Ci sono storie che fa quasi male raccontare, perché costringono a misurarci con gli abissi del disumano, ma sono spesso storie che è bene ricordare per sottrarle all’oblio, e per non dimenticare.

Una di esse parte da Foligno, negli anni Venti

Foligno era il paese di origine di Antonio Tucci, un paese che il giovane aveva lasciato per seguire una promettente carriera nella marina. Il mare l’aveva da sempre attratto irresistibilmente, sebbene fosse nato in una regione senza sbocchi sull’acqua. Era un semplice marinaio quando conobbe Bianca Prezioso, la ragazza destinata a diventare sua moglie e madre dei suoi figli.

La Signora Bianca con tre figli:

Una famiglia numerosa, la sua, come tante all’epoca, incoraggiate dalla politica sociale del fascismo che riconosceva, dal 1928, varie esenzioni fiscali – quali la priorità nell’assegnazione di alloggi popolari e altri significativi benefici – alle famiglie con molti figli. La propaganda a sostegno dell’incremento demografico, del resto, era stata per anni martellante al punto che, nel dicembre del 1933, vennero addirittura premiate con una visita nella capitale le 93 madri più prolifiche d’Italia. Erano donne che vantavano dai 14 ai 19 figli viventi, che furono ricevute dal Pontefice e poi da Mussolini, che le gratificò con un premio in denaro.

Nel corso del tempo la famiglia Tucci fu allietata dalla nascita di otto figli. Antonio, dal canto suo, aveva finalmente ottenuto una promozione, diventando capitano di marina. Sullo sfondo però correvano gli anni difficili della Seconda Guerra Mondiale, in cui il paese pativa il morso della fame e il terrore dei bombardamenti.

Nel 1944 gli eventi si erano avvicendati in modo incalzante: il 12 gennaio era iniziata la sanguinosa battaglia di Monte Cassino, dieci giorni dopo gli Alleati erano sbarcati ad Anzio e le rappresaglie naziste contro i partigiani e i civili ormai non si contavano più. Le stragi insanguinavano il Centro-Nord Italia, dall’eccidio di Montaldo a quello delle Fosse Ardeatine, dal Massacro dei Monti Tancia all’eccidio di Civitella di Val di Chiana.

Nel 1944 il capitano Tucci era di stanza a Livorno, ma la città costiera non gli sembrava sufficientemente sicura, e gli parve sensato spostare i suoi cari in un luogo meno pericoloso, possibilmente situato su un’altura, lontano dal fronte bellico. La scelta ricadde infine sulla Toscana, su di un piccolo borgo dell’Alta Versilia, Sant’Anna di Stazzema, un paradiso nascosto e silenzioso, difficile da raggiungere.

Eppure Sant’Anna rappresentava il luogo peggiore in cui trasferirsi

La Versilia in quel periodo costituiva infatti il fronte occidentale della Linea Gotica, ed un’intera divisione di Waffen-SS, braccio militare delle SS, era dislocata in zona, tra la foce del fiume Serchio e quella del Magra. La famiglia di Foligno trovò alloggio in una stanzetta della parrocchia, davanti alla piazza dove, di lì a poco, si sarebbe compiuto il suo destino fatale.

Le fotografie dei Fratellini Tucci:

L’atmosfera nel borgo, nonostante tutto, era però allegra, e i bambini fecero subito amicizia. C’erano molti sfollati e tanti coetanei con cui giocare, provenienti da diverse parti d’Italia, dalla Lombardia alla Campania, sospinti in quel remoto lembo di Toscana dall’avanzamento del fronte bellico e dagli incessanti bombardamenti anglo-americani. Poi sopraggiunse purtroppo l’estate, l’ultima di Sant’Anna di Stazzema.

All’alba di quel tragico 12 agosto del 1944 gran parte degli abitanti di Sant’Anna dormiva placidamente, mentre tre reparti di SS, guidati da alcuni fascisti travestiti da tedeschi, s’inerpicavano su di un sentiero ripido verso il paese ed un quarto chiudeva le vie di fuga. Avvistati i tedeschi, pensando ad un rastrellamento finalizzato alla deportazione in Germania, quasi tutti gli uomini fuggirono nei boschi circostanti. Vecchi, donne e bambini restarono invece nel paese, sentendosi al sicuro perché ovviamente innocenti. Ciò che accadde successivamente è stato riportato dai libri di storia, come “l’eccidio di Sant’Anna di Stazzema”, nel corso del quale furono trucidate 560 persone.

La più piccina, Anna, aveva appena venti giorni, e fu sepolta in una scatola per le bambole. Fu ucciso persino un “non nato”, un piccolo estratto con violenza dal ventre della madre che aveva le doglie che venne gettato su un tavolo, ancora legato al cordone ombelicale.

Sotto, come si legge dalla didascalia, le fotografie delle vittime minorenni della strage:

Il primo ad assistere alle raccappriccianti scene dello sterminio fu Elio Toaff, futuro rabbino capo di Roma, che diede testimonianza della strage. Insieme a Toaff c’erano il parroco Giuseppe Vangelisti e un’altra trentina di persone. Man mano che si avvicinavano a Sant’Anna, avvertivano l’odore acre della carne bruciata, insieme al fetore di putrefazione e di morte. Nella piazza del paese li attendeva una visione apocalittica: una massa di cadaveri, in larga parte sfigurati, ammucchiati l’uno sull’altro, giacevano al sole, una visione resa ancora più spaventosa dall’arrivo di un uomo disperato, dagli occhi allucinati.

Era Antonio Tucci. Era fuori di sé, gridava che gli avevano sterminato tutta la famiglia

«Lo tenni per la giacca ma non trovai le parole per confortarlo», annotò nelle sue memorie Don Vangelisti. Antonio non si riprese mai da quel giorno terribile in cui furono trucidati, insieme alla moglie Bianca, i figli Anna Maria di 18 anni, Luciana di 14, Eros di 13, Feliciano di 10, Maria Grazia di 8, Franca di 6, Carla di 3 e Maria, di soli 3 mesi. Nel 1953, non potendo continuare a soffrire, si tolse infine la vita. Riposa oggi nel cimitero di Foligno, mentre i suoi congiunti sono sepolti nel sacrario di Col Cava, a Sant’Anna di Stazzema.

Sotto, Gerhard Sommer, condannato all’ergastolo per la strage e ancora vivo nel 2017, non ha mai scontato un giorno di carcere per l’eccidio, ed è uno dei 9 Criminali Nazisti ancora a piede libero:

Sotto, il Monumento ossario di Sant’Anna di Stazzema:

A Foligno la sfortunata famiglia perita nell’eccidio è commemorata dalla “Croce della famiglia Tucci”, il pannello centrale in bronzo di una fontana a forma di clessidra, collocata in Piazza don Minzoni, che ricorda tristemente ai passanti come, in meno di un pugno di ore, si consumò uno dei più atroci crimini commessi ai danni della popolazione civile in Italia.

La lapide con alcuni nomi delle vittime:

Sotto, la temporanea fossa comune ricavata di fronte alla piazza del paese con la Chiesa:

Alcuni dei ricordi, rinvenuti nella piazza della Chiesa, delle vittime al Museo della Resistenza di Sant’Anna di Stazzema

Museo della Resistenza di Sant’Anna di Stazzema che ricorda la strage:

La fonte della immagini sono Ansa, Museo di Sant’Anna di Stazzema, e Wikipedia

Giovanna Potenza
Giovanna Potenza

Giovanna Potenza è una dottoressa di ricerca specializzata in Bioetica. Ha due lauree con lode, è autrice della monografia “Bioetica di inizio vita in Gran Bretagna” (Edizioni Accademiche Italiane, 2018) e ha vinto numerosi premi di narrativa. È uno spirito curioso del mondo che ama viaggiare e scrivere e che legge avidamente libri che riguardino il Rinascimento, l’Età Vittoriana, l’Arte e l’Antiquariato. Ha una casa ricca di oggetti antichi e di collezioni insolite, tra cui quella di fums up e di bambole d’epoca “Armand Marseille”.