I guerrieri Maori, prima di diventare famosi in tutto il mondo per la loro abilità con la palla ovale, furono protagonisti di epiche pagine della storia militare mondiale, impegnati durante la Seconda Guerra Mondiale in Grecia, Nord Africa e Italia. Dopo alcuni scontri con il loro battaglione, Erwin Rommel “La Volpe del Deserto”, affermò:

Datemi un battaglione di Maori e conquisterò il Mondo

Durante il secondo conflitto mondiale furono impegnati circa 3.600 uomini totali di etnia Maori, di cui ne furono feriti 1700 e ne morirono 649. Il loro sacrificio non è stato dimenticato, e il loro battaglione fu il più decorato al valore individuale di tutte le forze impegnate dalla Nuova Zelanda. Il popolo neozelandese riservò a questi volontari i più alti onori quando tornarono, e continua a ricordare i caduti con cerimonie e veglie funebri.

Danza-Maori-Aka

Come oggi tutti noi sappiamo, la performance artistica più conosciuta del popolo Maori è l’Haka, una danza che, nel caso di guerra, precede la battaglia. Le Haka vengono eseguite anche per differenti ragioni che esulano il contesto competitivo, come ad esempio come saluto di benvenuto ad ospiti illustri o in occasione di grandi eventi e funerali. Le Haka di guerra venivano svolte quindi prima dello scontro, per affermare la propria forza, abilità e disciplina e di conseguenza intimidire gli avversari.

Aka-dei-Maori

Il 28° Battaglione Maori fu organizzato prima del 1941 (anno dell’arrivo in Europa e in Africa), nel 1939. Il corpo fu realizzato reclutando i primi 750 volontari fra le tribù native, organizzati secondo le tradizionali leggi e scale gerarchiche delle Tribù. Sir Apirana Ngata iniziò a discutere alcune proposte per la formazione di un’unità militare composta da volontari Māori, simile al battaglione dei “Maori Pioneer” che aveva servito durante la Prima Guerra Mondiale.

La proposta fu favorita da due parlamentari del popolo Maori, Eruera Tirikatene e Paraire Paikea, e da loro con il sostegno dell’intera comunità, cui l’impiego in guerra era visto come un’opportunità per partecipare come cittadini dell’Impero britannico e far valere le proprie qualità di guerrieri. In un primo momento il governo della Nuova Zelanda si dimostrò titubante ma, il 4 ottobre del ’39, la proposta fu accettata.

Sotto, una parata militare del 28-esimo battaglione al Cairo, in Egitto

Parata-Maori-Al-Cairo

Il 28esimo battaglione fu dapprima inviato a difendere i confini Nord della Grecia, durante il Marzo del ’41, in previsione dell’invasione nazista della nazione ellenica, e ad Aprile fu deviato a Creta. Poco dopo i Maori furono impiegati in Egitto, sul fronte più “caldo” della guerra, sino ad arrivare nel 1943 a combattere la battaglia di El Alamein, entrando a Tripoli come secondo battaglione neozelandese il 23 Gennaio dello stesso anno.

Sotto: I soldati del Battaglione C eseguono una haka per il re di Grecia a Helwan, in Egitto, il 25 giugno 1941. Fonte: 28maoribattalion

Aka-Maori-Egitto

Nell’Ottobre del 1943 i Maori arrivarono in Italia, dove scrissero, insieme agli altri soldati alleati, alcune fra le più difficili pagine di storia della liberazione. Fra il Febbraio e l’Aprile del ’44 i Maori stupirono gli avversari ai piedi dell’altura di Montecassino, per poi procedere, durante l’estate, nell’avanzata verso Firenze degli alleati, protagonisti assoluti della liberazione di Empoli (fonte, articolo di Claudio Biscarini su “La Storia di Empoli”).

La storia del 28-esimo battaglione, delle sue imprese e delle implicazioni socio-politiche dell’impiego dei Maori durante la Seconda guerra è ben illustrata nel libro NgaTamaToa: The Prize of Citizenship.

Sotto lo spettacolo della Haka durante la finale della Coppa del Mondo di Rugby del 2011. Lo scenario, rispetto al’Egitto in guerra, è sicuramente più rilassato, ma i volti dei protagonisti non sono meno desiderosi di vittoria:

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...