“Yves era felice solo due volte l’anno, per le collezioni estate inverno” dice in un’intervista il compagno di vita di Yves Saint Laurent, Pierre Bergè. E presumibilmente lo era anche quando varcava il cancello del suo amato eden a Marrakech, Giardino Majorelle. “Un’oasi in cui i colori di Matisse si mescolano a quelli della natura”, dove le collezioni delle trecento specie di piante che lo compongono sembrano sfilare in passerella tra gli applausi delle persone accorse in visita. Cactus, bamboo, gelsomini, ninfee, cipressi, piante di noci di cocco, felci, agavi, bouganville, alberi esotici, lì a sciorinare la propria bellezza come ad una sfilata pret-a-porter. Un vero piacere per gli occhi.

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Ma all’interno di Majorelle ad essere in bella mostra non è solo il verde lussureggiante delle piante, ma anche il colore dei fiori. Infatti per l’icona di moda, “il profumo è fratello del respiro”. “Modelle” indiscusse sono le rose e i suoi roseti, considerati luoghi sacri. Tant’è vero che, dal 2008, le ceneri del famoso stilista riposano in pace in uno tra gli immacolati roseti di questo fiorente spazio.

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Ma facciamo un breve excursus: giardino Majorelle esiste da oltre un secolo anche se fu scoperto dallo stilista e dall’industriale Bergè nel 1966, durante il loro primo soggiorno nella cosiddetta “città rossa”. Fu amore a prima vista. Il creatore di moda non negò quanto quel piccolo universo sia sempre stato per lui fonte di grande ispirazione. Un luogo evocativo così forte, tanto da spingerlo, nel 1980, a comprare la proprietà, peraltro già aperta al pubblico dal 1947 per volere del pittore francese Jacques Majorelle. Un valido escamotage per sopperire alle spese di manutenzione del giardino e della casa.

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Chi è Jacques Majorelle? E’ l’anima fondatrice di questa riserva botanica situata in Rue Yves Saint Laurent a Marrakech, nei sobborghi della metropoli marocchina, città dai due volti, in cui tradizione e occidentalizzazione dialogano e si scontrano simultaneamente. All’interno del giardino è presente una casa, che di lì a poco sarebbe diventata l’abitazione dei Laurent, ribattezzata dalla coppia Oasi.

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Sembra paradossale: Yves odiava la moda ma amava lo stile. Quello di Laurent è infatti uno stile così unico nel proprio genere che affiora a tinte forti persino nel lussureggiante giardino africano dominato da due colori, il giallo e il blu. Tinte sui generis, che si fondono all’unisono creando un magico gioco di contrasti fino a dare vita ad un nuovo colore, l’indimenticabile blu Majorelle. Un blu oceanico quasi fluorescente. Infatti, le vivaci nuance che s’intersecano in questo giardino “impressionista” non sono date tanto dal colore dei fiori, quanto piuttosto dai diversi manufatti e dipinti che costellano gli stretti “défilé” dell’eden.

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Folto, oltre il numero di piante, anche il numero di visitatori – 700mila – che ogni anno si recano a Marrakech per visitare uno dei giardini più belli al mondo. Yves Saint Laurent non si ritenne un sarto ma un fabbricante di felicità. Sensazione che si percepisce anche fra le vie dello splendido Giardino Africano.

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Fonte immagini: Sara Cariglia e Wikipedia Italia

Sara Cariglia
Sara Cariglia

Scrivo perché mi da gioia. In fondo il mondo è ricco di storie, di momenti, di episodi, di contingenze che aspettano solo di essere scoperte e raccontate. Mi piace raccontare tra le righe, mi piace flirtare con la scrittura, mi piace leggere la gente. Quando la sfoglio con gli occhi prima di abbozzarla a parole è come se avessi l’impressione di dipingere su tela le loro emozioni. Talvolta le parole rimpiccioliscono i fatti e una delle mie principali responsabilità e far si che questo non accada. Ad oggi le mie ali sono la scrittura. Dico ad oggi, perché non è da molto tempo che ho scoperto e sviluppato questa mia attitudine. Una volta svelata, vi posso assicurare, è stato il volo più bello della mia vita, me ne sono “letteralmente” innamorata. Ormai è ufficiale ed ufficioso, l’arte scrittoria unitamente alla mia grande vocazione per studio e cultura sono i miei tre unici amanti.