagine via Wikimedia Commons – licenza CC BY-SA 2.0

Le guaritrici di Sekhmet

La medicina dell’antico Egitto era molto avanzata rispetto al mondo circostante, e la divinità di riferimento era Sekhmet, una donna. Le donne non ricoprivano solo il ruolo di ostetriche, ma furono sicuramente medici e autrici di interventi chirurgici. La prima medico-donna visse attorno al 2.700 a.C., fra la II e III dinastia. Il suo nome era Merit Ptah, di cui rimane traccia nella necropoli a gradoni di Saqqara creata da un altro famoso visir, medico e scienziato, Imhotep.

Sotto, la Piramide di Djoser a Saqqara:

Immagine via Wikimedia Commons – licenza CC BY-SA 3.0

Poco tempo dopo si ricorda un’altra donna medico di corte. Il suo nome era Peseshet, e visse durante la IV e la V dinastia, fra il 2.600 a.C. e il 2.300 a.C. circa. Peseshet era il medico di corte principale del regno, e viene ricordata grazie alla mastaba di suo figlio nei pressi di Giza, dove è stata trovata la sua tomba personale. Grazie ai documenti rinvenuti sappiamo che studiò a Sais, il principale centro medico del III millennio a.C., conosceva i documenti medici del passato e sapeva creare farmaci ed eseguire interventi chirurgici. Addirittura viene riportato che riuscì a guarire un cancro all’utero grazie ad una miscela di datteri freschi, foglie di alloro ed essenza di conchiglie.

Il medico Peseshet in un affresco:

Il beneficio dei diritti per le donne nella società

I ruoli delle donne nell’antico Egitto furono quindi molteplici, ed inclusero cariche politiche e sociali di primissimo livello, e non si trattò di una situazione estemporanea, ma di benefici assodati per diversi millenni. Nonostante questo, i protagonisti della storia egizia furono per la maggior parte uomini, e si ricordano solo alcune Regine/Faraone, fra le quali la sopracitata Hathepshut, Tiy, vissuta nel XIV secolo avanti Cristo, e Cleopatra, l’ultimo Faraone che perse la propria battaglia contro Ottaviano-Augusto di Roma. Anche grazie all’apporto delle donne, la società egiziana fu il faro della cultura e della scienza mondiale per almeno 3 millenni, una leadership assoluta che non sarà mai più replicata da nessun’altra società della storia.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...